Per un manifesto dell’ambientalismo autonomo e socialista. di R. Paccosi

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Paccosi 1

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Faccio una rivelazione: anche se ne parlo molto di rado, della tutela dell’ambiente me ne importa parecchio e da sempre.
Quanto segue è una traccia sommaria per un auspicabile manifesto che sappia fuoriuscire dall’ecologismo di oggi, volto a considerare o comunque comunicare la questione ambientale come tema separato da quello sociale.

Il primo aspetto da demistificare, ritengo consti della prospettiva riformista dei Verdi europei a partire dalla constatazione che, in questa fase storica, il riformismo è stato eliminato dai sistemi capitalisti anche solo come possibilità.
Questo non implica che l’alternativa sia, quindi, l’assalto al Palazzo d’Inverno. Questo significa, invece, materializzare una strategia riformatrice fatta di intervento sociale, istituzionale e accademico-scientifico, che sappia darsi una prospettiva di attuazione lunga decenni.
Nè più né meno, cioè, della lunga traversata compiuta dai conservatori americani, ovvero dalle teorizzazioni strategiche di Leo Strauss negli anni ’50 sino all’elezione di Reagan e all’inzio della controrivouzione liberista mondiale.
Occorre, oggi, la medesima strategia a contenuti invertiti, ovvero una strategia che media con le istituzioni e le leggi esistenti, ma che respinge qualsiasi ipotesi di mediazione col neoliberalismo per ciò che riguarda gli obiettivi finali.

Per quanto invece riguarda l’operazione di marketing imprenditoriale che ha creato a tavolino il brand denominato “Greta Thurberg” e che ha riportato la questione ambientale al centro dell’agenda politica, mi pare assurdo anche solo il fatto di doversi fermare a discuterne.
La prospettiva capitalista della green economy promossa dagli autori del succitato brand, sta chiaramente puntando, nella sua comunicazione, a un attacco ai consumi dei singoli cittadni – perfettamente in sintonia, quindi, con quei principi di austerity e di assottigliamento del ceto medio che sono propri della dottrina liberista-globalista – lasciando immutato il contesto internazionale di competizione globale dei mercati e, quindi, l’accumulazione del profitto e l’ipersfruttamento delle risorse che ne derivano.

Occorre, quindi, una prospettiva autonoma, socialista e di classe del tema ambientale che sappia, a differenza dell’ecologismo fin qui determinatosi nei paesi occidentali, connettere il tema dell’ambiente alle altre questioni strategiche e filosofiche della nostra epoca, e precisamente:
a) l’indissolubilità del tema ambientale col tema della sottomissione della società a un contesto di competizione globale dei mercati; in altre parole, solo un processo di de-globalizzazione può consentire di porre freni e regole all’accumulazione di profitto propria del capitalsimo finanziario transnazionale;
b) a partire da quanto detto al punto a), le formazioni politiche che portano avanti la questione ambientale prefigurandola come compatibile al contesto del liberismo-globalismo e dei suoi trattati internazionali, sono da considerare avversari politici;
c) l’indissolubilità del tema ambientale col tema dell’economia di guerra; non è possibile affrontare la questione ambientale se non si crea, nel mondo, un nuovo ordine multipolare e parzialmente regolato dal diritto internazionale: questo significa che occorre avversare con ogni mezzo disponibile la prospettiva unipolare della Nato e dell’Alleanza Atlantica, volta a provocare guerre, terrorismo, colpi di stato e caos in ogni angolo del pianeta; una prassi guerrafondaia correlata, quasi sempre, a questioni strategiche di gasdotti (Siria, Ucraina) e petrolio (Iran, Venenzuela);
d) a partire da quanto detto al punto c), le formazioni che portano avanti la questione ambientale prefigurandola come compatibile a una visione della politica internazionale favorevole all’interventismo militare di Nato e Stati Uniti, sono da considerare avversari politici;
e) nel contesto storico-filosofico di una Tecnica che si sostituisce all’uomo come finalità della storia e della società e nel contesto, altresì, di sistemi capitalisti in cui si teorizza il post-umano in quanto orizzonte finale eliminante la separazione tra uomo e universo, la questione ambientale si colloca come elemento cruciale; valorizzare la relazione profonda tra l’uomo e la natura primaria, significa infatti bloccare il nichilismo e la razionalità strumentale con cui il dominio della Tecnica – assoggettando nel virtuale ogni ambito dell’esperienza, della creatività e della percezione – sta dissolvendo l’intelligenza critica nonché annullando la protensione della coscienza umana verso il sovrasensibile;
f) la connessione della questione ambientale a quellla dello scontro di classe fra popoli ed èlite economiche, però, deve per inverarsi escludere dal proprio ambito la tesi dell’inesistenza della questione ambientale e/o della sua presunta genesi cospirativa a opera delle èlite suddette.

Riccardo Paccosi

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