Sinistra unita
UNIVERSITA’ POPOLARE ANTONIO GRAMSCI, di C. Gambini
SEMINARIO PERMANENTE “UN MONDO NUOVO: ISTITUZIONI OPERAIE E POPOLARI NELL’ITALIA POST UNITARIA”. Nota esplicativa
Per fornire ai potenziali frequentatori una prima idea dei nostri intenti, è stata redatta questa scheda sintetica, che traccia un “indice” di massima degli argomenti da affrontare:
Il corso dovrebbe svolgersi lungo due percorsi: il primo è relativo alle diverse forme che l’associazionismo operaio e popolare assume a partire dagli anni Ottanta del XIX secolo, con specifici approfondimenti su mutualità, cooperazione e resistenza, oltre che su realtà specifiche come ad esempio la Società Umanitaria. Lo scopo è quello di studiare i meccanismi di funzionamento di questi organismi e di ricostruire anche il dibattito che si svolge attorno ad essi, sia fuori sia all’interno del movimento operaio. Il secondo percorso dovrebbe invece affrontare il tema dell’istituzionalizzazione, ossia delle forme con cui si è realizzato il rapporto tra istituzioni operaie ed istituzioni pubbliche: per fare alcuni esempi, la nascita del Consiglio superiore del lavoro nel contesto della formazione degli organi consultivi del Governo; alcuni profili della legislazione sociale; il socialismo municipale; la cooperazione e gli investimenti pubblici.
Successivamente, sono stati approfonditi alcuni punti, nel presupposto che i temi elencati nella scheda debbano essere affrontati in più moduli e che, in particolare, il tema specifico del rapporto tra istituzioni pubbliche ed istituzioni del movimento operaio possa essere svolto il prossimo anno, dopo lo svolgimento della prima parte del corso. Pertanto di seguito si parlerà solo del primo modulo del corso.
Dal punto di vista organizzativo, il corso stesso dovrebbe avere inizio a novembre e concludersi ad aprile, prevedendo un incontro settimanale, di circa 90 minuti l’uno. In totale, avremmo pensato a 18-20 incontri, per un totale di 30 ore. Da settembre a novembre dovremmo tenere una serie di incontri preliminari con le persone che hanno manifestato l’intenzione di partecipare attivamente all’organizzazione di questo lavoro, che, considerata anche la sua articolazione temporale su almeno due anni, dovrebbe essere parte di un seminario permanente, ovvero, nell’ottica della costruzione dell’università popolare, di un soggetto collettivo promotore di studi e corsi su un determinato argomento (nel nostro caso, la storia del movimento operaio italiano nel periodo post unitario).
Nel merito, il corso dovrebbe essere ripartito in una parte più istituzionale, con due o più lezioni “frontali” dedicate al tema “storia d’Italia e storia del movimento operaio” con il fine di dare un inquadramento generale di problematiche che verranno poi approfondite in focus specifici. Avremmo pensato di articolare le lezioni su due periodi: 1880-1901, ovvero dalle prima manifestazioni del conflitto sociale alla svolta di fine secolo, con la formazione del governo Giolitti—Zanardelli; 1901-1914, fino allo scoppio della prima guerra mondiale che costituisce, per così dire, il termine finale della nostra ricerca. Saremmo interessati anche ad integrare la parte “istituzionale” con una o due lezioni sulla storia economica del periodo 1880-1914. Per lo svolgimento delle lezioni abbiamo la disponibilità di Claudio Gambini, di Giacomo Gabbuti (per la parte di storia economica) e di Valerio Strinati.
Una seconda parte del corso dovrebbe riguardare gli approfondimenti riguardanti l’organizzazione del movimento operaio nel periodo preso in considerazione. Al momento, l’idea sarebbe di prendere in esame tre questioni: l’organizzazione sindacale fondata sulle camere del lavoro (quindi a base territoriale o, come si dice spesso, “orizzontale”); l’organizzazione sindacale “verticale”, per federazioni di categoria; la cooperazione. Questi temi dovrebbero essere affrontati prendendo in esame sia il dibattito politico che si sviluppò su di essi tra le diverse correnti del movimento operaio e in seno al PSI, sia esaminando le modalità concrete con cui queste forme organizzative presero corpo nel periodo considerato. Del mutuo soccorso si parlerà con riferimento ai percorsi che portano alle prime forme di resistenza, così come credo che una specifica attenzione dovrà essere dedicata al processo di formazione della CGdL, che potrebbe essere inquadrata nell’ambito della riflessione sulla vicenda delle federazioni di categoria. Non escludiamo, tempo permettendo, un focus sulla Società Umanitaria.
Queste proposte sono emerse da conversazioni informali e scambi di email e ovviamente vanno prese come ipotesi da approfondire, modificare, anche radicalmente ed eventualmente rigettare (speriamo di no). L’importante è che da settembre a novembre ci si possa vedere con coloro che hanno dato la loro disponibilità e lavorare insieme a mettere a punto il corso e a costruire il nostro auditorio. Per il corso, riteniamo credibile aspirare a un minimo di 10-15 studenti.
Gli approfondimenti dovrebbero essere svolti in forma seminariale, con il coinvolgimento del maggior numero possibile di noi. Non escludiamo dei possibili contributi esterni, in forma, eventualmente, di lezione-conferenza: uno potrebbe essere chiesto al professor Fabio Fabbri (Roma 3), studioso della cooperazione; un altro al professor Paolo Mattera, autore di un bel libro sulle origini del riformismo sindacale.
Non sarebbe male, per quello che riguarda la bibliografia, cercare di lavorare sulle fonti dell’epoca. Addirittura, potremmo pensare di arrivare ad un esame di testi che porti ad edizioni “critiche” con introduzioni e note esplicative, da elaborare collettivamente e proporre ad un più vasto pubblico attraverso il sito internet attualmente in costruzione. Una proposta di bibliografia ragionata verrà comunque presentata alla prima riunione utile, da fissare nei primi giorni di settembre.
Referenti organizzativi sono:
Valerio Strinati; v.strinati19@gmail.com, cell. 3397091191.
Claudio Gambini; Claudio.gambini49@alice.it cell. 3284683817.
Claudio Gambini
Il 15 Luglio a Roma per la Casa per la Sinistra Unita del Municipio IX (locandina)
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I tre pilastri della sinistra, di M. M. Pascale
Relazione alla tavola rotonda “ricostruire la sinistra”, Civitavecchia, 5 luglio 2014
Libertà e giustizia sociale. Un vecchio enunciato di Sandro Pertini che ha scosso a suo tempo la politica italiana in maniera trasversale. Due parole semplici ma potenti. Libertà vuol dire poter disporre di se, poter essere ed esistere nel mondo. Aristotele diceva che era libero solo “chi possedeva almeno uno schiavo”. Spartaco rispose impugnando la spada contro i padroni. La libertà è anche un punto di vista. Non la si impara, la si costruisce. La libertà viene a noi attraverso l’autonomia economica che porta a poter soddisfare bisogni materiali e ci dà la possibilità di soddisfare i bisogni spirituali. Il lavoro diventa, da sintomo di schiavitù, simbolo di libertà. Avere un salario che porti un avanzo rispetto alle spese, poterlo gestire, vuol dire essere liberi.
Ma se solo alcuni sono liberi, la libertà esiste? La risposta è no. Esiste solo il sopruso. Per rendere possibile la libertà noi abbiamo bisogno dello strumento della giustizia sociale. Ogni uomo nasce libero, compito nostro, interpretando J. J. Rousseau, è quello di evitare che cada in catene. Pari opportunità di partenza, stimolo a chi resta indietro o parte svantaggiato, ma anche incentivazione dell’impegno e dei meriti. La giustizia sociale non è rendita di posizione, ma è la strada verso una società migliore.
Ecco quindi cos’è la sinistra. Da ognuno secondo le sue possibilità, a ciascuno secondo i suoi bisogni ed i suoi meriti. Ma forse non dovremmo neanche chiamarla più “sinistra”, nome che ci fa pensare, oggi, ad intellettuali prezzolati che di giorno predicano Marx e Gramsci e la sera parlano con Berlusconi per proporre il loro ultimo libro ad Einaudi o a Mondadori. Politici di professione, cacciatori di “contatti” che portino a scorciatoie per l’ascesa nei salotti che contano, conduttori televisivi dal ghigno cattivo più o meno radical chic, eroi di carta che parlano, parlano e basta, di camorra, godendosi lauti diritti d’autore. Sarebbe il caso di creare tra noi e tutta questa genia di parassiti una certa distanza e ripeto, provocando, forse un nome nuovo per i concetti espressi dalla forma storica che noi chiamiamo “sinistra” non sarebbe una cattiva idea.
Su questo ci penseremo.
Ma dato che noi siamo qui ed ora, mi preme pormi e porvi un interrogativo. Mi chiedo e vi chiedo,che fare a Civitavecchia? Francamente sono rimasto frastornato, dopo la vittoria dei 5 stelle, dal coro bipartisan che si levava dalle opposizioni, dentro e fuori l’aula consiliare, e che ripeteva, a mo’ di mantra “siamo collaborativi”. Ne comprendo, al limite, l’esigenza tattica, ma ci vedo anche una palese incapacità di lettura dei dati politici. I nostri rappresentanti credono di avere a che fare con un “nemico convenzionale”, che si combatte, vero, ma con cui si può anche dialogare, al limite fare la pace dopo la guerra, perché, in fondo, esistono valori comuni che possono portare a linee di azione condivise. Per fare un esempio: il social housing è stato ed è una preoccupazione sia della sinistra che del mondo cattolico e ambedue questi soggetti, nonostante le feroci battaglie combattute, hanno sempre collaborato per portare avanti progetti.
Eppure è evidente che con i 5 stelle non sia così. La vicenda di TVS, ad esempio, la dice lunga sul tema della difesa del lavoro e sulla sua irrilevanza nei disegni della “nuova politica”. Il comune di Civitavecchia non è stato neanche invitato al tavolo ministeriale che doveva discutere il problema. Gli altri comuni interessati si sono presentati lo stesso, con tanta faccia tosta, sbattendo i pugni sul tavolo. I nostri amministratori sono rimasti incollati alle loro poltrone, preferendo il “tavolo dei bambini” più piccolo, minoritario e destinato al fallimento.
Semplicemente per loro il lavoro non è un valore così importante. Lo si difende a tempo perso.
Pari opportunità? Giustizia sociale? Quando sento l’assessore al welfare dire che “i servizi sociali non sono ad personam” e che gli utenti “debbono recarsi in ufficio, riempire un modulo ed aspettare”, mi si gela il sangue nelle vene. I servizi sociali sono ad personam, ogni caso è diverso dall’altro e la data di presentazione delle domande non coincide mai con la gravità e con l’urgenza del caso. Una donna maltrattata, un bambino abusato, una famiglia cui è crollata la casa non possono sedersi ed aspettare il loro turno. Dietro alla visione burocratica si cela l’arroganza di chi vuole eliminare il bisogno dalla città, ma non perché vede un mondo migliore, non perché risolve il problema, ma semplicemente perché la vista dei bisognosi offende lo sguardo del piccolo borghese.
Meriti? Certo i 5 stelle hanno la qualità dei curricula e le competenze tra le loro parole d’ordine. Eppure guardiamo chi sono, questi meritevoli. Tra eletti, amministratori e delegati, l’unica loro dote, oggettivamente, è quello di aver votato e fatto campagna elettorale per loro. Marx li definirebbe, in blocco, senza mezzi termini, “studenti e giuocatori di biliardo”. Questo mentre le eccellenze, quelle vere, continuano ad andare ogni mattina verso Roma, dove vengono stritolate dal precariato.
Quali valori comuni possiamo avere noi, figli e nipoti della grande tradizione socialista, con loro? Loro ogni giorno demoliscono i tre pilastri della sinistra: libertà, giustizia sociale e merito. Loro hanno portato, in Italia e a Civitavecchia, un abbrutimento della politica, con la pratica quotidiana del linciaggio mediatico contro chiunque fosse in disaccordo. L’egemonia dell’urlo, il razzismo strisciante, evidentissimo nell’alleanza tra Grillo e Farage, che si estrinseca a Civitavecchia con il mitologema antisemita applicato ai cinesi.
La politica, per i 5 stelle, non è geometria, ma è degradata a luogo in cui si risolvono contraddizioni psicologiche di fondo.
Compagni, senza tanti giri di parole: vogliono la morte dei nostri valori. Vogliono, da un punto di vista politico, la nostra morte. Di fronte a questa evidenza vi domando, cosa dovremmo fare? Dovremmo “collaborare” oppure sarebbe lecito difendersi? La domanda è retorica, ovviamente. Dobbiamo difenderci con tutto quello che abbiamo a disposizione, coprendoci le spalle gli uni con gli altri. Quando si è nella stessa trincea la morte del compagno, per quanto antipatico possa essere, mi scopre il fianco. Io divento vulnerabile.
La sinistra, nella sua genesi storica, ha dimostrato ampiamente un fatto. Ogni qual volta c’è stato un soggetto che ha provato ad essere egemone sugli altri, si è sempre perso. Veltroni e la teoria dell’autosufficienza ne sono un esempio. La sinistra ha vinto, in Italia e a Civitavecchia, solo quando si è presentata unita. I più sofisticati, a questo punto, obietteranno impugnando la categoria di governabilità. D’accordo. Ma la politica non è solo amministrazione, bensì anche visione del mondo. Oltretutto la nostra carta costituzionale (che è sempre valida, finché non ne avremo un’altra) non cita la governabilità come valore, bensì la democrazia. Sono due cose profondamente diverse ed io, nel mio piccolo, preferisco la democrazia, quella dei padri fondatori, al vile dominio dell’amministratore di condominio.
Ma voglio anche farmi carico della categoria di governabilità, perché poi è pur sempre un governo (nazionale o locale) che deve agire per il raggiungimento degli obiettivi.
Come si governa, efficacemente, tutti insieme?
Dobbiamo tutti, senza eccezione, guarire dal berlusconismo, che ci ha contaminato negli ultimi anni. I partiti, anche se difendono “una parte” del corpo sociale, debbono svolgere alloro interno una dialettica tra diversi punti di vista. Non possiamo permetterci più partiti “padronali”, che rispondono ad un solo uomo o partiti “azienda” che difendono ciecamente gli interessi di una sola lobby. Questo deve essere un impegno condiviso e comune. Non possiamo permetterci di congelare la mobilità generazionale: chi ha fatto il suo tempo dia pure buoni consigli, ma si faccia di lato. Non possiamo permettere alla vanità personale, alle psicologie particolari, di governare i partiti. Non possiamo permetterci di essere schiavi dei voti, che sono importanti, certo, ma dobbiamo capire che in politica servono, in egual misura, tre cose: certamente i voti, ma anche le capacità organizzative e le capacità intellettuali.
Proprio per questo dobbiamo abbandonare lo schema perverso della dittatura degli eletti. La politica non può coincidere con la pura e semplice amministrazione.
Queste le mie considerazioni per ricostruire la sinistra. Il mio augurio e che si riparta qui, tutti insieme, per l’edificazione di una casa comune.
Mario Michele Pascale
Costruire le Case per la Sinistra Unita obiettivo della Lega dei Socialisti, di F. Bartolomei
Cari Compagni, questo risultato del PD di Renzi al 40% sancisce il punto di arrivo di una svolta centrista del baricentro politico del paese che caratterizzera’ per un lunghissimo il quadro di governo del paese . E’ un risultato che , unico caso in Europa, riassume in un solo partito ( con la sola appendice del NCD e dei minuscoli reduci Montiani) uno spazio elettorale pressoche’ coincidente con quello che sottende l’accordo del resto d’europa tra i Popolari , i Liberali , ed i Socialdemocratici . E’ un risultato che sancisce… la fine del bipolarismo imperfetto della II Republica , la fine della sinistra come componente di massa del nostro sistema politico , e la nascita di un sistema politico, garantito dalla riforma elettorale in cantiere , nuovamente imperniato su un blocco centrale di governo pressoche’ inamovibile . E’ un risultato che blinda la direzione politica del PD Renziano verso la ricostituzione di un blocco elettorale di natura tendenzialmente centrista- democratico , all’interno del quale si porta definitivamente a compimento la logica trasformazione dei vecchi diessini in una sua subalterna componente di ispirazione simil – blairiana , priva di autonomia politica e culturale. Questo nuovo blocco di governo si muovera’ nel solco di una gestione moderata del paese secondo i dettami della nuova gestione dell’economia occidentale , impostata in modo probabilmente piu’ flessibile dalle nuove autorita’ monetarie europee ed internazionali , in cui Draghi rappresenta il piu’ intelligente punto di congiunzione tra le necessita’ del sistema bancario internazionale e le esigenze di governo delle economie avanzate . I Socialisti Italiani in tutto cio’ cesseranno di esistere come soggetto autonomo, rendendo esplicita quella loro attitudine alla collateralita’ che ne ha caratterizzato il ruolo in tutta la II repubblica , purtroppo da ben prima che Nencini facesse di necessita’ virtu’ coprendosi con la copertina , per la verita ‘ sempre piu’ logora , della nostra appartenenza al PSE . Non a caso Il risultato dei candidati Socialisti nella lista del PD e’ stato disastroso , come prevedibile . L’unica nota lieta e’ il raggiungimento del quorum della lista Tsipras, alla quale questo risultato elettorale complessivo affida compiti molto piu’ grandi delle sue attuali spalle . Per noi della Sinistra Socialista questo risultato costituisce uno stimolo in piu’ a continuare nel nostro disegno di costruire una nuova forza Socialista alternativa al PD , riunendo a partire dai territori i Socialisti e tutte le forze che hanno contribuito al buon risultato della lista Tsipras . Le” Case per la Sinistra Unita “, trasformate in un progetto di aggregazione nazionale e non piu’ solo un esperimento romano , allo stato attuale sono lo strumento concreto che possiamo attivare per tentare di arrivare alla costituente della nuova forza della sinistra . La costituzione di una nuova sogettivita’ politica a sinistra del PD e’ in effetti un processo molto complesso che necessita’ di una omogeneita’ politica ancora tutta da costruire , e che non puo’ essere affidato solo ai diversi e conflittuali gruppi dirigenti sopravvissuti alla sconfitta della vecchia Rifondazione , ma necessita’ della presenza primaria e centrale di una forte componente Socialista . Inoltre SeL, come gia’ fatto altre volte , con la posizione di ieri di fatto si e’ sottratta per ora , per salvaguardare la sua unita’ interna , al processo costituente , le forze della ex rifondazione da sole non bastano a far decollare un progetto del genere, e lo stesso Tsipras , ovviamente , non potra’ entrare nei processi di politica interna italiana , e sopratutto avra’ bisogno di un buon accordo con Renzi, utile alla sua politica di avvicinamento al governo greco . Un processo costituente a sinistra fondato su un rapporto esclusivo tra Rifondazione e Sel, oltre a rischiare di non nascere nell’immediato , darebbe comunque un respiro corto ad una operazione di ricostruzione della sinistra italiana che dovrebbe avere una ben piu’ ampia portata, per cui noi Socialisti se non assumiamo una forte iniziativa per condizionare la qualita’ e la pluralita’ di tutto questo processo rischieremmo seriamente di rimanere in mezzo ad un guado , tra una sinistra ufficiale fagocitata in toto da Renzi , ed una riedizione in piccolo della originaria Rifondazione , riproducendo quella stessa situazione che si sarebbe creata se avessimo aderito alle scorse elezioni politiche alla lista Ingroia , che riuscimmo ad evitare a caro prezzo interno solo utilizzando una nostra candidatura Socialista alle regionali del Lazio , ed azzeccando le previsioni politiche sulla sconfitta di Bersani . Le “Case per la Sinistra Unita’” costituiscono in questo senso un momento di aggregazione dalla base , aperta ed unitaria , tra i compagni appartenenti a diverse componenti politiche della sinistra che si riconoscono in questo disegno di fondo, che si pone l’obiettivo di costruire un tessuto nuovo di rapporti politici ed organizzativi su cui innestare il futuro processo costituente nazionale , anticipandone dal basso il lavoro di elaborazione politica e di costruzione organizzativa diffusa sul territorio. Tutto questo mentre nel PSI , di fatto ormai morto come soggetto politico reale , ci sara’ poco da fare in questi prossimi tre anni , in cui Nencini ,come fatto gia’ in passato, simulera’ una ripresa di autonomia fasulla , che cancellera’ alle prossime politiche tornando nelle liste PD ( ora divenuto PSE ) , se non addirittura fin dalle prossime regionali laddove il Partito e’ troppo debole per fare la lista da solo. Purtroppo per noi oggi un margine per ricostruire un quadro come quello del congresso di Venezia ,migliorando le nostre posizioni interne nel Partito , non c’e piu’ , perche’ l’adesione al PSE di Renzi , ed il suo successivo successo elettorale ,consolidano la posizione di Nencini , in un partito retto da amministratori , politici professionisti , molto furbi nella tutela del loro staus , nel quale la passione vera per l’autonomia e l’identita’ socialista e’ solo un giocattolino buono per i pochi militanti in buona fede rimasti , che si fanno gabbare da Nencini ad ogni suo alito minuscolo di iniziativa politica. Inoltre il vecchio e radicato sub strato culturale dell’anticomunismo Craxiano permane duro a morire bloccando ogni nostro tentativo di forzare sulla costituente a sinistra , per cui l’unico nostro attacco che potrebbe trovare consensi puo’ avvenire solo su una posizione rigorosamente identitaria , come avvenuto all’ultimo CN , che in ogni caso non e’ la nostra , e che comunque ci porterebbe fuori dal nostro progetto di fondo . La linea della autonomia Socialista infatti , ancor piu’ alla luce della vittoria elettorale di Renzi , finirebbe alla prova dei fatti per riportare il Partito , per stato di necessita’ , come gia’ avvenuto alle politiche ed alle primarie del 2012/ 2013 con la non presentazione di un socialista , ad un nuovo ingresso nelle liste del PD alle prossime elezioni politiche. Tra l’altro in Direzione tutti i compagni tradizionalmente sostenitori di posizionifortemente identitarie si sono astenuti proprio perche’ non hanno ragioni frontali di opposizione al rapporto con il PD, ritenendo la sua adesione finale al PSE un passo determinante sul terreno di una appartenenza che ritengono condizione prima per qualsiasi atto politico . Questo e’ il quadro esistente, e questo spiega la mia personale volonta’ smettere di inseguire Nencini in una marcatura defatigante sul suo terreno ,che qualche denigratore, per ritagliare scientificamente per se ‘ , o per la sua organizzazione , uno spazio sulla nostra pelle, scambia in modo interessato per cedimento nella contrapposizione interna alla linea della segreteria Nencini , figuriamoci poi di fronte ad una proposta come quella di estendere il patto federativo con il PD alle realta’ territoriali , che riproduce su tutta Italia l’esempio autodistruttivo delle regionali Piemontesi e del risultato debolissimo dei 4 socialisti nella lista del PD alle europee. Pur di fronte alla confusione del quadro di riferimento nel quale siamo costretti ad agire restiamo ,comunque ,sempre piu’ convinti di due cose : 1) Che Lo schema dei riferimenti politici europei non puo’ essere risolto per i Socialisti nella dialettica PSE -PPE , a maggior ragione dopo il voto di Francia Italia e Grecia , ed il compito della Sinistra Socialista deve essere quello di costruire con tutta la Sinistra Socialista Europea, ormai parimente appartenente ad entrambi gli schieramenti esistenti , PSE e GUE , un tessuto unitario attorno ad una comune progetto di riforma degli assetti economici ed istituzionali dell’Unione . 2) Che solo da una ridefinizione del rapporto tra Comunisti e Socialisti , che porti ad una loro nuova comune soggettivita’ politica sulla base di un ripensamento critico delle loro rispettive esperienze , puo’ rinascere la sinistra nel nostro paese , ne’ piu’ ne’ meno come gia’ avvenuto in Francia , Grecia , e Germania, sulla base di una acquisizione chiara della consapevolezza che solo un impostazione fondata sull’impianto politico e teorico del Socialismo di Sinistra , italiano ed europeo , puo’ consentire la ricostruzione di una nuova forza politica a sinistra del PD sufficentemente rappresentativa e credibile . Per questo riteniamo che le ” Case per la Sinistra unita ” possano essere un primo progetto concreto , e realizzabile nell’immediato , per lavorare a questo grande disegno di rinascita della Sinistra , in Italia ed in Europa , ed alla luce delle difficolta’ esistenti siano , di fatto , l’unico tentativo serio di far vivere un progetto del genere attraverso un rapporto unitario , diretto e nuovo, tra diverse componenti di provenienza Socialista e Comunista.
Franco Bartolomei
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