Alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza dopo il Brancaccio, di A. Potenza

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Aldo Potenza

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Credo che nessuno si illudesse sulla facilità di un progetto così complicato come quello di pervenire a conclusioni convergenti nel difficile mondo della sinistra italiana.

La partenza era stata già un segnale non molto promettente giacchè al Brancaccio si ascoltarono fortissime contestazioni dirette anche verso chi, nel variegato mondo della sinistra , aveva condotto un vigoroso ed efficace sostegno a favore del NO al referendum costituzionale.

In tal modo più che unire il popolo della sinistra del no, si scavarono delle tricee che sarebbe poi stato difficile superare.

Un segnale in tal senso venne anche quando Speranza avanzò la proposta di istituire un tavolo (brutta espressione per indicare un luogo d’incontro) per avviare il confronto fra tutte le organizzazioni della sinistra del no e per verificare la possibilità di pervenire alla individuazione delle proposte politiche capaci di unirle con la presentazione di una lista comune.

Anche in questo caso la risposta di Alleanza popolare fu negativa.

Sicchè le strade intraprese da MDP e Alleanza popolare continuarono ad essere separate.
Più recentemente la pubblicazione di un documento politico che ha avuto anche il consenso di massima di Alleanza popolare era parso finalmente l’avvio di una convergenza che sembrava potesse concludersi con la individuazione di una lista comune.

Purtroppo così non è stato, o almeno così sembra dopo la recente dichiarazione di Alleanza popolare e l’annullamento della assemblea del 18 p.v.

Mi sia consentita una prima considerazione. Ammesso che il progetto del Brancaccio prosegua in autonomia e che si siano ravvisate ragioni per cui non si ritiene di dover dare seguito al documento che sembrava essere la base per un accordo, perchè annullare l’assemblea del 18?

Non poteva essere quella l’occasione per chiarire gli aspetti che non convincono?

Le giustificazioni che sono state espresse per l’annullamento di quell’appuntamento sembrano piuttosto nascere da un forte malcontento che viene dalla base del movimento che si era caricata di umori negativi verso una parte della sinistra del no e che oggi avrebbe dovuto accettare un accordo che porta alla conluenza in un unico contenitore elettorale.

Probabilmente la contestazione nasce sia per il metodo, il consenso dato al documento in questione, considerato verticistico, sia per la nomenclatura con cui, dopo le feroci critiche del Brancaccio, si sarebbero dovuto affrontare in una unica lista le elezioni, sia forse per le modlità proposte per la composizione delle liste.
Certo anche MDP non ha favorito con le sue incertezze ed ambiguità la costruzione di un campo comune di impegno. 
Come non ricordare la telenovela con Pisapia?

Come si può dimenticare la continua preoccupazione della sorte del centro sinistra fino a rendersi disponibile ad un accordo se fosse stata modificata la legge elettorale, come se la politica del PD potesse essere valutata diversamente in caso di accordo sulla legge in questione?

Insomma asprezze polemiche,ed altre considerazioni, da una parte, incertezze, e non solo, dall’altra, oggi sembrano far tramontare il progetto di una lista comune che avrebbe dovuto essere, data l’esiguità del tempo a disposizione per compiere un percorso politico più convincente, non una semplice aggregazione di diverse sigle, ma l’avvio di un polo alternativo al centro destra, al PD e ai grillini.

Non so se alla fine qualcosa possa accadere per evitare una competizione a più voci a sinistra del PD, ma in ogni caso la speranza è che dopo le elezioni si possa cominciare a costruire un quarto polo della politica italiana.

Tutto fa prevedere che queste elezioni saranno un passaggio che non consentirà la formazione di un governo stabile e che presto probabilmente si dovrà tornare a votare con una nuova legge elettorale, almeno per allora si spera che si mettano definitivamente da parte le asprezze polemiche e si avvii un percorso politico nuovo, una sorta di Epinay italiana, che consenta di chiamare a raccolta tutta la sinistra riformista, per aggiornare idee e programmi all’altezza dei tempi e favorisca l’emergere di nuovi protagonisti più credibili, senza rottamazioni, ma con la consapevolezza che il cambiamento anche di uomini è necessario poichè nessuno può sempre essere protagonista di tutte le stagioni.

Aldo Potenza

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