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Il negazionismo e l’angoscia del nulla. di A. Angeli.

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Non credo sia possibile stabilire una data storica alla quale riferire la data di nascita del negazionismo. Forse dal racconto biblico in cui Noè, chiamato a costruire l’Arca sulla quale trasferire tutti gli animali della terra con la sua famiglia, nella previsione del diluvio universale, venne irriso e calunniato dai suoi concittadini che negavano la possibilità di essere stato avvertito da Yahwè. O, scorrendo la bibbia, fermando l’attenzione sulla parte dedicata a Pietro, ricordare la sua negazione: “Nel frattempo, mentre Pietro sedeva nel cortile, una serva gli si avvicinò e gli disse: «Tu eri con Gesù, perché venite tutti e due dalla Galilea!» Ma Pietro lo negò a gran voce, dicendo: «Non so nemmeno di che cosa stai parlando!» Più tardi, fuori dal cancello, una altra serva lo notò e disse a quelli che stavano lì intorno: «Questʼuomo era con Gesù di Nazaret!»Di nuovo Pietro lo negò, stavolta con un giuramento: «Non lo conosco nemmeno quellʼuomo!» disse. Ma, poco dopo, alcune persone gli si avvicinarono e gli dissero: «Sappiamo che sei uno dei suoi discepoli, si capisce dal tuo accento che sei della Galilea!» Pietro cominciò a maledire e a spergiurare. «Non lo conosco nemmeno quellʼuomo là!» diceva.

Improvvisamente il gallo cantò. 75 Allora Pietro si ricordò di ciò che Gesù gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E si allontanò piangendo amaramente”.  Ma è il negazionismo dell’Olocausto, della shoah, quello che più ha segnato e segna la storia, che nel tempo si è trasformata in una corrente di pensiero antistorica e antiscientifica il cui principale assunto è la negazione della veridicità dell’Olocausto, ossia del genocidio degli ebrei da parte della Germania nazista.

Oggi, alla schiera dei negazionisti si sono affiancati gli anti-complottisti compulsivi, i revisionisti o storicisti, gli anti cospirazionisti, i no vas, i  no covid, i no mask, insomma una falange di paranoici che si oppongono  a tutto, anche alla scienza, ritenuta al servizio del potere politico e economico. Le aziende farmaceutiche producono e diffondono il virus, poi speculano sui prodotti sanitari, sulle medicine per le cure, i vaccini. La politica o i politici impongono provvedimenti illiberali, coercitivi, con lo scopo di esercitare un dominio sulla società, il controllo assoluto su ogni aspetto della vita civile, comunitaria. Tutto per coprire “il complotto demo-pluto-giudaico-massonico, è la leggenda dei negazionisti, una sindrome incurabile ma decisamente preoccupante poiché mette sempre come previsione un complesso di fatti persecutori e, ci spiega Umberto Eco, l’integrità del popolo”. E’ dall’analisi del loro linguaggio che si coglie il vuoto di una logica capace di rendere proprietà formali alle cose del mondo. Ecco, appunto, il linguaggio: “Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere”, così conclude le 7 proposizioni del Tractatus Wittgenstein, una lettura che aiuta a comprendere il linguaggio e a distinguere quelle proposizioni che non sono false ma assolutamente insensate e alla loro insensatezza non possiamo rispondere mettendole in dubbio o negarle, perché si può dubitare e sottoporre a confutazione solo ciò che è esprimibile in termini di verità o falsità. Allora, al negazionista, rimane solo l’ambito dell’angoscia che, come scrive Heidegger, si presenta come un’esperienza del niente, preda della paura, “ che è paura di nulla” chiarisce, poiché il suo oggetto rimane indeterminato.

L’indeterminatezza, è il terreno in cui i negazionisti convogliano le paure, il vuoto del pensiero che ha rinunciato a pensare; insomma il Regno della solitudine in cui si ritrova il negazionista una volta dismessi i simboli nei quali si è avvolto, nascosto durante la prova della sua esistenza consumata nel teatro delle insensatezze.  Qui non ci sono messaggi da lanciare, come salvagente lanciato per recuperare senso e significato di idee e modelli culturali,  poiché il mare in cui si dovrebbe esercitare il soccorso è il nulla, ovvero il centro della paura. E il superamento della paura è un lavoro che spetta agli psicologi, non alla cultura e al confronto politico.

Alberto Angeli