Chi è e cosa vuole Matteo Renzi. di A. Benzoni

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Se avesse voluto far passare il referendum, il Nostro avrebbe dovuto: spacchettare i quesiti; parlare non di costi della politica ma di funzionalità delle istituzioni parlamentari (bastava, per inciso, a questo riguardo, introdurre il meccanismo della sfiducia costruttiva e togliere al senato, come avviene in tutti i paesi di democrazia liberale, la facoltà di votare la fiducia); e, infine, non collegare l’esito del voto alle sue sorti personali (“o tutto o niente”). Se avesse voluto evitare al paese il governo giallo-verde, bastava non porre il veto (e, per giunta, in un talk show…) all’avvio di una trattativa con il M5S. Se avesse voluto marcare, e con chiarezza e davanti al paese, le differenza delle sue posizioni rispetto a quelle del Pd, avrebbe dovuto fare la scissione prima delle politiche e presentare la sua lista; mentre ha fatto eleggere i suoi nelle liste dello stesso Pd, incassare i ministri e poi far nascere Italia viva, avendo cura di lasciare buona parte della sua rappresentanza parlamentare all’interno del vecchio partito. Se avesse voluto modificare la rotta del governo Conte avrebbe potuto farlo benissimo e con buone possibilità di successo, anche a livello di rimpasto; ma ha voluto seguire la via dell’insulto personale, del “ciao” e delle liste di proscrizione. Se avesse voluto migliorare la sua immagine, interna e internazionale, non sarebbe corso a baciare i piedi del principe saudita (e, per la proprietà transitiva, anche del generale egiziano) e proprio all’inizio del mandato di Biden, che ha fatto della difesa dei diritti umani, ovunque calpestati, la sua bandiera e che sta per riaprire il negoziato con l’Iran. Se avesse voluto aprire il dialogo all’interno della coalizione, rivendicando i punti per lui essenziali ma concedendo questo diritto anche agli altri “partners” della coalizione, avrebbe dovuto accettare l’ipotesi di un incontro nella prospettiva di un patto di legislatura e non di un incontro tipo “ok Corral” in cui, però, tutti e due i contendenti hanno le pistole scariche e c’è un terzo che gode. Se avesse voluto evitare le elezioni avrebbe dovuto guardarsi le spalle avendo la ragionevole certezza di avere alle porte una forma di governo tale da evitarle. Se avesse voluto coinvolgere il “popolo bue” a sostegno del suo progetto o dei suoi comportamenti, avrebbe dovuto chiarirli; ciò che si è ben guardato dal fare. E ancora e ancora.

Tornano, a questo punto, d’attualità i due quesiti posti all’inizio. E non nel senso di una domanda retorica che ha già in sé la sua risposta; ma di un problema che deve essere risolto per capire la “ratio” della sua furia rottamatoria o, più esattamente, della minaccia rappresentata dal senatore di Scandicci.

Che Matteo abbia un ego smisurato è assodato; come pure il fatto che questo ego è quello di un bullo toscano che lo manifesta non solo distruggendo i suoi avversari del momento ma anche sputandoci sopra. Durante e dopo l’operazione.

Che Renzi sia un rottamatore nato è evidente; come è altrettanto evidente il fatto che eserciti i suoi talenti distruttivi a danno del partito, delle idee, e delle istituzioni del partito e dell’area in cui si colloca.

Follia? Forse; ma nella sua follia c’è sicuramente un metodo.

E il suo metodo è quello del killer per conto terzi. E questi terzi non sono persone o gruppi in carne e ossa che lo convocano, gli indicano l’obbiettivo e poi lo fanno sparire dalla scena mandandolo in qualche paradiso fiscale a raccogliere il compenso.

E però è un sicario a cui piace stare sulla scena. Mostrando la testa mozza delle sue vittime o facendo la danza della pioggia davanti al loro cadavere a uso e consumo dei suoi aficionados; rappresentati dal senso comune un po’ rancido della seconda repubblica e dei suoi padroni del vapore.

Non si accorge, poverino, che, anche grazie a lui, la politica e la democrazia stanno affondando, con esse, quel Pd che non ha mai avuto né il coraggio per fermarlo. E, con esse, anche lui, abbandonato da tutti.

Non so se riusciremo a salvare qualcosa nella débacle che si annuncia. Sappiamo soltanto che il Nostro non troverà una scialuppa su cui salire.. Sarà, anche se piccolissima, una soddisfazione.

Post scriptum

Se Renzi avesse voluto liquidare politicamente Conte e spaccare i 5S non avrebbe dovuto fare cadere il suo governo Perchè così facendo, ha ottenuto il risultato esattamente opposto.

Se Renzi pensava di essere il protagonista dell’operazione Draghi o comunque di trarne un qualche vantaggio non ha capito nulla nè di Draghi nè della natura dell’operazione. Con il risultato di avere un quadro politico esattamente opposto a quello che aveva in mente.

Morale della favola: il crimine talvolta paga, la stupidità mai.

Alberto Benzoni

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