La scuola secondo Draghi. di D. Lamacchia

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Nel suo discorso di investitura al senato nell’affrontare il tema della scuola ciò che mi ha colpito è stato il riferimento alla scuola privata e alla possibilità dei ragazzi (le famiglie) di scegliere tra alternative.

A partire da un costo base ognuno deve poter scegliere tra scuola pubblica e scuola privata. In sostanza un vecchio obiettivo, in parte già attuato, di finanziare le scuole private, in prevalenza scuole cattoliche. In apparenza questo concetto è giusto facendo credere ad una parità di costi tra le due alternative. In realtà la parità è un inganno perché nella realtà i costi si moltiplicano, ai costi per la scuola pubblica si aggiungono quelli per la privata. A meno di ridurre sensibilmente i primi. Cosa attuata dai precedenti governi di matrice centro-destra. Sappiamo tutti come una scuola rinnovata significhi innanzitutto investimenti, forti, in edilizia scolastica. Per rinnovarne la sicurezza e soprattutto per raggiungere l’obiettivo di dimezzare il numero di alunni per classe, se si vuole attuare una didattica degna del nome. Si aggiungano i costi per l’aumento di personale, insegnante e non, e miglioramento della logistica complessiva e si ha un’idea del volume degli investimenti necessari.

Come è possibile, in pratica distinguere tra pubblico e privato? Gli investimenti richiedono sin dall’inizio di stabilire che indirizzo avere, diversamente si ottiene solo spreco senza raggiungere gli obiettivi. Che dire dell’implicazione sul piano sociale di uno sviluppo delle private? Si favorirebbe la creazione di scuole di serie A e scuole di serie B. Indovinate a chi andrebbero le une e a chi le altre. La scuola è l’elemento base per la creazione di ascensori sociali. Se si vuole dare ad ognuno pari opportunità sociale si deve garantire ad ognuno pari opportunità di formazione!

Veniamo al discorso del pluralismo. Ai sovranisti dell’ultima ora non viene in mente che ogni discorso sull’unità nazionale passi attraverso una unità della formazione? Perché allora la spasmodica richiesta di interventi nel privato? Il pluralismo vero è il pluralismo nella scuola non delle scuole. Si cominci con l’introduzione dello studio della storia delle religioni e non di una sola di esse, per esempio. La scuola deve essere mirata alla formazione di cittadini coscienti e critici non solo di cittadini-produttori. Non si deve sapere solo come ma anche perché.

Riformare la scuola quindi significa avere chiara una visione dello sviluppo sociale che si intende avere per adeguare organicamente la formazione dei suoi componenti. E’ necessario impedire perciò l’esistenza di scuole private? Assolutamente no! Chi la vuole è libero di farla, ma se la paghi! Riguardo ai contenuti scolastici? Sarebbe troppo lungo, magari un’altra volta…Solo una domanda, saprà la sinistra capace di difendere la scuola pubblica? Speriamo!

Donato Lamacchia

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