Stop austerità! Partita la raccolta firme per il Referendum contro il Fiscal Compact, di M. Luciani

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Come è noto il Referendum Abrogativo sull’autorizzazione dei trattati internazionali in Italia, diversamente che in altri paesi europei, è incostituzionale.

Al solo fine di garantire il rigido rispetto del Fiscal Compact, però, in Italia è stata modificata la Carta Costituzionale e tale modifica secondo la Corte di Cassazione può essere sottoposta a Referendum Popolare. Sarà la Corte Costituzionale a pronunciarsi in via definitiva quando verranno consegnate almeno 500.000 firme valide.

Con la legge 243 del 2012 la maggioranza delle larghissime intese del governo Monti introdusse per deliberata scelta, non essendo in alcun modo obbligata, un vincolo di subalternità del nostro paese alle volontà della Commissione Europea e della BCE.

Il provvedimento fu approvato con maggioranza superiore ai due terzi del Parlamento e, perciò, non fu necessario il Referendum Confermativo.

La nuova norma, modificando l’articolo 81 della Costituzione italiana, stabilisce l’obbligo del pareggio di bilancio rendendo, nei fatti, incostituzionale la dottrina keynesiana del finanziamento in deficit (il “deficit spending”).

In forza di tale nuova norma i cittadini non hanno più facoltà di dare mandato ai loro rappresentanti di decidere una politica economica diversa da quella neo-liberista.

Gli effetti del neo-liberismo nella crisi economica e finanziaria sono sotto gli occhi di tutti: dal 2007 al 2013 le misure di austerità introdotte nel nostro paese hanno raddoppiato il tasso di disoccupazione, non solo riducendo il numero totale degli occupati, ma impedendo anche agli anziani di andare in pensione per far posto ai giovani; hanno ridotto il PIL reale del 9% e hanno aumentato il peso del debito sul PIL dal 103,3% al 132,7%. Un ulteriore stock di debito di 70-80 miliardi è in arrivo e deriva dal ritardo dei pagamenti delle Pubbliche Amministrazioni verso terzi. E per fortuna che lo spread è diminuito…

Il quadro appena descritto smentisce in modo categorico le teorie secondo le quali per ridurre il debito bisogna ridurre la spesa perché invece, così facendo, si innesca una spirale recessiva senza fine che, nel tempo, aggrava sempre di più il debito sovrano invece di ridurlo.

Sulla strada della continuità con questa politica neo-liberista si sta muovendo il governo Renzi che ha confermato nel Documento Economico e Finanziario (DEF) gli impegni del patto di bilancio europeo (Fiscal Compact), salvo poi promettere una flessibilità sugli impegni immediati che, oltre a dover essere compatibile con l’articolo 81 della Costituzione modificato, in un quadro siffatto, rinvia i problemi a tempi successivi, ma, rinviandoli in questa prospettiva, inevitabilmente li aggrava.

Sarà compito dei candidati della Lista Tsipras e del GUE prendere le iniziative atte a cambiare gli accordi vigenti nell’Unione Europea che stringono il cappio al collo delle economie più deboli: dal Fiscal Compact al Fondo Salva Stati ai regolamenti six pack e two pack che mettono sotto tutela gli stati membri in quanto prima di varare la legge di bilancio devono farsi approvare il progetto di bilancio. “Avete fatto i compiti?” non è una battuta!

Intanto però occorre sviluppare nel nostro paese, qui ed ora, la mobilitazione politica e sociale per raggiungere l’obiettivo ancorché parziale di rendere di nuovo possibile, almeno di diritto se non di fatto, l’investimento pubblico senza il quale non ci sono né sostegno alla domanda interna, né programmazione economica.

Con i 4 quesiti del Referendum abrogativo della legge 243 i cittadini possono cancellare le limitazioni introdotte in senso restrittivo e rendere possibili sostanziali cambiamenti di segno della politica economica e sociale del nostro paese.

La mobilitazione referendaria deve perciò concentrare al massimo le forze di un vasto campo di soggettività politiche e sociali che comprenda almeno tutte le organizzazioni e gli organismi che hanno animato l’esperienza della Lista Tsipras, settori del PD, la CGIL, la sinistra sociale e diffusa, sapendo che superare il mezzo milione di firme e raggiungere la soglia di sicurezza entro settembre, dovendo attraversare agosto, è un obiettivo ambizioso, raggiungibile solo a condizione di uno straordinario impegno pratico la cui responsabilità ognuno deve assumere su se stesso.

Le Case per la Sinistra Unita a Roma sono a disposizione per partecipare alla raccolta delle firme e all’organizzazione dei tavoli.

CONTATTATECI!

Massimo Luciani

 

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