Una sconfitta referendaria, di A. Angeli

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Una sconfitta referendaria, una batosta elettorale, adesso l’eversione. Rifiutarsi di fare un governo nel Parlamento di una democrazia parlamentare, è non solo ignoranza ma protervia nei confronti dei cittadini elettori.” Il tweet è stato battuto alle 04.26 di ieri, prima dell’alba, ma non basta l’ora a giustificarlo, dal Prof. Gianfranco Pasquino. Professore emerito di scienza politica, con un curriculum di studioso ineguagliabile, per tre volte Parlamentare nelle file dei progressisti, candidato a sindaco di Bologna con una sua lista civica ( con  il 2% dei voti ricevuti ), il giorno 8 marzo ha twittato questa dura frase contro il PD, cioè Renzi. Si può dire: voce dal sen fuggita o arroganza di un intellettuale che si crede un Dio per il suo ruolo elitario nella cultura nazionale?

Egli percepisce un vitalizio da ex Parlamentare ed è da presumere che all’età di 75 anni addizioni a tale importo la pensione di ex professore e altre varie rendite derivanti dalla sua attività di studioso e Professore. Non un pensionato di media tacca o un uomo di media cultura, al quale possono essere perdonate parole eccessivamente offensive o improprie. A costui, al povero pensionato o uomo di poca cultura daremmo della personalità schizoide, all’uomo di scienza, a cui non dovrebbe fare difetto un’antropologia del significato delle parole, possiamo solo guardare sbigottiti e perplessi per l’esegesi con la quale commenta una volontà politica fino a definirla “ eversiva”.

Non la giustifico con l’età, o forse l’ora in cui ha twittato, le 4 appena del mattino. Certamente è l’odio per una persona  e la presuntuosità di essere la sola e unica verità alla quale compete di dare ordine alla vita dei mediocri, anche se comunque chiamati a rappresentare 6 milioni di elettori/cittadini.

Sono tra coloro che avversano decisamente un sostegno ai 5stelle, che sono lontani dalla mia idea di società e di democrazia quanto lo sono le galassie nell’universo infinito. Men che meno mi passa per la testa un appoggio alla destra.

Al voto. Si lavori per percorrere la strada per il voto apportando minime correzioni alla legge elettorale. Sul ruolo delle elites la sinistra deve riflettere e guardare alla storia. Nel momento presente, ad esempio, tutti i media sono collocati nell’area moderata o di destra, vicini alla gande borghesia affaristica. La grande Stampa è orientata a sostenere questo sistema, come anche l’informazione radiotelevisiva è apertamente o di destra o sostenitrice di una linea liberaldemocratica come La Repubblica. Non c’è più un giornale di sinistra né una fonte radiotelevisiva dell’area comunque riformista

 Ritengo, per concludere, che non si comprenderà  mai adeguatamente la forza dei movimenti populisti se non si coglie la natura dell’attuale modello produttivo liberista; se non si lega l’attuale composizione sociale alla crisi economica; se non si individuano le ragioni alla base del processo di impoverimento di massa che stanno subendo le società occidentali. Aggirando tali questioni, si cadrà sempre nel tranello moralistico in cui le elites si adopereranno per riorientare le aspirazioni delle masse, le loro lotte e delegittimare il modello di partito di cui si sono dotate per rappresentare la sintesi delle loro aspirazioni.

 Non si comprenderanno mai adeguatamente i movimenti populisti se non nell’ambito di un’analisi critica dello spogliamento della sovranità economica degli Stati nazionali, frutto del processo di globalizzazione che ha dileguato il controllo della politica sui processi economici generali. Il populismo risponde a questa esigenza di recupero e resistenza nei confronti di queste dinamiche alienanti, e non potrà mai colmarsi il divario tra “popolo” e sinistra se questa non riprende in mano gli strumenti di questa resistenza ai processi della globalizzazione economica, che è, prima di ogni altra cosa, una resistenza popolare e di classe, e solo successivamente una resistenza che accomuna temporaneamente (e in forma mistificata) le ragioni dei lavoratori con quelle di una piccola e media imprenditoria stritolata dal grande capitale transnazionale.

 Certo, la sinistra in Europa attraversa un momento storico difficile. Eppure.., eppure non dobbiamo cedere alla rinuncia. Possiamo partire da qui, dagli errori ( per noi, in Italia, quello di Renzi e della scissione dal PD ), e lavorare con fiducia per la ricostruzione di una prospettiva in cui il ruolo del lavoratore, sia esso professionista, autonomo, dipendente, della classe media, sia sentito come valore e forza culturale per rigenerale una nuova forza riformista che lavora per una società giusta e liberata dalle diseguaglianze sociali ed economiche.

 Alberto Angeli

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