Domenica voto NO contro l’autocrazia, di M. Luciani

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Massimo Luciani

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Spero che domenica 4 fallisca il miserabile tentativo di contrabbandare per anticasta e per contenimento di costi l’impresentabile pateracchio che modifica chiavi in mano 47 articoli della Carta Costituzionale.
Nel vecchio testo vi erano principi comprensibili a chiunque, nel nuovo testo si inseriscono regolamenti oscuri ai più.
La parte peggiore è quella che riguarda il presunto superamento del bicameralismo perfetto, ma anche per i fautori del monocameralismo non può che essere riconosciuta come peggiorativa la modifica che si vuole introdurre.
Si dice che si supera il bicameralismo perfetto affidando al nuovo Senato compiti quasi esclusivi di rappresentanza delle istituzioni territoriali, quasi una elevazione di rango della Conferenza Stato-Regioni, punto. Non è così: il nuovo Senato “Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione
degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea”. Ma se gran parte dell’attività legislativa consiste proprio nel recepimento di indicazioni della UE e veramente si pensa di affidarle a Sindaci, Presidenti di Regioni ed esponenti di giunte che dovranno andare a Roma solo 3-4 volte al mese è evidente che al massimo potranno soltanto certificare con il visto provvedimenti che saranno così sottratti alla sovranità popolare. Non potranno programmare alcuna attività dal momento che i mandati dei senatori scadranno ciascuno in corrispondenza delle elezioni amministrative e comunali del territorio di appartenenza.

Si dice che si vogliono ridurre i costi della politica, ma per ridurre le retribuzioni e i vitalizi non occorre modificare la costituzione: sarebbe molto più facile, basterebbe volerlo.
In realtà si vuole rafforzare i poteri dell’esecutivo perché gli “investitori” chiedono governabilità. Lo dimostra la corsia preferenziale che si vuole istituire con il “voto a data certa” sui disegni di legge “essenziali per l’attuazione del programma di governo”. Si vuole limitare la sovranità popolare sottraendo poteri al suffragio universale e affidando sempre di più le decisioni alla tecnocrazia e all’autocrazia degli specialisti. Se si accresce la governabilità riducendo la rappresentatività il risultato è più autocrazia e meno democrazia

In realtà si accentrano poteri e dove si accentrano i poteri il sistema che si vorrebbe rendere più stabile diventa invece più vulnerabile. Il rischio della svolta autoritaria nei sistemi accentrati è una categoria del novecento, divenuta ormai obsoleta? Quel rischio non è più reale? Mah! Mi permetto di dissentire.

Però qualcosa la possiamo dire senza tema di smentita: di leggi non se ne fanno poche, ma troppe, più che in qualsiasi altro stato dell’Unione Europea. Di solito non si seguono procedure troppo lunghe, a meno che non si tratti per esempio di conflitto di interessi, ma troppo veloci: la Monti-Fornero Pensioni, il Jobs Act sono validi esempi. Ma soprattutto diciamo che le leggi sono tanto peggiori quanto maggiore è la governabilità. L’Assicurazione Generale Obbligatoria, Lo Statuto dei Lavoratori, la Scala Mobile dei salari, ma anche il diritto di famiglia, la Basaglia, il Servizio Sanitario Nazionale li abbiamo conquistati quando i governi erano instabili, le legislature duravano poco più di un anno, l’opposizione era forte, il salario era una variabile indipendente, gli operai volevano il figlio dottore. Tanto disordine, ma tante conquiste.

Massimo Luciani

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