Curdi

Perché l’UE non riesce a condannare credibilmente Erdogan. di P. P. Caserta

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Pier Paolo Caserta

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L’UE ha, semplicemente, un enorme problema di credibilità. Se non riesce a fare la voce grossa contro la Turchia è perché in Siria, per sette lunghi anni, e per altro non solo in Siria, le potenze europee (in mancanza di una Europa politica continuo a parlare di potenze) hanno fatto sotto insegne democratiche, o lasciato che si facesse, molto di non dissimile da quello che sta ora facendo il dittatore Erdogan. Non ci vuole molto a capirlo. Basterebbe leggere le principali linee geopolitiche della guerra di Siria dissipando la propaganda neoilluminista dei sacri valori dell’Occidente sotto attacco che ci è stata propinata per anni. Valori talmente saldi, infatti, da allearsi con l’Arabia saudita, alleato strategico nella regione degli Stati Uniti prima e della Francia poi e partner commerciale privilegiato per non pochi altri Paesi europei. La natura di tali traffici dovrebbe, per altro, essere nota, solo per chiudere rapidamente il cerchio di una narrazione che fa acqua da tutte le parti.

Nella guerra di Siria, tanto per cominciare, Francia e Stati Uniti sono stati alleati con l’Arabia Saudita (e con altre monarchie del Golfo), cioè con uno dei peggiori regimi integralisti al mondo, proprio mentre fingevano di combattere il Daesh (Isis) per una rigorosa e vitale crociata di principio. Nel 2016 Bin Nayef, ministro dell’Interno dell’Arabia Saudita, ricevette la Legion d’Onore, il più alto riconoscimento della Repubblica francese, direttamente dalle mani del presidente Francois Hollande. Quel Bin Nayef, in quanto ministro dell’Interno, chiamato direttamente in causa dalle esecuzioni capitali in pubblica piazza nei confronti di dissidenti abituali in Arabia Saudita. Da dove vogliamo cominciare a parlare di credibilità e rispetto dei diritti umani?

Durante la guerra siriana, la coalizione a guida franco-americana ha eseguito sistematicamente raid aerei indiscriminati che hanno falcidiato innumerevoli vite di civili. Il 21 luglio del 2016, per esempio, un raid aereo condotto dall’aviazione statunitense, nei pressi di Manbij, nel nord della Siria, costò la vita ad almeno 100 civili, tra i quali erano 35 bambini.
La coalizione a guida franco-americana ha dimostrato, ancora una volta, un elevato disprezzo nei confronti del diritto internazionale umanitario, che impone la protezione dei civili nei conflitti.

È uno scandalo se la Turchia spara sulle ambulanze, ma non era una scandalo quando gli Stati Uniti, nell’ottobre del 2015, in Afghanistan, bombardavano “accidentalmente” una clinica sostenuta da Medici Senza Frontiere causando 50 morti, tra i quali molti bambini? Nell’ottobre 2016, ad Aleppo, le forze siriane e russe bombardarono quattro ospedali nel giro di 24 ore (fonti MSF). La popolazione civile di Aleppo venne condannata ad una immane mattanza dal cinismo e dell’incapacità di Stati Uniti e Russia di trovare un accordo che evitasse la catastrofe umanitaria. Aleppo è il nome di una tragica ingiustizia che l’Occidente ha tollerato e permesso, e quella del popolo curdo rischia di essere la prossima.

Dopo di che, verso Erdogan cosa volete che esca fuori dalla voce dell’Ue se non un oibò, cattivello cattivone, così non si fa.
Dopo tutto lo stillicidio della lunga e non conclusa guerra di Siria, dopo che l’informazione ci ha incessantemente martellato la narrazione, falsa e incompleta (e falsa perché incompleta) secondo cui l’Occidente era sotto attacco e doveva rispondere e sradicare il cancro dell’Isis, io continuo a ripetere, perché incredibilmente si trova ancora quasi sempre il modo di non dirlo, che l’insensata e costosissima guerra, la prima fase della guerra di Siria (che non ha mai davvero avuto come obiettivo primario quello di sconfiggere il Daesh) durata dal 2011 al 2018, è stata PERSA. Il vincitore è Putin con l’Iran suo alleato. E, difatti, da circa un anno a questa parte Francia, Stati Uniti, Arabia Saudita e gli altri loro alleati sono sistematicamente esclusi da tutti i vertici che dovrebbero decidere del futuro assetto della regione. È quello che succede a chi le guerre le perde. Si tratta di vertici a tre, il terzo ad avervi preso parte con costanza è Erdogan. Il posizionamento della Turchia nel conflitto è stato per altro nulla affatto lineare e coerente. Membro Nato e quindi inizialmente nello schieramento franco-americano, poi passata di fatto nel fronte russo-iraniano a conflitto vicino alla conclusione. Prima della recente ripresa dovuta proprio all’iniziativa turca.

Penso che se l’UE volesse davvero recuperare un briciolo di credibilità dovrebbe fare alcune cose. Tanto per cominciare si dovrebbe raccontare la verità sulla guerra di Siria all’opinione pubblica europea turlupinata senza ritegno per anni da tutta l’informazione mainstream. Si dovrebbe dire qualcosa di più onesto sulle enormi responsabilità nell’interminabile guerra di Siria, combattuta con inutile ostinazione, con esorbitante sforzo propagandistico, con disprezzo del diritto umanitario internazionale e delle vite dei civili, e persa.
Il dramma, il peccato originale, è la mancanza di un’Europa politica; in assenza della quale ciascuna delle potenze europee ha fatto la guerra “contro lo Stato Islamico” perseguendo propri interessi e con diversi livelli di coinvolgimento: la Francia con gli Stati Uniti, Regno Unito, Canada e Australia, in prima linea; Belgio, Danimarca, Paesi Bassi, Germania, Italia, tra gli altri, dietro in posizione via via più defilata o di supporto logistico. Se economicamente l’UE è la Germania, militarmente è la Francia. Le nazioni belligeranti che hanno bombardato direttamente postazioni del Daesh hanno subito, in risposta, attentati terroristici nel cuore delle loro città, in Europa (e non solo), nella logica di quello che è stato un conflitto combattuto su due teatri di guerra, il Medio Oriente e le capitali occidentali. Sia qui che lì, a farne le spese, molti civili.

I giocatori della nazionale turca di calcio che durante l’inno fanno il saluto militare gradito ad Erdogan eseguono un copione del rapporto tra dittatura e sport, un gesto a metà tra la spontanea sottomissione e l’esercizio subito di un autoritarismo intimidatorio. Ciò non toglie che, lo sospetto, parte dell’opinione pubblica “progressista” che oggi si indigna per quel gesto abbia girato la testa dall’altra parte quando lo scriteriato coinvolgimento dell’Occidente nella guerra di Siria ha causato prolungate e atroci sofferenze, o forse lo ha persino sostenuto. Non può credibilmente indignarsi per i curdi, purtroppo, la coscienza europea che non ha mai fatto una piega per una cinica carneficina venduta come difesa dei valori fondativi dell’Occidente.

Pier Paolo Caserta