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Il lavoro al tempo del PD, di C. Baldini

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Ci voleva la cosiddetta sinistra al governo per distruggere l’equilibrio delle parti che fanno ‘lavoro’
Oggi sentiamo imprenditori che, a parole, appaiono suadenti, gentili, sempre sorridenti. Ne hanno ben motivo: dopo la ‘Riforma del lavoro’ (occhio alle riforme renziane!!) fanno quello che vogliono. Non c’è limite, non c’è controllo.
Dal non assumere se hai una tessera sindacale o se non garantisci di non volere figli o se non accetti i voucher, al poter licenziare dopo tre anni e riassumere per godere degli sgravi fiscali a pioggia.
La Riforma ha fatto regredire i diritti del lavoratore al primo dopoguerra , sempre sotto ricatto di licenziamento, creato lavoratori ‘schiavi’ che accettano di tutto pur di lavorare. Ad ogni ingiusta decisione del governo , invochiamo scioperi e mobilitazioni. Non è facile mobilitare lavoratori quando sono ricattati, sono finiti i tempi dei grandi sacrifici, anche perchè son finiti i tempi dei grandi sindacalisti. E un sindacato come la Cgil, che pure rimane il solo ancora ad alzare la voce, è scivolato arrampicandosi per i gradini del palazzo.
E se non c’è qualcuno che ti chiama , che dice dei no, che ti esorta a lottare, ti senti solo. Tante le tessere sindacali non rinnovate, ma è bene, pur criticando e lottando per cambiare le cose, ricordare che il sindacato siamo noi.
Noi dovremmo andare a protestare contro patti non graditi. Non ridare la tessera. Farci sentire. Se muore la Cgil, è più dura per tutti. Avremmo dovuto non mollare la lotta contro la Riforma del lavoro . Cofferati non l’avrebbe mollata. Ma Cofferati si è anche sempre reso interprete dell’autonomia dal partito.
E’ indubbio che c’è uno scadimento nella formazione di una dirigenza cresciuta all’interno del palazzo rispetto a chi aveva anche lavorato nel mondo reale. Si instaura un rapporto di fiducia diverso con gli iscritti. E si capisce di più quando si deve proseguire con ogni mezzo la lotta. La lotta che pone in modo arbitrario e contro i lavoratori , una legge che in un mese ha spazzato via lotte di anni.
E a poco serve, per ridare fiducia, proporre referendum e legge per recuperare lo Statuto.
Chiunque può vedere che cosa è diventato lavorare al tempo di Renzi. Ma potrei dire al tempo del PD, perchè tutti hanno votato il jobs act, tutti hanno votato la riforma indecente della scuola, tutti hanno votato i tagli alla sanità e tutti voteranno l’Ape.
Che poi si oppongano forse alla Riforma Costituzionale mi fa piacere , ma non mi fa mutare il giudizio. E questo scivolamento netto a destra era già in embrione alla nascita del PD, fusione che stranamente ha fatto soccombere la parte maggioritaria e prevalere la parte democristiana.
Per questo io sarei più favorevole a lavorare a sinistra e buttarsi a ricostruire una Sinistra unitaria, più che a pensare a continuare un centro sinistra-destra con il PD. Perchè il PD è qualcosa che non contiene più i buoni semi della sua tradizione ma è ‘contaminato’ fortemente da valori opposti. Ed un piccolo partito di sinistra che ponga come centro della sua strategia ancora l’alleanza col PD è destinato a diventare PD per sopravvivere.
Ne vediamo le applicazioni nei consigli regionali dove nulla distingue l’operato di Sel da quello del PD. Perchè quando fai un’alleanza non c’è mai scritto che accettaeranno il jobs act o la deforma della scuola o i tagli alla sanità. Ci sono solo buone cose nei programmi elettorali.
Allora è meglio pochi ma buoni. E se son buoni, cresceranno.
Intanto votiamo NO.
Ma pensiamo anche a come proporci ad un Paese che vota NO alla Deforma Costituzionale e alle Trivelle. Perchè che si vinca o si perda o non si raggiunga il quorum come per le trivelle, sono tanti che dicono NO a questo modo di governare.
Claudia Baldini
Alla CGT sciopero di solidarietà per la morte di Ahmed El Danf, operaio, ucciso da un crumiro durante un picchetto davanti la sua azienda, la Gls di Piacenza. del Coordinamento Sindacale CGT – CLS
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Comunicato per tutte le Lavoratrici e Lavoratori della CGT- CLS
Il Coordinamento RSU unitario Filcams CGIL- Fisascat CISL- Uiltucs UIL della
CGT – CLS , dopo i fatti accaduti a Piacenza, presso l’azienda Gls Logistica, esprime
cordoglio e solidarietà per l’operaio sindacalista travolto da un camion durante il
presidio organizzato davanti ai cancelli dell’azienda, sciopero indetto per il mancato
rispetto da parte dell’azienda degli accordi sottoscritti tra le parti.
Inoltre, l’indignazione sui gravi fatti avvenuti è unanime, si condanna ogni forma di
violenza fisica, ma è altrettanto vero che tale episodio denuncia le attuali condizioni
del mondo del lavoro a cui i Lavoratori e Lavoratrici sono sottoposti.
L’assenza e l’insufficienza di tutele generano continue tensioni tra le Imprese e i
Lavoratori, nonché continui ricatti per tutta quella forza lavoro costretta ad
accettare un lavoro sempre più povero.
Gli effetti della politica Europea e Nazionale continua a ridurre salari e diritti,
moltiplicando forme contrattuali di precariato, strumenti di sfruttamento
legalizzato, con nessun parametro di riferimento verso la dignità umana.
E’ inammissibile perdere la vita in tali circostanze, l’Italia è una Repubblica fondata
sul lavoro e dovrebbe essere sufficiente per far intervenire le Istituzioni
all’osservanza di tale principio, affinché venga garantito un lavoro che possa essere
dignitoso per tutti i Lavoratori e Lavoratrici.
Il Coordinamento Sindacale CGT – CLS per solidarietà e fermezza nel
ripudiare tali atteggiamenti:
DICHIARA LO SCIOPERO di 1 ORA A FINE TURNO PER IL GIORNO MARTEDI’ 20 SETTEMBRE 2016
Coordinamento RSU unitario Filcams CGIL- Fisascat CISL- Uiltucs UIL della
CGT – CLS
Lavoro e casa due diritti precari nell’era del job act, di M. Pasquini

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Due parole per dire: questione lavoro e questione abitativa due elementi complementari e ineludibili per il Governo e per noi.
L’Italia o meglio il Governo, compresi quelli che si sono succeduti negli ultimi anni, ha abbracciato e sostenuto con ogni mezzo la estrema precarizzazione del lavoro, ha esaltato il precariato anzi lo ulteriormente affinato arrivando fino al lavoro accessorio quello pagato ( si fa per dire) con i voucher. Eppure dovremmo capire bene quello che sta accadendo in quanto spesso si sottovaluta la questione abitativa e in particolare il nesso tra la precarietà abitativa e la questione lavoro.
La domanda è: come può un governo ultraliberista pensare di affrontare la disoccupazione e la stagnazione economica con i lavori a termine, con la mobilità sospinta a piene mani ( vedi scuola e doccenti mandati da Palermo dove risiedono a insegnare nelle valli bergamasche) se abbiamo un Paese immobilizzato da una percentuale di abitazioni in proprietà elevatissima , intorno al 90 per cento?
Per fare esempi: la Germania, checchè se ne dica, è ancora la locomotiva economica, non solo ha un tasso di disoccupazione molto inferiore al nostro, non solo ha stipendi molto più elevati di quelli corrisposti in Italia ma ha il 65 per cento delle famiglie in locazione. E’ un caso se i Paesi dove la crisi ha aggredito di più i ceti popolari e il ceto medio sono Italia, Grecia e Spagna, tutti paesi con elevatissima percentuale di abitazioni in proprietà?
Come può Renzi spacciare una ripresa economica basata su mobilità e voucher se poi le lavoratrici e i lavoratori hanno case in proprietà o vivono in case di proprietà con i genitori.
Per tornare ai lavoratori della scuola ma come fa un insegnante andare da Palermo alle Valli Bergamasche se lascia una casa di proprietà e deve andare a trovare un affitto che peserà non meno del 50 per cento del suo stipendio.
E’ forse un caso il successo , si fa per dire perchè è una aberrazione etica e sociale definire questi un lavoro, se 1,7 milioni di lavoratari hanno come unico reddito quello dei voucher e non a caso per “lavori” che si svolgono in loco ovvero dove vivono.
E’ pura follia pensare politiche di precarietà abitativa e lavorativa se non si abbandonano le politiche di spinta all’acquisto, e si abbandonano di fatto politiche che aumentino l’offerta di alloggi sociali a canone sociale o agevolato.
Appare del tutto evidente che un Paese immobilizzato da una cosi alta proprietà edilizia non possa avere alcun futuro economico e sostenibile se non si abbandonano le politiche di cementificazione del territorio e di sostegno esclusivo alla rendita immobilare e alla speculazione.
Questa è secondo me una evidente contraddizione che Renzi non risce a sciogliere e che rende evidente il suo fallimento, se non basando il tutto con politche repressive anche di carattere istituzionale.
E’ un peccato che la sinistra tratti la questione abitativa con tale sufficienza e pressapochismo.
Massimo Pasquini
(Segretario generale dell’Unione Inquilini)
Avanti, di C. Baldini

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Per costruire una sinistra europea ci vogliono altri presupposti. Il primo è che si riesca a costruire una sinistra unitaria anti-liberista negli Stati Sovrani.
Il secondo che il sindacato torni a fare la sua parte di difesa dei lavoratori e dei disoccupati, rifiutando accordi indecenti e lesivi della stessa dignità ei lavoratori e dei precari. Si rifiuta e si chiama alla lotta. La Francia ci ha insegnato che si può fare. Non importa se le maggioranze approvano in parlamento, è importante che nei posti di lavoro le persone abbiano fiducia nel sindacato e proseguire la lotta.
Non si piegò la Cgil davanti a Berlusconi, chi fa parte del sindacato deve guardare la tutela di chi lo paga per stare lì. Spero di farmi capire.
Il terzo presupposto è tentare di rianimare quei movimenti che avevano gran parte radici nell’area PD che avevano dato la riscossa contro la destra.
Se la strada è questa ed è lunga sicuramente, possiamo però dire che stiamo costruendo una Sinistra Unitaria. Unitaria significa , pluralismo di vedute, entro um manifesto programmatico condiviso, ma che si riconoscono nell’azione di un singolo Partito. In fondo il Pci era questo. Il Pd non è nato con questa connotazione , ma come partito di centro-sinistra. Debole perché da una fusione di DNA differenti a freddo. Chiunque poteva scegliere di starci per convenienza e infatti Renzi ha lavorato per questo. Non ha scelto Forza Italia perché Berlusconi era inamovibile, ma è andato a farsi consigliare . Si è creato gli sponsor e si è messo in carriera. erto che ha bisogno del supporto della base zoccolo del vecchio DS, ma è una base che non potrà reggere a lungo. Quindi da una parte la politica degli 80 euro e dall’altra qualche soldo ai diciottenni(forse) per gli smart o tablet. Sotto campagne elettorali, come Berlusconi, tira fuori Irpef e quel che seve. Con che soldi? Eh, chiedendo flessibilità all’Europa e aumentando il debito. Se non l’avrà li prenderà dalle pensioni o dalla sanità.
Ed ora una seria domanda a Sinistra Italiana : vi pare un centro sinistra restare alleati con il PD? Da Verdini a Fratoianni? Beh , avete un bello stomaco. Fate pure. Voterò diversamente, anche se mi dispiace per il Paese.
Io sono certa che se invece SI ingranasse la marcia a sinistra, parlerebbe altro linguaggio e a tanti giovani.
E c’è bisogno in Europa che si ricostituisca una Sinistra, per osteggiare TTIP e guerre. Parlare seriamente di migrazione e fare.
Stabilire gli Statuti del lavoro insieme al Sindacato europeo.
Potremmo anche contare su collaborazioni eccellenti come quelle di D’Alema o Cofferati, stimati in Europa da tutti. Solo noi rottamiamo le persone valide. Poi votiamo Sala sindaco.
Questa è una riflessione personale, se ancora qualcuno mi risponde male e offensivo, lo banno, senza nemmeno dirlo. Perché il rispetto che io porto per gli altri mi è dovuto.
Claudia Baldini
Scuola che fare? di L. Garofalo

Rai: Slc Cgil, trasparenza su consulenze, acquisto di format, appalti, contratti conduttori e stars

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“Con la direzione di Gubitosi, nata sotto il Governo Monti, si era avviato un processo di riduzione dei compensi dei dirigenti neoassunti. Operazione che, come qualcuno afferma, avrà ridotto l’appeal per i professionisti che arrivano dal mondo dei privati, ma che aveva calmierato l’innalzamento sconsiderato degli stipendi per i dirigenti del servizio pubblico radio televisivo.” Lo afferma una nota di Slc Cgil nazionale.
“Ci sfugge il senso della polemica avviata dalle forze politiche che, con l’approvazione della “riforma della Rai”, prodotta senza aver tenuto in alcuna considerazione le critiche mosse da Slc nel corso di diverse audizioni parlamentari, hanno attribuito una delega molto forte all’Amministratore Delegato, prevedendo nel testo di riforma deroghe a quanto stabilito in materia di reclutamento del personale e di appalti per le pubbliche amministrazioni.”
“Oggi – prosegue la nota – il Direttore Generale della Rai, a seguito dell’attribuzione dei poteri da Amministratore Delegato, ha la possibilità di decidere modalità di assunzione e retribuzioni, questione rafforzata dal fatto che, sotto il Governo Renzi, la Rai ha quotato in borsa Rai Way, di fatto privatizzando parte della società, ed ha emesso Bond ad investitori istituzionali per 350 milioni di euro, liberando l’azienda, al pari di altre società Pubbliche quotate in borsa, dal dover attribuire dei limiti ai compensi dei propri dirigenti.”
“Gli stipendi stratosferici di manager e dirigenti sono una consuetudine e un primato tutto italiano – ricorda Slc. E’ illogico chiedere alla Rai di essere competitiva, senza introdurre alcuna regola sul mercato pubblicitario e stupirsi poi di stipendi che rispondono proprio a quel mercato che non si vuole regolamentare. Ancora una volta siamo di fronte a populismi da quattro soldi ad opera di diverse forze politiche.”
“Il problema della Rai – conclude la nota di Slc Cgil – più che i compensi dei dirigenti con responsabilità apicali, è la modalità con cui si spendono e sperperano risorse economiche per: l’acquisto di format (mediocri), in consulenze, in contratti per conduttori e star, per mantenere in essere un numero eccessivo di posizioni da dirigente (lascito delle forze politiche all’azienda che non risponde alle esigenze produttive della Rai).”
Comunicato stampa di SLC CGIL
tratto dal sito: http://www.slc-cgil.it/2016/07/rai-slc-cgil-trasparenza-su-consulenze-acquisto-di-format-appalti-contratti-conduttori-e-star/
L’impatto liberista, di C. Baldini

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Dagli anni ’90 in poi è subdolamente cambiata la civiltà del vivere, del convivere e la faccia della democrazia, reale. Quando l’ unico metro di valutazione divengono il Pil e le borse, significa che dal lato economico si scatena la corsa al Pil , aumentando competitivita, indipendente dal degrado della qualità della vita e dall’altra non si ha interesse a reinvestire in economia ma la si delega in perdita alla gestione politica.
Subdolamente perché i più speravano che solo la classe operaia dovesse come al solito pagare ed invece grazie alla crisi finanziaria indotta, tutte le categorie stanno soffrendo. Tutti coloro che non hanno accesso alle informazioni che contano, non possono arricchirsi o sopravvivere mediante clic che spostano le regole del gioco al giusto potere.
Quindi diviene meno importante produrre beni o servizi per investire e dare economia reale, piuttosto che aggiungere ricchezza a ricchezza.
E non importa se quel clic manda un Paese fallito o in dittatura, finché rende va bene.
Non è che la trasformazione sia giunta di improvviso , preparata per tempo dalla decisione Usa dell’accorpamento banca commerciale – banca affari. Veniva li a Bretton Woods sancito l’impiego del risparmio per investimento finanziario. Cadeva quindi due capisaldi dell’ economia reale : il credito territoriale e il possesso delle azioni industriali per sostenere le imprese nella loro crescita. Un patto insostituibile per lo sviluppo di un Paese: io compro azioni Fiat perché aiuto il lavoro per tutti. Ora compri e vendi per speculare, al di là della rappresentatività dell’azione. È un po’ come giocare alla roulette rossa sulla sopravvivenza di una economia e dei suoi addetti.
Non è un caso che Sanders pretenda la separazione bancaria, il rigido controllo della Fed sulle società quotate e la drastica limitazioni delle transazioni speculative. Difficile, sì, ma socialismo.
Dalla Cina all’ America, dall’ Europa agli Emirati Arabi, chi detiene leadership sulla Finanza globale, governa il mondo. È dallo scontro e convenienza tra essi che cadono governi, si fanno guerre per il possesso di aree di influenza, si usano dittatori, terroristi e false democrazie al fine di mantenere in equilibrio gli stessi poteri sulla pelle di chi non li ha. Non c’è infatti alcun motivo militare di continuare l’ accerchiamento da parte della coalizione alla Siria, se non quello di sottrarre influenza politica alla Russia. Una volta ci si minacciava con i missili, ora con il controllo del mercato. La strizzatina d’ occhio del fascista Erdogan a Putin è un avviso di sfratto alle 24 basi americane in Turchia. Il massacro dei Curdi ed ogni violazione dei diritti sono effetti collaterali. La posta è il controllo del mercato. E i terroristi nativi e foraggiati da Arabia Saudita e lasciati fare in Turchia sono uno strumento nello scontro di potere.
Anche la debole Europa,inetta e mediocre partecipa al piatto e al sistema attraverso i Ttp.
È ovvio che dovessero sparire le ideologie e la politica dovesse cambiare per non decidere. Perciò non abbiamo teste autonome ,potere politico, ma solo pedine politiche nello scacchiere internazionale. Lo stesso Obama, nonostante le buone intenzioni., ha dovuto soggiacere al mostro creato negli anni di Reagan , Bush e Thatcher.
In Europa non esiste un Paese socialista: la Grecia è alla gogna senza influenza e senza onore.
In Italia, dove abbiamo un Paese diviso tra pubblico,mantenuto col clientelismo, e privato con ogni diritto perduto, né il Pci del dopo Berlinguer, né la Cgil del dopo Cofferati che si è crogiolata nell’ identificazione col Pd, hanno valutato la portata di sconvolgimenti che venivano dalla globalizzazione. Si sono adeguati al concetto di massima competizione, pensando alla qualità decisamente scartata a favore del basso costo.
Non mi spiego diversamente la calata di braghe di D’Alema, Fassino, Chiamparino inquadrati nel New deal malefico della fusione a freddo veltroniana. Fusione con chi questo mercato globale lo incensava, avendo il capitalismo fissato nel suo DNA. Tutto ciò ha portato da Treu, Biagi in poi ad accordi disattesi da difendere con lotte continue per farli rispettare. E Cgil , anche isolata, si è riparata nel Pd, dopo il 2008, con un silenzio assenso colpevole e traditore dei suoi valori. Abbiamo perso il contatto con il degrado culturale e sociale nelle fabbriche, negli uffici. E come al solito bersagliati anziché sorretti a ricompattarsi e porsi riferimento per la difesa dei diritti ci siamo ripiegati sulle singole difese aziendali e sui soli contratti. Pare che qualcosa cambi , ma è molto tardi.
Nel pubblico dopo un perdurare ancora di clientelismo, è precipitato tutto. Niente contratti, furbetti a volte difesi, dirigenti intatti.
Abbiamo ancora la forza e il coraggio di cambiare il nostro palazzo per tornare alla lotta? Non so, ma non c’è scelta è non perché spariamo noi, ma perché nessuno è ora più in grado di noi di tentare.
L’ultima nefandezza del Jobs act ha allargato la faglia tra la dirigenza e la base. Anche qui solo Landini e pochi altri hanno capito. Basta analizzare bene come il Jobs act sia un atto pro poteri forti del mercato. Si è interrotta la fidelizzazione del lavoratore con il suo posto di lavoro che non significava solo stabilità, ma attaccamento e collaborazione. Ha rotto un modesto equilibrio di poteri tra impresa e lavoratori faticosamente conquistato, lo tiene perennemente sulla porta di uscita.
Da Pomigliano in poi con l’ appoggio politico e dei sindacati soliti, Marchionne rappresenta sul mercato dell’usato auto la mano della Finanza e ancora il pd lo loda.
Bisogna tornare all’ origine. Non so come.
E la sinistra non ha finito il suo ruolo. Ma anche qui è sfacelo. Ovviamente,venendo a mancare dalla sinistra il partito maggiore in politica di destra impegnato con ominicchi e furbetti è normale. Quello che non è normale è avere gente che si dice di sinistra, ma vuole alleanze con Verdini.
Non vedo una grande volontà di tentare, di unirsi di rendersi credibili. In fondo dobbiamo trarre forza e unità da chi ripartì dopo la Resistenza anche se era più semplice. Volendo, ora, abbiamo maestri e strumenti culturali alle spalle da far prevalere sui piccoli uomini che abbiamo dentro
In fondo giochiamo il futuro di un Paese che potrebbe anche dare una svolta in Europa.
Claudia Baldini
Mozione dell’Unione Inquilini al Comune di Roma
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Ai Consiglieri Comunali di Roma Capitale
Proposta di Mozione di indirizzo al Sindaco e alla Giunta comunale: per politiche abitative strutturali nel Comune di Roma Capitale .
l Consiglio comunale di Roma Capitale
premesso che i dati forniti a maggio 2016 dal Ministero dell’interno relativi agli sfratti del 2015 dicono che a Roma nel solo 2015 sono state emesse 7274 sentenze di sfratto e di queste ben 6612 motivate da morosità incolpevole, le richieste di esecuzione con la forza pubblica sono state 9975 e gli sfratti eseguiti con l’ausilio della forza pubblica sono stati 3030, pari a 10 sfratti al giorno; a Roma secondo il Ministero dell’interno nel solo 2015 è stata emesse una sentenza ogni 272 famiglie ma questo dato si riferisce a tutte le famiglie residenti sia quelle proprietarie, che usufruttuarie, che in alloggi di edilizia residenzia-le pubblica, se assumessimo il solo dato delle famiglie in locazione private circa il 20% significherebbe che nel solo 2015 vi è stata una sentenza di sfratto ogni circa 55 famiglie in locazione;
nell’ attuale graduatoria per l’accesso ad una casa di edilizia residenziale pubblica a canone sociale risultano circa 8000 famigliema questa graduatoria si riferisce alle domande presentate entro il 31 dicembre 2013;
sono 1200 le famiglie che sono “alloggiate” in residence costosissimi e in condizioni di vita inaccettabili per una Capitale di un Paese del G8; circa 1500 famiglie risultano occupanti di immobili pubblici e privati ad uso non abitativo inseriti nella Delibera Commissariale n 50 del 2016, di attuazione della libera regionale n 110 del 2016 definita “ di emergenza abitativa” , il Comune a queste dovrebbe dare un alloggio, senza intaccare le assegnazioni alle famiglie in graduatoria e a quelle nei residence, ma attualmente non vi è alcuna previsione di recupero o acquisto di immobili, avendo la Regione individuato immobili non utilizzabili a tal fine; dall’inizio del 2016, seppur con un aumento considerevole rispetto agli anni precedenti, sono stati assegnati circa 300 alloggi a fronte di una necessità di oltre 10.000 unità abitative a canone sociale;
la mancanza di politiche che si ponessero come obiettivo principale il fabbisogno reale dei cittadini ha prodotto una situazione abitativa drammatica e la città di Roma vive sul proprio territorio una forte precarietà abitativa;
abbiamo assistito negli anni ad uno sviluppo scoordinato del territorio, per cui l’aumento di nuove costruzioni non ha prodotto la riduzione del disagio abitativo, e la crisi economica ha fatto registrare, inoltre l’aumento vertiginoso degli sfratti per morosità;
è necessario che giunga al Governo e al Sindaco di Roma Capitale la sollecitazione ad affrontare la questione della precarietà abitativa in tutti i suoi contesti;
è necessario affrontare il nodo della questione abitativa in termini strutturali ad iniziare da alcune azioni che devono essere avviate nei primi tre mesi della nuova amministrazione comunale per dare un segnale effettivo e tangibile di discontinuità rispetto alle precedenti amministrazioni;
sulla base delle premesse il Consiglio comunale impegna il Sindaco e gli Assessori interessati a
1. predisporre un censimento del patrimonio immobiliare vuoto, in disuso, in degrado e o in dismissione finalizzato alla definizio- ne attraverso un percorso partecipativo di un Piano regolatore sull’utilizzo dell’esistente a fini abitativi, sociali e culturali, con conseguente sospensione dei Piani regolatori sulle aree finalizzati alla cementificazione del territorio a fini speculativi e di sostegno alla rendita fondiaria;
2. approvare una o più delibere per i progetti di recupero e/o autorecupero e riuso a partire dagli immobili pubblici, che possono nell’immediato essere individuati;
3. definire una delibera urbanistica che indichi tempi certi ai proprietari privati di immobili privati lasciati sfitti e in degrado che imponga la locazione o interventi di conservazione, recupero e riuso, pena la possibilità di requisizione;
4. utilizzare efficacemente l’art. 26, comma 1 bis del cosiddetto “Sblocca Italia” che, rispetto alla valorizzazione del patrimonio del demanio, da priorità ai progetti di recupero a fini di edilizia residenziale pubblica per i nuclei utilmente collocati nelle graduatorie
5. sospendere tutti i provvedimenti di alienazione del patrimonio ERP comunale e di quello pubblico non ERP comunale
6. implementare il recupero degli alloggi ERP a seguito del decesso dell’assegnatario, ed avviare programmi di recupero degli alloggi Erp non utilizzati;
7. applicare le normative regionali sulla decadenza e accompagnamento verso il “social housing” per coloro che perdono i requisiti di permanenza nell’Erp con le stesso canone di locazione pagato all’Ater;
8. predisporre tutti gli atti necessari e le iniziative per la vigilanza e verifica del rigoroso rispetto delle convenzioni previste dai piani di zona con l’adozione delle adeguate sanzioni in caso di violazione, senza alcuna ipotesi di sanatoria per le cooperative o imprese interessate.
9. emanare di un bando ad hoc per la locazione a canone calmierato degli alloggi di edilizia agevolata e convenzionata, di social housing, del patrimonio comunale, regionale, anas, asl, ipab etc. al quale possano partecipare famiglie con reddito superiore all’accesso ai bandi ma inferiore a 50.000 euro rendendolo in questo modo trasparente la scelta del conduttore e la gestione degli stessi;
10. istituire la commissione di graduazione degli sfratti in ottemperanza a quanto previsto dalle normative nazionali e dalla legge regionale, in particolare sulla morosità incolpevole, e conseguente comunicazione alla Prefettura degli elenchi ai fini dei provvedimenti di differimento che la normativa prevede, con sottoscrizione di protocolli d’intesa come avvenuto a Milano;
11. prevedere la revisione dei bandi per la morosità incolpevole, attualmente scritti in modo da impedire che venga riconosciuto il diritto e con modalità di erogazione impraticabili
12. modificare il cosiddetto “buono casa” in modo da garantire il preventivo reperimento di un alloggio adeguato e l’effettiva erogazione del beneficio da parte dell’amministrazione comunale in tempi certi;
13. implementare l’utilizzo della delibera 163/98 per la concessione immediata, da parte dei Municipi, dei contributi per le famiglie in difficoltà economica, prima della morosità;
14. impedire gli sgomberi, senza contemporanea assegnazione come previsto dalle delibere regionali e comunali dei nuclei famigliari occupanti per necessità, di immobili vuoti e degradati, utilizzando altresì ove possibile e preferibilmente, lo strumento dell’auto recupero, o se possibile, sociali e culturali;
15. aggiornare periodicamente le graduatorie comunali per l’accesso ad alloggi erp a canone sociale (attualmente sono ferme alle domande presentate al 31 dicembre 2013)
16. assegnazione delle case popolari esclusivamente attraverso la graduatoria comunale, implementando il personale per arrivare ad assegnare almeno 100 alloggi ERP al mese;
17. avviare le iniziative e atti efficaci per sancire la tolleranza zero verso la criminalità organizzata e la compravendita delle case popolari
18. aprire a livello municipale forme di servizi , anche in collaborazione con sindacati inquilini per la lotta al canone nero e all’irregolarità contrattuale nelle locazioni;
19. richiedere l’apertura di un tavolo con il Governo nazionale al fine di: ottenere il finanziamento nazionale straordinario di programmi per l’aumento dell’offerta di edilizia residenziale pubblica a canone sociale, eliminare ogni tassazione sull’ERP, elevare la tassazione per il patrimonio immobiliare sfitto oltre la terza casa di proprietà;
20. richiedere l’apertura di un tavolo con la Regione al fine di: verificare e utilizzare tutti i fondi GESCAL ancora disponibili e recuperare quelli destinati illegittimamente ad altro scopo, e/o chiedere alla Regione Lazio di individuare ulteriori risorse da destinare all’incremento di alloggi a canone sociale ; modificare le delibere sulla morosità incolpevole per renderle effettivamente operative;
21. modificare “la macchina organizzativa capitolina” nelle seguenti direzioni: 1) riproposizione dell’assessorato alla casa e patrimonio con competenza su tutto il patrimonio immobiliare non strumentale del comune, 2) coordinamento tra assessorato alla casa e quelli all’urbanistica e ai servizi sociali, 3) apertura di “sportelli casa” in ogni municipio, 4) confronto con le associazioni degli inquilini continuo;
22. a trasmettere in diretta streaming tramite il sito istituzionale del Comune di Roma Capitale, previo annuncio sullo stesso, tutti gli incontri tra Assessori o loro delegati siano essi formali o informali con sindacati inquilini, associazioni e movimenti dell’abitare aventi come oggetto le politiche abitative sia di carattere tecnico o di confronto politico, in relazione all’attività del Comune di Roma nel settore.
Unione Inquilini – Federazione di Roma, Via Cavour 101 – 00184 Roma, Tel. 06/4745711 – 06 4882374
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