25 aprile partigiano a Porta San Paolo, di G. Martinotti

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Nel 70esimo anniversario della Liberazione una folla unita e variegata si è stretta sotto il palco dell’ANPI a porta San Paolo per celebrare il 25 aprile partigiano, onorando il sacrificio delle donne e degli uomini che impiegarono tutte le proprie forze per combattere la sanguinaria oppressione nazifascista.

Tanti gli interventi, susseguiti da applausi calorosi quanto commossi, che hanno voluto ricordare alcuni dei momenti più vividi o cruenti di quei giorni lontani ma presenti. Racconti forti e meticolosi, parole profonde, che ravvivano più che mai la consapevolezza di una lotta ancora in corso d’opera, per realizzare quel sogno di libertà che aveva portato sulle montagne i partigiani.

La loro energica presenza sul palco ha avuto anche il merito, tra gli altri, di allontanare le polemiche che in queste settimane avevano preceduto l’importante giornata di commemorazione. Le “autoesclusioni” della Brigata Ebraica e dell’ANED, che avevano portato l’ANPI nazio­nale alla decisione di can­cel­lare il tradizionale cor­teo, non hanno comunque fatto dimenticare il ruolo che la componente ebraica ha ricoperto nella lotta di liberazione a livello europeo. Un fatto storico che ancora oggi lega quelli che furono le migliaia di partigiani ebrei, comunisti e socialisti, all’odierna minoranza antifascista e pacifista che resiste al fianco dei palestinesi contro le ostilità del governo israeliano.

Appunto, il 25 aprile non è una ricorrenza, la “liberazione” è tuttora da portare a termine. Tra il crescente revisionismo storico, la rinnovata popolarità dell’estrema destra fascio-leghista e le sciagurate politiche reazionarie del nostro governo, l’antifascismo militante è più che mai necessario.

Proprio Tina Costa, 90 anni, staffetta partigiana lungo la Linea Gotica, ci ricorda dal palco che ‘la Costituzione non può essere cambiata’ e che ‘dobbiamo fare in modo che non passi questa vergogna, perché la Costituzione è scritta con il sangue dei nostri combattenti’. Le sue parole sono un chiaro riferimento a quei nuovi squadristi che a colpi di demagogia fanno a pezzi giorno dopo giorno la nostra società ed il principio di eguaglianza tra i cittadini.

Governanti non-eletti che mistificano la realtà, strappano la dignità alle persone e la vita a migranti disperati, ne sbriciolano i diritti fondamentali in nome del profitto, sventrando la democrazia reale per conto di “nuove forze d’occupazione”; multinazionali dispensatrici di miseria e disuguaglianza, che mirano essenzialmente all’espansione globale del capitale, del potere finanziario, del debito soggettivo e della commodificazione delle risorse, a discapito delle istituzioni statali e delle relative politiche per concretizzare la giustizia sociale.

Nel finale c’è ancora il tempo per una sorpresa che scalda i cuori e la memoria. Un cor­teo spontaneo, e non autorizzato, parte dalla piazza alla vosta del Ponte dell’Industria per rendere omaggio alle donne vittime nell’eccidio del 7 aprile 1944.

Sulle note di “Bella Ciao”, tra le bandiere palestinesi, alcuni tricolore ed il grande striscione del comitato per il Don­bass anti­na­zi­sta, è difficile dimenticare che abbiamo il dovere di sostenere la Resistenza ogni giorno.

Giampaolo Martinotti

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