destra ultra nazionalista

Fascisti sulla Terra. di G. Polo

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Sono partiti in duemila da piazza del Popolo a Corso d’Italia. Camminando con calma, in corteo, alla testa Roberto Fiore e Giuliano Castellino, i capi di Forza Nuova. Fascisti pregiudicati. Nessuno li ha fermati. In mezz’ora sono arrivati alla sede nazionale della Cgil – passando accanto a un paio di blindati delle forze dell’ordine – hanno sfondato le porte del sindacato, iniziando a rompere tutto. Un manipolo di carabinieri li guardava, lasciando fare. Coerenti con il motto del “noi tireremo dritto” hanno imboccato il corridoio di fronte all’ingresso, sono entrati nelle stanze dei redattori della casa editrice sindacale e hanno fatto l’unica cosa che sanno fare e che hanno sempre fatto, cent’anni fa come oggi: sfasciare ogni cosa, computer e scaffali, libri e quadri, scrivanie e sedie, trasformando il lavoro in macerie. Dalla Questura, nessuna reazione. Qualcuno è salito al quarto piano, voleva bruciare la porta dell’ufficio di Maurizio Landini. Un poliziotto infiltrato tra loro li ha convinti a lasciar perdere. Dopo quaranta minuti sono usciti, imboccando la strada per Palazzo Chigi con l’intenzione di farne una romana Capitol Hill. Lì sono stati fermati. A fatica, con i Palazzi del potere sotto assedio. Dicono che il centro della città era troppo intasato per permettere alla polizia d’intervenire rapidamente. Loro, invece, si sono mossi senza problemi. E nemmeno correndo, per ore. Forse Salvini qualche eredità al Viminale l’ha lasciata. Gridavano “libertà, libertà”, ed erano migliaia. I fascisti in testa, gli altri dietro. Gli “altri” chi? “Noi siamo il popolo”, scandivano. E certamente un pezzo di popolo sono. Quello che concepisce la libertà come una proprietà personale, di cui non deve rispondere a nessuno; soprattutto, di chi non la coniuga con la responsabilità, con il dovere di vivere insieme agli altri: “mi faccio gli affari miei”, nessuna interferenza. Egoismo assoluto. Radicato nella storia italiana dei sudditi mai cittadini, stimolato dal plebiscitarismo, eccitato dal sospetto per tutto ciò che è estraneo o che turba la “comunità degli atomi solitari”, un forestiero come un vaccino. La natura profonda della destra. In “basso” è la paura di perdersi negli altri cui si reagisce cercando di spaventare tutti gli altri. In “alto” è la demagogia populista o lo squadrismo fascista che trovano consenso e rappresentanza. In “mezzo” il lavoro come luogo dello scontro, perché è lì che si definisce la cittadinanza, anche dei tanti lavoratori che non si vogliono vaccinare.Ed è su questo che ci si batte, su questo si gioca la Costituzione, materiale e formale. Non un retorico dibattito sui “nostalgici”: la discrimine non è essere figli o meno del Ventennio, il punto di demarcazione è il fascismo di oggi. Quello in idee e azioni, in carne e ossa.

Gabriele Polo

pubblicato su Ytali.com

Le premesse delle sardine. di P. P. Caserta

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In assenza di una forte attenzione ai temi del conflitto, del Lavoro, della questione sociale, il semplice anti-populismo qualifica una (pseudo)sinistra elitista, non una sinistra popolare.

Quando si parla di movimenti e del loro retroterra ideologico-culturale, tendo a dare molta importanza alle logiche iniziali. Questo vale in modo particolare per i movimenti post-ideologici. Metterne in parentesi l’analisi perché si suppone che sia “troppo presto per esprimere un giudizio” frena e ritarda la comprensione, prolungando illusioni e rivelando la vera, sebbene spesso involontaria, funzione di questa cautela, quella di predisporre un efficace dispositivo a protezione della conservazione. Nel caso delle sardine, la conservazione assume la forma della piena organicità alla polarizzazione populista-elitista del dibattito politico, usando l’antisalvinismo come elemento di giustificazione.

Da quando il movimento delle sardine è apparso sulla scena, alcuni, tra quanti lo hanno incoraggiato o difeso, hanno fatto passare che criticarlo significasse automaticamente fare dietrologia. È un’associazione di idee ruvida e dualistica e forse oggi lo si può capire meglio. Un conto è mettere in guardia dal complottismo (in questo caso: dietro alla sardine c’è / ci sono / sono manovrate da…), sempre perniciosissimo, altro è la clamorosa ingenuità della lettura dei movimenti “spontanei”. Qui ci vuole una misura tra dietrologia e totale ingenuità! Certo, esiste un livello spontaneo dei movimenti, ma c’è anche il livello della leadership che incanala un movimento fatto, in parte e specialmente all’origine, di pulsioni e di istanze spontanee o largamente condivise. E può, in questo senso, plasmarlo, proprio nel momento iniziale in cui un movimento è duttile e assomma al suo interno potenzialità molteplici. Inoltre, le dinamiche tra la leadership e la base o la piazza, i meccanismi di partecipazione e di decisione, le eventuali cinghie intermedie di trasmissione, vanno analizzati. È un lavoro che va fatto seriamente, come sempre a debita distanza sia dalla demonizzazione che dall’esaltazione acritica. Cosi, non ho mai inteso parlare di quello che c’e “dietro” alle sardine e nemmeno di cosa abbiano davanti; bensì, tanto per cominciare, dei sei punti del “programma”, che equivalevano più o meno a dire: “Signori, quando fate macelleria sociale, non mettetevi le dita nel naso!” Inoltre, al di là del merito delle questioni, quella piattaforma programmatica fu decisa da chi? Da quanti? Secondo quale metodo? La “piazza”, la base, è stata coinvolta? Sono stati posti in essere meccanismi decisionali in qualche modo larghi, partecipativi, inclusivi? A me non pare.  

Non c’è dubbio che i movimenti abbiano bisogno di tempo per essere giudicati, devono decantare. E non è mai saggio disprezzare una mobilitazione estesa. Dialogare, piuttosto, almeno fintanto che appare possibile e utile.  È lecito, però, esprimersi sulle premesse e io penso che già molte riserve fossero fondate. Santori aveva precisato subito che non ha (lui? il movimento?) “posizioni politiche” perché “svolge il ruolo di anticorpi”. Un movimento che si pensa “non politico”, di che tipo di anticorpi può essere portatore? Si recepisce pienamente il terreno della spoliticizzazione, che è la vera malattia, più del “sovranismo” di destra, perché questo può essere spiegato come uno degli effetti di quella, non il contrario. Santori proseguiva: “c’è un progetto di centro-sinistra molto ampio” e ancora “c’è il PD”, per essere chiari su un esito a quel punto quanto mai ovvio. Si poteva già dire, allora: non ci siamo.

Ad essere fallimentare è, a mio avviso, la piattaforma dell’anti-salvinismo e del contrasto al populismo. Per mesi abbiamo assistito a questo, il nuovo governo è nato bagnato da questa benedizione: essere contro Salvini è diventato elemento sufficiente di nobilitazione politica, anche per personaggi più che discutibili e non esclusi quanti lo avevano vergognosamente sostenuto fino al giorno prima. Si sono dispensate patenti di legittimazione democratica a buon mercato. Nella costruzione di una alternativa politica seria, e sempre con l’obiettivo di una sinistra autonoma e terza, che è il mio orizzonte di riferimento, il problema che avverto come il maggiore al momento è questo: l’anti-salvinismo non basta e non può bastare, non dovrebbe nemmeno essere, propriamente, il fulcro di un progetto che, in tal caso, dimostra immediatamente di non avere alcuna proiezione. Anche perché, se si accettasse questa piattaforma riduttiva (contro il populismo, contro il “sovranismo” ecc.) si amputerebbe il problema della sua complessità.  La destra ultra-nazionalista (preferisco evitare il termine “sovranismo” perché ambiguo, ma ora su questo non mi addentro) è, per conto mio, soltanto la metà del problema. L’altra metà è il contrasto all’egemonia neo /ordo-liberista, rispetto alla quale la destra ultra-nazionalista è in una posizione falsamente antagonista.

Sappiamo che il terreno di possibilità sul quale la destra ultra-nazionalista prospera è rappresentato dalle politiche anti-sociali del neoliberismo globalista e mercatista. Separare queste due metà del problema non mi trova d’accordo e penso di sapere anche a cosa porti: ancora una volta alla difesa del sistema, alla conservazione mal travestita da rivoluzione. Illudendosi che il problema sia soltanto la destra ultra-nazionalista (quello che molti chiamano, secondo me impropriamente, sovranismo) si taglia a metà il quadro e si finisce, inevitabilmente, per trovarsi imbarcati insieme a quelli che sono, per noi, non di meno avversari, cioè quelli che hanno applicato tutte le deleterie ricette del neoliberismo e dell’austerity: appunto il PD, il “centrosinistra ampio”. Alle sardine bisogna allora chiedere se “oltre l’anti-salvinismo c’è di più”, ma io credo che già non partivamo affatto bene.  Se, poi, i leader delle sardine corrono all’abbraccio con i Benetton, bisogna sorprendersi? Se vanno ad aprire Amici di Maria De Filippi, bisogna sorprendersi? Forse ci sarebbe stato da sorprendersi del contrario. Ebbene sì, noi ve lo avevamo detto. Perché le sardine, se guardiamo alle premesse e ai leader, sono proprio Benetton+Amici. È una sintesi che non manca di nulla: politica elitista per le masse. Ovviamente il problema di fondo non sono le sardine ma la mancanza dell’alternativa. Ma anche le speranze mal riposte non aiutano.

Pier Paolo Caserta