Giorgia Meloni

La Repressione a Pisa e a Firenze: un atto di forza contro il Libero Pensiero e un attacco alla Democrazia. di A. Angeli

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Nell’ultimo episodio di ciò che gran parte dell’informazione interpreta come un preoccupante trend autoritario, le cariche della polizia contro gli studenti pro Palestina a Pisa e a Firenze, hanno suscitato l’indignazione delle forze di opposizione, le quali si sono dichiarate pronte a presentare interrogazioni parlamentari al ministro Piantedosi. Questi atti di violenza, non respingimenti ma manganellate da parte della polizia nei confronti dei manifestanti, tutti giovani studenti, che stavano esercitando il loro diritto democratico di esprimere opinioni e solidarietà, solleva serie preoccupazioni sulla direzione in cui si sta dirigendo il paese.

L’uso sproporzionato della forza per reprimere il libero pensiero, rappresenta un attacco fondamentale ai principi democratici che dovrebbero essere al centro della nostra società. La democrazia si basa sulla libertà di espressione, sulla diversità di opinioni e sul rispetto per i diritti umani. Tuttavia, l’azione della polizia a Pisa e Firenze sembra indicare un tentativo di soffocare tali valori, suscitando serie e ragionevoli preoccupazioni sulla messa in pericolo delle fondamenta stesse della nostra società democratica.

In un contesto, in cui la situazione geopolitica richiede un dibattito aperto e onesto su questioni come il conflitto in Medio Oriente, è essenziale che la libera voce degli studenti e dei cittadini venga rispettata e ascoltata anziché repressa con la forza oppressiva e lesiva. Infatti, l’utilizzo di cariche contro manifestanti pacifici è non solo un segnale di intolleranza ma anche una violazione dei diritti fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione.

Le forze di opposizione, sensibili a questa crescente minaccia alla democrazia, stanno agendo con decisione annunciando interrogazioni parlamentari. Il ministro Piantedosi è chiamato a rispondere delle azioni della polizia sotto la sua responsabilità e a dimostrare se il governo è disposto a difendere i principi democratici o se preferisce scorciatoie autoritarie nel gestire le divergenze di opinione.

È imperativo che il dibattito politico rimanga aperto e costruttivo, senza ricorrere alla violenza come risposta alle divergenze ideologiche e politiche. La forza non dovrebbe mai essere uno strumento per piegare il libero pensiero; al contrario, dovrebbe essere la forza delle idee e della discussione a plasmare il nostro futuro collettivo.

Quanto accaduto a Pisa e Firenze richiede una riflessione profonda sulla situazione attuale e sulle minacce alla democrazia. Il popolo italiano merita un governo che rispetti e protegga quanti intendono manifestare le loro opinioni e i diritti fondamentali nella piena libertà di espressione che la Costituzione stabilisce e tutela in termini inderogabili, promuovendo un clima di apertura e tolleranza. La risposta alle divergenze ideologiche e di opinione, quando espresse nel rispetto delle norme generali, non dovrebbe mai essere la repressione, ma piuttosto il dialogo costruttivo e il rispetto reciproco, pilastri essenziali di una società democratica sana.

Alberto Angeli

Il campo largo. di M. Zanier

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Se c’è una cosa che sembra stia riuscendo alle opposizioni è la creazione del campo largo, ossia la confluenza delle differenti posizioni su temi importanti che disegnano la fattibilità di un campo alternativo al centro destra. Recentemente infatti PD, Movimento 5 Stelle, Azione e Sinistra italiana hanno trovato l’accordo sul salario minimo a 9 euro l’ora per tutti, mettendo nell’angolo il governo delle destre.

Il nuovo Pd a guida Schlein che sta finalmente rilanciando la componente di sinistra di quel partito, si trova frequentemente su temi concreti come le vertenze operaie più significative e la drammatica situazione lavorativa vissuta da milioni di precari. Il campo progressista presidiato dal Movimento 5 Stelle di Conte ha promosso una grande manifestazione nazionale per contrastare il precariato che ha visto la presenza anche di altri leader del centro-sinistra come la Schlein e Fratoianni. Dal canto suo, Sinistra italiana dà voce quotidianamente a molte vertenze dei lavoratori precari e porta avanti un programma radicalmente alternativo al populismo del centro destra.

In questo scenario il piccolissimo PSI mi sembrava aver preso dopo tanto tempo la via migliore: ridiscutere la sua linea negli Stati generali del socialismo con i socialisti iscritti e non iscritti. Un po’ come la Costituente socialista degli inizi. Avevo anche deciso di contribuire al suo dibattito interno ma poi il Segretario Maraio si è messo in testa di andare contro il campo largo con una sua dichiarazione che mi ha lasciato di sasso, affermando che la Schlein doveva cambiare linea e abbandonare i 5 Stelle al loro destino, evidentemente considerandoli il male assoluto.

Il sondaggio SWG de La 7 di stasera fotografa però un panorama ben diverso: il 64 % degli iscritti al PD è graniticamente d’accordo con la Segretaria Schlein nel portare avanti il campo largo col M5S.

Se si costruisce questo campo delle opposizioni in accordo su molti punti con le piattaforme di due grandi sindacati confederali come CGIL e UIL, secondo me i socialisti non possono girarsi dall’altra parte ma stare dentro le contraddizioni del mondo del lavoro, con la propria storia migliore, i propri valori, il proprio contenuto teorico.

Io personalmente voglio fare così, nel mio piccolo, perché credo l’unica cosa da fare con un governo di destra pericoloso sia sostenere le opposizioni che si contrappongono davvero al governo Meloni, lasciando il Psi attuale alla sua strada. Perché ho ben chiaro in mente l’esempio di Giacomo Brodolini, che all’epoca del centro sinistra organico degli anni Sessanta, da Ministro del Lavoro impegnato nella costruzione dello Statuto dei Lavoratori, andò ad ascoltare gli operai che facevano un picchetto per difendere il loro posto di lavoro per capire i loro problemi reali ed elaborare, da socialista, delle soluzioni politiche serie e conseguenti.

Marco Zanier

Ha un futuro la destra italiana? di M. Zanier

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Quando si guarda al Governo Meloni, spesso si è preoccupati del rischio di una lunga sterzata a destra della politica italiana e più di un osservatore ha gridato all’inizio di un nuovo Ventennio. Se è comprensibile la preoccupazione di molti per le politiche sociali e culturali di destra che possano ledere diritti fondamentali e non ascoltare le richieste provenienti dagli strati sociali più bassi, sulla longevità di questa maggioranza o sulla riproducibilità in futuro di questa coalizione di centro-destra nutro molte perplessità.

La coalizione che il 25 settembre 2022 ha vinto le elezioni politiche ottenendo il 44% dei voti con un’astensione che ha superato il 63% dei votanti, era costituita del 26% di Fratelli d’Italia, la Lega ferma al 9%, Forza Italia all’8% e Noi Moderati che non raggiungeva l’1%.

Se questo raggruppamento si chiama di Centro-Destra è per la presenza di Forza Italia e, in misura minore dei centristi di destra di Maurizio Lupi (che ha raccolto anche i voti democristiani dell’Udc di Lorenzo Cesa), che bilanciano in senso moderato i due partiti più schiettamente di Destra che sono Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni e la Lega di Matteo Salvini, che sono la maggioranza relativa e orientano questa coalizione in modo nuovo rispetto al passato. Ma queste sono cose note.

Quello su cui si riflette molto poco, secondo me, è che l’anello debole di questa maggioranza di governo è costituita dai moderati, ossia da Forza Italia soprattutto che è modellata da sempre sulla persona del suo leader, Silvio Berlusconi, che è nato nel 1936 e non può essere immortale e che non presuppone un vero ricambio generazionale al suo interno, nonostante si diano molto da fare Maurizio Gasparri, Antonio Tajani e il giovane Alessandro Cattaneo. Nessuno in quel partito, questa è una certezza, può prendere il posto per quell’elettorato di Berlusconi, che è il carismatico padrone del suo partito e che continua ad orientare molte testate giornalistiche oltreché il suo apparato di emittenti televisive. Quando lui non ci sarà più un giorno (gli auguro lontano), il suo partito sarà destinato a sciogliersi come neve al sole o a ridimensionarsi fortemente anche e soprattutto come immaginario popolare per quell’elettorato ed i suoi deputati, senatori e amministratori locali non potranno essere automaticamente “saltare il fosso” come hanno fatto alcuni di loro oggi entrando in Fratelli d’Italia, perché non è automatico che chi ha votato un partito moderato e padronale voti un partito postfascista come quello guidato da Giorgia Meloni. Non è così che funziona.

Senza l’8% di Forza Italia, i democristiani di destra che rendono presentabile questa coalizione di nostalgici, non si aggregheranno, credo, automaticamente al carrozzone di Giorgia Meloni e Salvini (anche lui mi pare insidiato all’interno della Lega da una nuova generazione di amministratori locali ambiziosi) e lei non potrà andare lontano, non avendo matematicamente i numeri per governare ancora. Quindi mettiamo da parte la paura di una lunga e salda coalizione di Destra-Centro. Questa perciò rischia di essere per la Meloni la prima e l’unica occasione di stare al governo del Paese.

Anche perché i moltissimi che l’hanno votata nel 2022, giocandosi così l’ultima carta, sperando cioè che l’unica persona che non era mai stata alle leve del comando, potesse dare loro delle risposte e delle soluzioni definitive, si renderanno presto conto che non potrà essere così. Perché è contro l’aumento dei salari più bassi, perché dovrà ancora proseguire le politiche sull’immigrazione impostate negli anni passati dato che lo chiedono gli industriali che hanno bisogno di manodopera strutturale, perché i suoi esponenti di spicco parlano con disprezzo dei giovani che percepiscono il reddito di cittadinanza mandandoli a zappare nei campi, senza tanti giri di parole e attaccano i diritti delle coppie omosessuali che in una certa misura hanno votato (incautamente direi) per il centro-destra.

Ovviamente lo sgretolamento a fine legislatura della coalizione guidata dalla Meloni non risolve al mio avviso il problema di una rappresentanza politica degna e responsabile.

Il fronte progressista che ha fatto un salto di qualità prima con la conferma di Giuseppe Conte a capo di un Movimento 5 Stelle ancorato ad una proposta progressista, poi con l’elezione di Elly Schlein al vertice del Partito Democratico che si pone in grande discontinuità col moderatismo di Enrico Letta e si collega alle richieste della CGIL da un lato, del popolo arcobaleno dall’altro e fa cartello sul salario minimo con le altre opposizioni. Ma non basta. Bisogna ripartire, secondo me, dai territori, dalla Scuola e dalla Salute pubblica, dalla difesa dell’ambiente, dai luoghi di lavoro, prendendo una posizione ferma nei confronti delle aziende che delocalizzano e licenziano operai ed impiegati da un giorno all’altro, in contesti spesso meno combattivi della realtà operaia della GKN che da qualche anno sta facendo scuola. C’è bisogno a sinistra di una visione del futuro, di un’idea di trasformazione graduale e profonda della società che a me piace chiamare ancora Socialismo.

Marco Zanier.

“Ha da passa’ ‘a nuttata”. di R. Papa

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Chiedere a Meloni di essere antifascista un giorno e poi dimenticarsene negli altri 364.

E’ facile nel giorno delle Fosse Ardeatine rimproverare a Meloni di aver usato “italiani”, che tali erano

ma non tutti e poi mai dimenticarlo, erano italiani anche i fascisti che aiutarono i nazisti ad uccidere, e a non aver detto “antifascisti” che tali non erano tutti, perché in mezzo ai 335 ci finirono pure dei disgraziati che in carcere ci stavano per altri motivi.

E che forse morire per un ideale, per quanto giusto, non ne avevano proprio voglia.

Ma il problema per me non è questo.

Per me il problema di fondo è che la destra fascista o meno ha vinto le elezioni e che Meloni sta portando questo paese nel consesso di paesi conservatori e reazionari, sta mettendo in atto politiche antiumane dai migranti a Cospito, e ora togliere il reato di tortura , ci sta allontanando dai paesi europei per consegnarci al potere Nato e quindi americano, ma nello stesso tempo strizzare l’occhio alla Russia…non si sa mai!

Quelli erano tempi in cui una guerra civile spezzo’ l’Italia in due, ma anche un paese dove milioni di italiani cercavano solo di portare a casa la pagnotta. Non tutti furono eroi! Ci furono anche quelli che si misero alla finestra e per parafrase Eduardo:

“Come ci risaneremo? Come potremo ritornare quelli di una volta? Quando?’. Gennaro intuisce e risponde con il suo tono di pronta saggezza: ‘S’ha da aspettà, Ama’. Ha da passà ‘a nuttata’”.

Da allora sono passati settantotto anni e forse sarebbe il caso di consegnare quella storia agli storici e magari su quei libri far studiare i nostri giovani e non solo, che di fascismo e antifascismo o o o niente sanno ma spesso nemmeno vogliono sapere e impegnare le nostre passioni e quelle dei nostri giovani a problemi che riguardano il futuro non certo il passato. Due giorni fa ci eravamo tutti preoccupati della crisi idrica, su cui si combatteranno le prossime guerre…abbiamo una guerra nel giardino di caso e oggi gli americani hanno affermato che ci stiamo avviando verso la “guerra mondiale” e noi impegnano la nostra intelligenza politica su “questioni” di settantotto anni fa che stanno bene, per ricordarcene, nei libri di storia.

E’ proprio vero “ha da passa’ ‘a nuttata”.

Roberto Papa

Migranti, sonoro schiaffo da Germania e Ue, di G. Barbera.

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Non inizia bene l’esordio in Europa del governo Meloni, visto il sonoro schiaffo assestato da Germania e Ue sulla questione migranti. D’altronde difficile dar loro torto, in quanto é inaccettabile, sotto tutti punti di vista, da quello legale a quello etico, che il governo italiano subordini l’incolumità e la sicurezza dei naufraghi, bloccati sulle imbarcazioni di alcune Ong, alla pretesa di una ricollocazione preventiva in altri paesi europei.

Ricollocazione, peraltro, mai negata, visto che la stessa Commissione europea, per bocca di uno dei suoi portavoce, fa sapere dell’esistenza di offerte di ricollocazione in altri paesi per 8 mila migranti, di cui potrebbero usufruire anche le persone, tra cui molti minori, che risultano attualmente bloccate sulle imbarcazioni delle Ong, al largo delle nostre coste, a causa del diniego espresso dal nostro governo.

Basta giocare con la vita delle persone che hanno bisogno di cure mediche e che hanno già subito gravi violenze e abusi nei famigerati lager libici, di cui anche il nostro Paese porta la responsabilità.

Il governo italiano garantisca l’applicazione delle normative internazionali, evitando altre pessime figure in campo internazionale.

La politica dei porti chiusi rappresenta un’aberrazione etica che getta pesante discredito sul nostro Paese.

Giovanni Barbera