Riccardo Lombardi e il superamento della visione economicistica del socialismo. di G. Giudice

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Giudice Giuseppe

Frasi come una “società diversamente ricca” “se una impresa dovesse conteggiare tutti i costi sociali ed ambientali che produce , sarebbe in perdita , anche con gli attuali metri di contabilità risulterebbe in forte attivo” sono frasi degli anni 60 e 70 di Riccardo Lombardi (che era ingegnere industriale)….frasi profetiche. Lombardi (come ho già detto altre volte) , insieme a Foa , era per sperimentare una uscita da “sinistra ” del fordismo e dei suoi metodi di produzione. Invece avemmo una uscita “da destra” a partire dagli anni 80 . Ci fu l’uso capitalistico delle nuove tecnologie, connesso ad altri fenomeni come la piena libertà di circolazione dei capitali. Ma il Keynesismo applicato nella sua visione “bastarda ” , nei trenta gloriosi, come diceva Joan Robinson , vale a dire il tentativo di creare una sintesi tra Keynes ed il pensiero neoclassico, marginalista (Samuelson , Modigliani) non era l’obbiettivo primario delle socialdemocrazie. . Certo negli anni del compromesso Keynesiano – socialdemocratico che non fu una semplice concessione dei capitale , ma anche il frutto delle battaglie fatte dalle socialdemocrazie e dai sindacati che in Europa produsse il modello sociale più avanzato, con la sviluppo del welfare pubblico, la codeterminazione (nel paesi del centro-nord Europa) e forme di economia mista. Ma per fare queste concessioni il capitale pretese un modello di sviluppo che espandesse al massimo la quantità dei bisogni solvibili (finalizzati alla valorizzazione del capitale)…il famoso consumismo che poi si è esteso in modo metastatico ad una grande quantità di relazioni sociali ed umane. Joan Robinson , nel 1972 disse: ” ma una volta raggiunta la piena occupazione che ne facciamo di questa?” una chiara critica al modello produttivista del capitalismo fordista. E’ questo il problema che sempre assillò Lombardi (che conosceva bene la Robinson) …la sua idea di un nuovo modello di sviluppo tramite la politica di piano la aveva già sviluppata prima. Ma negli anni 70 si presenta in modo drammatico. Il problema era : come dare sbocco politico alle lotte dei lavoratori che non richiedevano non solo più (anche quelle) redistribuzione della ricchezza, ma una modifica del modello di organizzazione del lavoro. Certo ci furono risposte velleitarie e massimaliste, ma anche in pezzi della sinistra storica ci si pone il problema. Se lo pongono , ad esempio Lombardi e Carniti con la idea della riduzione dell’orario di lavoro. Ma tali risposte mettevano in discussione le compatibilità capitalistiche , sul modo di produrre e consumare. Invece l’austerità dei governi di Unità Nazionale si pone il problema di far riprendere la crescita capitalistica con rapporti di forza più favorevoli al capitale, mantenendo inalterato il modello di sviluppo. Poi vengono gli anni 80 su cui si sono scritti fiumi di inchiostro. Ma quale era l’obbiettivo di Reagan e della Thatcher? Con il sostegno dei monetaristi come Milton Friedman? Politiche deflazionistiche e di austerità che dovevano ancor più incidere sui rapporti di forza tra capitale e lavoro. Politica che comunque riguardano l’Inghilterra piuttosto che l’America di Reagan, dove il liberismo funzionò solo nei rapporti tra capitale e lavoro, ma non certo sui conti pubblici dove il keynesismo “militare” di Reagan quintuplicò il deficit pubblico. Poi vengono gli anni 90 , la globalizzazione, ben descritta da Gallino, la resa delle socialdemocrazie al liberismo. E la rottura del 2008 provocato dal keynesismo privatizzato di cui parla Colin Crouch. Ma questo sistema provoca la crisi. Ma questo che dimostra? Che il consumismo resta il motore dello sviluppo capitalistico. La grande crisi della socialdemocrazia è da un lato l’essersi intrappolata nel social-liberismo e l’impossibilità di tornare agli anni 70. Qui il pensiero di Lombardi torna di grande attualità. Il socialismo è mettere l’economia al servizio della società e della casa che ospita la società stessa, l’ecosistema. Il conflitto sociale è un mezzo per raggiungere questo fine. Un concetto ribadito in altri tempi da studiosi come Fromm e Polanyi. E che ritrovo in molti passi del programma del Labour. Che non propone un vecchio concetto “statalista” -socialismo viene da società e non da stato. L’intervento statale è essenziale se è al servizio di un progetto di società, di una società alternativa a quella liberista ed ai suoi processi di mercatizzazione. E quando si interseca (con una politica di piano) sinergicamente con la democrazia economica e con la conquista di spazi di relazioni non di mercato ,solidali , cooperative ed autogestite. LOmbardi lo diceva nel 1978 : occorre oggi una società in cui crescano gli stimoli agli scambi non mercantili.E riprendere un concetto che Lombardi riteneva basilare : la riduzione dell’orario di lavoro a parità di retribuzione, ed un nuovo rapporto tra tempo di lavoro e tempo di vita, sulla base della enorme produttività raggiunte dalle nuove tecnologie digitali che vanno sottratte al dominio incontrollato del capitalismo.

Giuseppe Giudice

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