Salvini non è forte come sembra. di P. P. Caserta

Postato il Aggiornato il

Pier Paolo Caserta

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La Sinistra non cada nella trappola del fronte delle opposizioni che a nulla si oppone e faccia la sua strada. 

Ho riflettuto e complice un po’ di insonnia estiva provo a mettere insieme. Credo che il Salvini che chiede i “pieni poteri” potrebbe essere più debole che mai. Fino ad oggi è stato terribilmente efficiente nel suo essere truce, per la prima volta è apparso truce come non mai ma senza traccia dell’efficienza perfetta messa in campo in un anno di govenro. Sta eseguendo un copione già deciso ma non è vero che abbia il controllo degli scenari che si aprono. Ha voluto suscitare ad arte una crisi di governo prima di settembre per non dover pagare i conti della sua demagogia ma è molto nervoso, la natura del suo consenso si basa esclusivamente sul seguito di folle aizzate contro il nemico fabbricato per esser dato loro in pasto ed è una forma di consenso terribilmente instabile. Sa, quindi, armato di sondaggi e algoritmi, che deve capitalizzare il prima possibile ma ha una gran paura che per ottobre non si riesca a perfezionare gli inevitabili passaggi istituzionali e andare a nuove elezioni. Se dovesse prendere forma l’ipotesi di un governo di scopo che ripari il buco aperto dallo stesso governo giallo-verde senza dubbio getterà quintali di fango sul governo di scopo, ma se si vota in primavera o in estate la bolla del consenso instabile si sarà probabilmente sgonfiata. Salvini ha paura. Non è mai stato così fragile. Improvvisamente si rende conto che non è più padrone del gioco come ha creduto fino ad oggi. Ululando alla luna la richiesta di pieni poteri compie un’evocazione storica sinistra ma tutto considerato debolmente nominalistica. Il suo problema è che il passo che lo separa dal progettato bagno di folla gli appare troppo lungo, forse ha fatto male i conti e verbalizza forzature istituzionali alle quali non è in grado di dare un concreto seguito.

In questo quadro, davanti alla Sinistra si presentano a mio modo di vedere una via maestra e due possibili atti di masochismo. Inizio da questi. La Sinistra italiana sembra avere una pulsione di morte che la porta a scegliere sempre la via più fantasiosa per continuare a farsi del male ed essere marginale. Il primo è pensare di dialogare con il M5S… Il secondo atto di puro masochismo è la strada del fronte unico delle opposizioni. Repubblicano o democratico, lo si chiami come si vuole ma il suo vero nome è fallimento garantito. Significa non aver elaborato fino in fondo quello che è accaduto con le elezioni del marzo del 2018, il cui esito fu proprio la conseguenza del fallimento della linea dei fronti repubblicani contro i barbari che premono alle porte del potere.
La paura di essere se stessi e cedere alla trappola del fronte delle opposizioni assume anche una via subdola perché apparentemente ragionevole e conveniente: “Non c’è tempo”… Scegliendo questa via si condannerà il Paese ad avvitarsi in spirali sempre più involutive e ravvicinate che oscillano tra conservazione e reazione, cioè partiti o esecutori dell’establishment eurista e neoliberista da una parte e Salvini-Meloni dall’altra.
E questa è invece a mio parere la strada: non cedere a ragionamenti che sono solo apparentemente pragmatici e fare la sola cosa davvero concreta: lavorare a costruire la propria casa. Cominciando da solide fondamenta. Bisogna uscire dalla gabbia tecno-populista, che qualunque “fronte delle opposizioni” non fa che sigillare. Dovremmo averlo già visto. In Italia e fuori. In Francia la. linea del fronte repubblicano ha prodotto Macron… La sinistra deve fare il suo proprio lavoro e produrre una mole di analisi materiale capace di leggere la fase attuale del Capitalismo, improntando la sua azione politica di conseguenza a livello locale, nazionale e internazionale. Occorre, in particolare, venire a capo del binomio Tecnica – Mercato, senza sciogliere questo nodo non ha senso nemmeno parlare di Lavoro, Lavoratori, immigrazione… Perché passano di qui le odierne forme di schiavitù, e pertanto passa sempre da qui tutto ciò che nel breve futuro meriterà probabilmente il nome di resistenza. Rovesciare il paradigma economicistico basato sulla competitività esasperata facendo al contempo attenzione al tipo di anticapitalismo che si coltiva per non atterrare su un terreno scivoloso (rossobruno), sul quale la destra conserva per definizione la sua egemonia. Abbracciare una visione chiaramente conflittualitstica che sappia riaggiornare al momento attuale lo sconto di classe, che vede oggi di fronte una sorta di neo-aristocrazia finanziaria di contro a un Terzo stato globalizzato, che va dal ceto medio impoverito dalle politiche di austerity ai migranti e il cui malessere l’internazionale ultranazionalista dei Trump, Bolsonaro, Orban, Salvini ha saputo purtroppo intercettare molto meglio della sinistra. È qui che si rovescia e si smonta tutta la narrazione salviniana – che non per nulla punta ad alimentare la guerra tra poveri mentre fa gli interessi dei ricchi – promuovendo al livello nazionale politiche di protezione dei salari volte a tutelare i ceti medi, per rimuovere le cause materiali dei problemi. Se la narrazione di Salvini mette ceti medio-bassi conto i migranti, la risposta da Sinistra deve essere riconnettere gli ultimi con i penultimi. Non solo con la comunicazione, ovviamente importante, ma anche e soprattutto con politiche economiche e del lavoro che invertano la disastrosa rotta perseguita ad oggi.
Anche Canfora dice ora che la chiave è la socialdemocrazia (vera, non il socioliberismo).
Tutto questo descrive nelle linee essenziali un programma chiaramente alternativo all’austerity e al modello neoliberale che rappresenta anche la condizione di possibilità dell’ultranazionalismo e che sta rispetto a quest’ultimo in un rapporto falsamente alternativo…

Queste cose, sulle quali ovviamente è auspicabile la più ampia discussione possibile, la Sinistra non deve farle con la fretta di un baratro vero o presunto che si sta aprendo sotto i piedi di tutti. Deve farle bene, e deve farle tornando a credere nella sua fondamentale funzione storica. Se si arriverà alle prossime elezioni avendo fatto bene solo una parte di quello che va fatto, sarà molto meglio che aver fatto il nulla assoluto di qualunque fronte delle opposizioni non opposizioni.

Pier Paolo Caserta

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