coppie omosessuali

Alma, il socialismo e le Unioni civili, di M. Foroni

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Era il lontano 1988. E in quell’anno fu presentata per la prima volta una proposta di legge per regolamentare le “Famiglie di fatto”. Sono passati quasi trenta anni da quella preziosa iniziativa di un deputato, e la ricordo ancora bene. E quel deputato era una donna, una socialista, una compagna straordinaria e il suo nome era Agata Alma Cappiello.
Dopo un approfondito dibattito con varie associazioni e l’Arcigay, Alma presentò la Proposita di legge (PdL N. 2340, Disciplina della famiglia di fatto, 12 febbraio 1988) per il riconoscimento delle convivenze tra “persone”. La Proposta di Legge non venne mai calendarizzati tra i lavori del Parlamento.
La proposta di Alma, che ebbe ampia risonanza sulla stampa (che con una semplificazione giornalistica parlò di “matrimonio di serie b”), mirava a riconoscere i diritti della famiglia di fatto anche alle coppie omosessuali.
Una Proposta di Legge che nei contenuti anticipava le sentenze della Corte Costituzionale (Sentenza 138/2010) e della Corte di Cassazione (Sentenza n. 4184/2012, depositata il 15 marzo 2012) nel riconoscere “ per formazione sociale (art. 2 Costituzione) ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico. In tale nozione è da annoverare anche l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri”.
Brillante avvocato milanese, ma di origini napoletane, Alma non dimenticò mai la vera essenza del socialismo, quella fatta dai diritti civili, in particolare per le donne e per le minoranze, come la comunità lgbt.
Alma non c’è più ormai da dieci anni, ci ha lasciato troppo presto ancora giovane a soli cinquantotto anni, dopo essere transitata nel centrosinistra, dove sperava di poter condurre ancora le sue battaglie per i diritti civili.
Nel 1988, quasi trenta anni fa, c’era una donna nella politica capace di pensare a due uomini che convivono come una “famiglia di fatto”. Una donna di una bellezza stordente, di una bravura e con una passione politica unica, che ho conosciuto e che ricordo con affetto e ammirazione. Agata Alma Cappiello, pasionaria socialista.
Marco Foroni
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I clerico fascisti, i grillini e la violazione dei Diritti umani, di M. Foroni

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Nel mentre in molti si dilettano in questi giorni a commentare, a discutere, e a scaricarsi gli uni verso gli altri le responsabilità sulla mancata approvazione della legge sulla regolamentazione delle Unioni civili, è sempre utile ricordarci e a ricordare ai parlamentari (tutti) che mentre loro giocano su questioni di potere e di regolamenti, umiliano aspetti giuridico-etici che riguardano la vita di milioni di persone. E non solo.
Perché anche se loro (tutti), i parlamentari della Repubblica (eletti con una legge incostituzionale, giova ricordarlo) fanno finta di non sapere, l’Italia deve introdurre il riconoscimento legale per le coppie dello stesso sesso. E semplicemente perché lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo. Nella scorsa estate, infatti, i giudici di Strasburgo hanno condannato l’Italia per la violazione dei diritti di tre coppie omosessuali (Case of Oliari and Others v. Italy, (Applications nos. 18766/11 and 36030/11, 21 July 2015).
Nel dettaglio, giova sapere che la Corte ha condannato l’Italia per violazione dell’articolo 8 della Convenzione dei diritti dell’uomo, quello sul “diritto al rispetto della vita familiare e privata”. Il giudizio è stato emesso all’unanimità nell’ambito del caso sollevato da Oliari e altri contro l’Italia. Nella motivazione, tra l’altro, si legge: “La Corte ha considerato che la tutela legale attualmente disponibile in Italia per le coppie omosessuali non solo fallisce nel provvedere ai bisogni chiave di una coppia impegnata in una relazione stabile, ma non è nemmeno sufficientemente affidabile; un’unione civile o una partnership registrata sarebbe il modo più adeguato per riconoscere legalmente le coppie dello stesso sesso“.
La sentenza della Corte arrivò dopo diverse determinazioni del Parlamento europeo in materia, l’ultima del 9 giugno 2015, quando è stata approvata (con 341 voti favorevoli, 281 contrari e 81 astensioni) una Relazione in cui si chiede di riconoscere i diritti delle famiglie gay, dove il Parlamento stesso “prende atto dell’evolversi della definizione di famiglia” (Rapporto sull’uguaglianza di genere in Europa)
La Corte ha condannato lo Stato italiano al risarcimento per ognuno dei ricorrenti 5 mila euro per danni morali. La Corte ha sottolineato, inoltre, che tra i Paesi membri del Consiglio d’Europa c’è la tendenza a riconoscere i matrimoni omosessuali, con 25 su 47 stati che hanno adottato una legislazione in tal senso, e ha ricordato che la Corte Costituzionale italiana ha invitato ripetutamente a creare una protezione legale anche in Italia.
E in effetti, le sentenze della Corte Costituzionale (Sentenza 138/2010) e della Corte di Cassazione (Sentenza n. 4184/2012, depositata il 15 marzo 2012) riconoscono “per formazione sociale (art. 2 Costituzione) ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico. In tale nozione è da annoverare anche l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri”.
Fuori dalla Costituzione della Repubblica e con i Diritti umani violati, nel non rispetto della vita familiare e privata. A questo siamo. A questo non sanno, o non vogliono, dare forma giuridica. Perchè il Parlamento (come recita la nostra Costituzione) non governa, ma approva le leggi. Che lo ricordino, loro, i nostri parlamentari. Tutti.
Marco Foroni