Ursula von der Layen

Un breve scritto sull’Europa. di A. Angeli

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Essere Europeista costituisce oggi una discriminante politica e una caratteristica identificativa che traccia una netta divisione dal populismo sovranista. Non è un caso, infatti, che proprio una delle caratteristiche richieste da Zingaretti e da Conte ai volenterosi era di dichiararsi Europeisti. Allora qualcuno potrebbe essere indotto a pensare che questa disposizione favorevole si sia rafforzata a causa dei Recovery Fund, quindi al cambio di pensiero che guida oggi l’Europa in merito alla creazione di bond per finanziare la crisi economica dovuta alla pandemia da Covid 19, che ha preso forma e sostanza con la elezione della signora Ursula Von der Layen, sostenitrice di un programma green per rendere l’Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050, nel contempo stimolando l’economia, migliorando la salute e la qualità della vita delle persone, avendo cura della natura e senza lasciare indietro nessuno. E tuttavia essere europeisti non è una scelta facile e scontata, anzi è un terreno di lotta durissima condotta contro avversari che vorrebbero abbandonare l’euro e portare l’Italia furi dall’Europa imitando la Brexit. Ma anche dichiararsi europeista includendo però dei “ma” comporta che si chiarisca cosa rappresenti questa scelta.

L’affermazione: sono Europeo, ha valore quando si condivide una civiltà; Saint-Simon data l’inizio dell’idea d’Europa a Carlo Magno, una consistente letteratura ne vede l’inizio nell’Illuminismo con Voltaire, ed è proprio nell’esperienza dell’illuminismo, inteso come una sorta di repubblica degli intellettuali, che assume carattere universale e ne illumina l’identità come continuazione del Romanticismo.; mentre per quella che viene indicata come la scuola francese, di orientamento marxista, indica la nascita dell’idea d’Europa nel Medioevo, alle soglie del pensiero Spinoziano. L’Europa è stata la patria del socialismo, nelle sue diverse declinazioni, poiché è su questa parte dell’occidente che ha preso le mosse l’industrializzazione e maturata una conflittualità geopolitica con gli Stati Uniti. L’Europa è storicamente territorio di migrazione, un fenomeno culturale che ne ha segnato un’ identità e la sua unità di base; l’Europa è stata anche territorio di guerre e di regimi totalitari, che hanno scosso le radici dell’allegoria illuministica sostenuta dagli intellettuali : che nello svolgersi dello scontro teorico diventano organici, secondo la definizione della scuola Gramsciana, perché al servizio del socialismo e decisi avversari del fascismo e del nazismo.

Non sfugge come il pensiero d’Europa derivi da un lungo percorso storico/culturale secolare, un pensiero che matura e si rafforza nel corso delle due guerre mondiali, fino a strutturarsi in una realtà altra sul piano della rielaborazione dei principi costitutivi di nuovi valori, che spingono alla nascita di partiti e di una società di massa con nuovi obiettivi il cui orizzonte è il superamento delle forme ideologiche dalle quali ha avuto origine il nazismo e il fascismo. Nel 1956 prendono corpo i primi contrasti tra le forze della sinistra, quando il PCI vota contro l’ingresso dell’Italia nel MEC, a differenza del PSI, con la motivazione del suo legame con l’Unione Sovietica e si oppone quindi all’Unione Europea vista come la costituzione di una forza di accerchiamento dell’Unione sovietica. Questo passo in avanti dell’Europa riposa soprattutto sulla pacificazione raggiunta tra Germania e Francia, da cui poi prenderà corpo e anima la nascita degli Stati Uniti dell’Europa. E’ in questi anni che inizia a circolare l’idea di un Federalismo, che trova nel pensiero di Altiero Spinelli la sua forza culturale e pragmatica, in contrasto con le idee contrarie di De Gaulle e Churchill. La spinta verso l’Europa è elaborata e contenuta nel dal Manifesto di Ventotene”, e trova la sua prima forma nei 6 Paesi che diedero il via al processo di unificazione europea (Italia, Germania Occidentale, Francia, Belgio, Lussemburgo, Olanda), rinunciando ai contenuti del Manifesto perché considerato utopistico. Nel 1951 nasce la CECA, primo passo verso il processo di integrazione, percorso rafforzato dal progetto per un esercito comune europeo, da intendersi come bastione antisovietico. Gli Stati Uniti avrebbero accettato questo esercito a patto che fosse inserito nel Patto Atlantico, ma il progetto fallì per i timori francesi di un riarmo tedesco, e di questo fallimento ancora oggi ne subiamo le conseguenze.

Nel 1957 nascono il M.E.C. e la C.E.E. Irlanda, Gran Bretagna e Danimarca entrano nell’Unione nel 1973. Nel 1981 con l’ingresso della Grecia abbiamo un’ “Europa dei Dieci”, mentre, parallelamente, l’Unione Sovietica organizza la “sua Europa”. Nel 1989 il leader socialista Bettino Craxi lancia l’idea della moneta unica, osteggiata dalla Thatcher; nello stesso anno crolla il muro di Berlino e si pongono nuovi orizzonti per l’allargamento dell’Europa. Nel 1992 entra in vigore il trattato di Maastricht, con i famosi cinque parametri. Nel 1990, con gli accordi di Schengen, si sopprimono i controlli sulle persone alle frontiere intercomunitarie. Nel 1990 entra nell’Europa la ex D.D.R. e nel 1995 nasce l’ “Europa dei Quindici”, con l’ingresso di Austria, Finlandia e Svezia. Tutto però procede con difficoltà, poiché nei cittadini prevale sempre un sentimento di prevalenza per la propria patria, anziché per un processo di unificazione vera. Contestualmente, il 1° Gennaio 1993 vengono eliminate le barriere doganali. La nascita ufficiale dell’Euro viene fatta risalire al 1° Gennaio 1999, quando viene introdotto all’interno di undici Paesi (Francia, Belgio, Italia, Austria, Germania, Finlandia, Irlanda, Lussemburgo, Olanda, Spagna, Portogallo), ma è nel 2002, precisamente il 3 Maggio 2002, che l’Euro diventa la valuta ufficiale dei Paesi dell’Unione monetaria europea. Nei dodici Paesi aderenti alla Moneta unica vengono fatte circolare otto monete e sette banconote in euro. Rimangono fuori il Regno Unito e la Danimarca, per i quali vige una deroga al Trattato di Maastricht. Anche la Svezia ha deciso, nel 1997, di non aderire alla moneta unica. Oltre ai Paesi membri dell’Unione, altri piccoli Stati come la Repubblica di San Marino, Città del Vaticano e il Principato di Monaco adottano l’euro come moneta circolante. Negli anni successivi la valuta è stata progressivamente adottata da altri stati membri, portando all’attuale situazione in cui diciannove dei ventisette stati UE (la cosiddetta Zona euro) riconoscono l’euro come propria valuta legale. Mercato Unico, 4 libertà fondamentali: libera circolazione delle merci; libera circolazione delle persone; libera circolazione dei capitali; libera circolazione dei servizi. Poi: Unione Monetaria e Unione Bancaria, diritti e tutela dei diritti umani, ma ancor più le fondamenta di una pace duratura. Si può fare di più e meglio’ Certo. Unificazione fiscale, federazione Europea, superamento del Consiglio qualificando il ruolo del Parlamento Europeo; elezioni universali dei componenti il Parlamento, unificazione dei modelli contrattuali e retributivi e del minimo salariale, unificazione delle normative in materia di lavoro e di Welfare, e tante atre riforme possibili, solo se ci battiamo per una crescita dell’interesse e del rilancio dell’Europa. L’Italia exit è solo una pazzia, di chi è privo di idee e punta all’avventura. Su questo dobbiamo confrontarci, su questo terreno culturale in cui il socialismo può ritrovare la sua identità e ragione di rivendicare un ruolo e un consenso per il bene dei lavoratori e del nostro Paese.

Alberto Angeli