Ripartire dai territori, di S. Valentini

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Sandro Valentini

di Sandro Valentini

L’Assemblea del 13 maggio, promossa dai firmatari dell’Appello per la nascita a Roma di Case per la sinistra unita, è stata un successo sotto tutti i punti di vista.
Per la partecipazione, oltre 120/130 quadri provenienti dalle file dei partiti, del sindacato e dell’associazionismo. Per i contenuti, le due relazioni e le quattro comunicazioni e poi gli interventi hanno chiaramente indicato il contesto politico europeo, italiano e persino romano dentro il quale vogliamo produrre conflitti, lotte ed iniziativa politica e gli assi strategici su cui intendiamo muoverci.
Dall’assemblea è emerso insomma limpidamente il nostro progetto, che prescinde e va ben oltre il risultato elettorale della Lista Tsipras, che sosteniamo con tanta e tanta determinazione.


Non siamo così sciocchi da non comprendere il grande valore di un buon risultato elettorale della lista. Sarebbe una significativa inversione di tendenza rispetto al susseguirsi di disfatte politiche e di risultati elettorali catastrofici raccolti dalla sinistra negli ultimi anni in diverse consultazioni elettorali. Sappiamo bene che un risultato positivo aprirebbe a sinistra nuovi positivi scenari e processi. Anche per questo sosteniamo, senza riserve e senza farci invischiare nella “guerra delle preferenze” la lista.
Sappiamo però – e non ce ne voglia il Coordinamento elettorale della lista – che questa operazione resta pur sempre una operazione elettorale, nonostante gli enormi sforzi unitari, l’impegno degli intellettuali e dei gruppi dirigenti e associazioni che convintamente hanno promossa la nascita della lista e l’hanno sostenuta nella raccolta delle firme. Un bel cartello purtroppo resta, incapace di trasformarsi in un centro propulsivo che moltiplichi forze ed energie attorno a un chiaro processo di rinascita di una moderna sinistra del XXI secolo.
Da qui noi partiamo, dalla necessità di andare oltre il risultato elettorale, di guardare avanti indicando un percorso, di avere insomma un progetto che il dato elettorale può accelerare o frenare, ma non mettere in discussione.
Abbiamo individuato nelle Case per la sinistra unita – Case per la sinistra e non Case della sinistra, anche qui per indicare una processualità – lo strumento per lo sviluppo dal basso di un processo unitario che sia un moltiplicatore appunto di forze ed energie, non la semplice sommatoria di debolezze, come in questi anni è drammaticamente accaduto.
Case per la sinistra per dire, in altre parole, ripartiamo dai territori. Un progetto che non annuncia un processo costituente, promosso e composto non si sa bene da chi, a meno che non si voglia nuovamente commettere l’esiziale errore della spartizione/sommatoria tra sigle, aree e partitini fino ad annichilire il processo costituente stesso. Noi, al contrario, siamo per l’apertura di un processo plurale e di massa, aperto alla società e ai movimenti, insediato nel mondo del lavoro, nei luoghi di studio, nei territori.
Un processo innovativo che recuperi il concetto migliore sia di rappresentanza che di delega, oggi sacrificati e messi in discussione da una politica sempre più distante dalle esigenze dei cittadini e delle cittadine. E a noi ci pare che le Case per la sinistra siano lo strumento più idoneo per sostenere e valorizzare sia la partecipazione democratica, sia il conflitto sociale e sia per ricercare un nuovo spazio pubblico per uscire dalla crisi della sinistra.
Tanto si discute e si parla di innovazione. Ecco, noi consideriamo le Case per la sinistra uno strumento innovativo rispetto alle pratiche di questi anni. La scelta di ripartire dai territori promuovendo e favorendo un lavoro comune di analisi e proposta politica, accompagnata da una intensa attività sociale è alla base della forza del nostro progetto per costruire e unire, partendo appunto da un lavoro di insediamento e di radicamento nei territori, una nuova e moderna sinistra.
Per noi il processo costituente per un nuovo soggetto politico della sinistra e le Case per la sinistra unita sono le due facce della stessa medaglia. Sono la stessa identica cosa, hanno lo stesso identico significato.
Un percorso che non si esaurisce in un appuntamento elettorale, ma è un lavoro di lunga lena che dovrà mettere in discussione tante vetuste certezze con la pratica democratica di “una testa un voto”.
Proprio perché sosteniamo un processo costituente dal basso, che sia un vero e proprio movimento che superi le drammatiche debolezze di oggi della sinistra italiana, siamo altresì convinti che questa nostra iniziativa, partita il 13 maggio con il piede giusto, sia destinata a non essere circoscritta alla realtà romana – anche perché tutto ciò che accade a Roma ha grande risonanza nazionale – ma sarà guardata con simpatia e interesse in tutta Italia. D’altronde ci giungono notizie e informazioni di iniziative simili alla nostra in corso, pur a “pelle di leopardo”, in tutto il territorio nazionale.
Attenzione allora a non disattenderle! Non possiamo permetterci di accumulare altre macerie. Siamo invece chiamati all’impegno di rimuoverle per aprire una fase nuova a sinistra.

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Un pensiero riguardo “Ripartire dai territori, di S. Valentini

    Giorgio Pesce ha detto:
    23 maggio 2014 alle 10:07

    La prima cosa da fare è che ogni compagno abbandoni da subito la propria bandierina di provenienza che oramai non serve più.

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