Si vis pacem para bellum. di R. Papa

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Noi che abbiamo vissuto protetti dall’art 11 della Costituzione.

Noi che siamo scesi in piazza contro la guerra in Vietnam.

Noi che abbiamo pensato ad un mondo pacifico e pacificato

Noi non ci siamo resi conto che la realtà andava verso un’altra meta.

Noi che ci siamo affidati, per scelta, al Patto Atlantico (4 aprile 1949) ma potevamo scegliere di stare sotto la protezione del Patto di Varsavia, ci troviamo oggi ad interrogarci sulla necessità di apprestare una difesa del nostro mondo e di chiederci se la scelta “pacifista” sia la strada giusta o come io ritengo quella di essere “contro la guerra”. Questa scelta però presuppone di dotarci di un esercito nazionale e/o europeo. Che sia in grado di contrastare eventuali attacchi da parte di “Stati canaglia”.

Il risorgente imperialismo russo con l’invasione dell’Ucraina, il mai sopito terrorismo islamico con l’attacco di Hamas ad Israele, il nuovo protagonismo dell’Iran e della Cina impongono anche a noi che “siamo contro la guerra” di predisporre, una volta venuto meno il dialogo e le relazioni diplomatiche, efficaci risposte anche armate.

L’ipocrisia che per decenni abbiamo accettato la narrazione sugli “eserciti di pace” l’altra faccia dell’esportazione della democrazia, hanno reso il nostro mondo debole e permeabile alle azioni, per ora avversarie, domani nemiche.

Forse abbiamo troppo presto elaborato la paura della guerra, accettando che sulle nostre strade stazionino mezzi dell’esercito. Da due anni a questa parte abbiamo visto il nostro mondo scivolare lentamente verso una guerra: prima l’Ucraina, poi Israele, ora lo Yemen. Tre situazioni che potrebbero diventare, se già non lo sono, esplosive. Senza contare i tanti conflitti armati in giro per il mondo che hanno fatto dire a Papa Francesco di “terza guerra mondiale a pezzetti”.

L’Italia spende per la difesa NATO (il famoso obiettivo 2%) solo l’1,46 del Pil, era l’1,51% nel 2022, il picco lo abbiamo toccato nel 2020 con l’1,59.

Secondo il governo neppure quest’anno potremmo raggiungere l’obiettivo del 2% e il Pd (l’ala movimentista-pacifista) ringrazia.

Magari, dicono, rinviando di cinque anni…chissà cosa ne pensano, e come gioiscono, i vari terrorismi islamici e i rinati neoimperialismi!

Oggi non si tratta di difendere le armi, ma di dotare i paesi del Patto NATO di un sistema difensivo tale da funzionare da deterrenza verso possibili e “prevedibili” nemici. Dimenticandoci troppo spesso che l’obiettivo del 2% è stato sottoscritto da governi di centrosinistra e centrodestra.

Siamo un paese che dimentica la propria storia troppo spesso e per il quale risulta più facile fare appello ai “valori”. E allora si tira fuori una volta il valore dell’antifascismo e un’altra del pacifismo. E intanto intorno a noi rinascono venti neonazisti e venti di guerra. Oggi abbiamo la necessità di ridefinire il nostro “antifascismo” e “pacifismo” in funzione di conflitti e guerre che non possiamo ignorare e che ce lo ricordano i milioni di morti sui vari scenari di guerra, perché ci piaccia o meno “siamo tutti coinvolti”.

Siamo un Paese che oltre a vivere sul presente, in questo presente vive alla giornata “tra l’acqua santa e l’acqua minerale”(cit. Leo Longanesi)

Roberto Papa

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