Sessanta anni fa la carica a Porta San Paolo. di M. Zanier

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É per me un grande onore partecipare a questa manifestazione importante e portare i saluti della FIAP.

I fatti di Porta San Paolo, vanno ricondotti al clima pesante del governo Tambroni del 1960 e al fatto che la Dc aveva respinto le istanze di Amintore Fanfani, che voleva aprire il governo monocolore ai socialdemocratici nel 1958 per superare la formula del centrismo: messo in minoranza dalla maggioranza del partito, contraria a questa prospettiva, è costretto l’anno dopo alle dimissioni da segretario e da capo del governo. Ad esso segue il II governo Segni che nel luglio 1959 giustifica in Parlamento l’intervento delle forze di polizia con bombe lacrimogene allo sciopero dei marittimi a Torre del Greco (NA), ricevendo l’appoggio dell’Msi e provocando dure reazioni fra i partiti di sinistra. In quella fase storica va detto che i liberali di Giovanni Malagodi erano estremamente duri con le possibili aperture della Dc verso i partiti della sinistra e il 20 febbraio 1959 fa un discorso di rottura verso quel partito, mentre Saragat auspica un governo Dc – Psdi – Pri con l’appoggio esterno del Psi. Il 23 febbraio il PLI ritira l’appoggio al governo.

Il 25 marzo 1960 nasce il governo monocolore democristiano Tambroni che si regge sull’appoggio esterno dell’Msi guidato da Giorgio Almirante. E’ una svolta pesante perché Almirante aveva avuto delle responsabilità gravissime nella Repubblica Sociale Italiana, avendo firmato lui dopo l’8 settembre 1943 il decreto legge che obbligava i militari italiani e i ribelli in montagna a consegnarsi ai fascisti o ai tedeschi o ad essere fucilati[1].

Il governo Tambroni non sarebbe durato per fortuna che pochi mesi soltanto ma il suo ricordo è ancora molto vivo. La sua decisione di dare spazio ai fascisti e autorizzare il Congresso missino a Genova, città medaglia d’oro della Resistenza liberata dai partigiani il 23 aprile 1945, aveva fatto insorgere moltissimi lavoratori del porto e delle fabbriche, la protesta si era estesa ai professori universitari e soprattutto a migliaia di ragazzi giovanissimi che scendevano in piazza per la prima volta. La repressione delle forze dell’ordine era stata violenta. Ma l’indignazione e la protesta degli antifascisti non si sarebbe fermata: il 28 giugno Sandro Pertini avrebbe detto a Genova in un discorso memorabile davanti a una folla oceanica che quel Congresso era stato convocato non per discutere, ma per provocare, per contrapporre un vergognoso passato alla Resistenza, cogliendo il nocciolo della questione.

Nella manifestazione genovese del 30 giugno in quella città saranno 75 i feriti e i contusi tra i manifestanti caricati dalla polizia mentre rientravano a casa alla fine del corteo[2]. Ma il risultato della mobilitazione fu straordinario: il 2 luglio il Congresso missino a Genova viene annullato e il Msi minaccia di ritirare l’appoggio al governo. Il giorno dopo su l’«Avanti!» Nenni scrive che Genova rappresenta la risposta al tentativo governativo di inserire i residui fascisti nella cittadella democratica.

I fatti del 6 luglio 1960 a Porta San Paolo sono da inscriversi in questo contesto in un momento storico preciso: erano passati solo 15 anni dalla fine della Resistenza. La manifestazione di quel giorno contro il governo Tambroni, si badi bene, era stata inizialmente autorizzata dalla Prefettura e solo il giorno prima l’autorizzazione venne negata per motivi di ordine pubblico. Una provocazione? Comunque difficile e complicato comunicare a quel punto ai tanti partecipanti che la manifestazione non si sarebbe svolta più. Di fatto la repressione delle forze dell’ordine fu qualcosa di terribile: per la prima volta dal dopoguerra viene usata la cavalleria contro una manifestazione pacifica. La prima pagina de «l’Unità» del giorno dopo parla di migliaia di poliziotti scagliati contro la folla che portava corone ai martiri antifascisti, di deputati comunisti e socialisti fermati, insultati e percossi, di centinaia di fermi e di feriti, di rastrellamenti nelle case[3]. Fortissima sarà l’eco in Parlamento delle forze democratiche che chiederanno spiegazione al governo delle violenze contro i manifestanti in piazza.

I fatti di Porta San Paolo avvengono subito dopo la rivolta popolare e lo sciopero generale di Genova e prima dei fatti di Reggio Emilia con cinque morti il 7 luglio e i quattro morti l’8 luglio in Sicilia.

La CGIL, che l’8 luglio proclama lo sciopero generale in tutta Italia è, accanto ai partiti antifascisti, agli operai, ai professori, agli studenti e ai molti altri che scesero in piazza, uno dei protagonisti della rivolta contro un governo troppo tenero con le idee e le iniziative neofasciste e tra le forze che ne determinano la caduta il 19 luglio.

La cavalleria che scende in piazza il 6 giugno a Roma guidata da Raimondo d’Inzeo a bastonare i manifestanti indifesi e intimidire i molti parlamentari che aprivano il corteo è il segno per tutte le forze politiche e per la Dc in particolare, che le cose in Italia dovevano cambiare. E non sarà un caso se due anni dopo Aldo Moro, nell’VIII Congresso della DC a Napoli, il 27 gennaio 1962, parlerà del Psi come di una riserva alla quale attingere […] per un più stabile equilibrio in seno alla democrazia italiana chiarendo inoltre l’evidente inutilizzabilità di una destra retriva, diffidente del nuovo, minacciosa. Il 21 febbraio di quell’anno, il IV governo Fanfani sostenuto da Dc, Pri e Psdi con l’appoggio esterno del Psi, cambierà la storia recente del Paese, inaugurando la lunga stagione del centro-sinistra che realizzerà delle riforme fondamentali per la modernizzazione del Paese.

Marco Zanier.

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[1] Simonetta Fiori, «Almirante e gli scheletri di Salò»,  «la Repubblica», 29 maggio 2008

[2] «Drammatica giornata di lotta antifascista nelle piazze di Genova», «Avanti!», 1° luglio 1960

[3] «Fiera battaglia antifascista a Roma contro un selvaggio attacco della polizia», «l’Unità», 7 luglio 1960

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