Un’idea sul rientro dei capitali, di R. C. Gatti

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La possibilità che le trattative con la Svizzera, praticamente abbandonate negli anni dello «scudo fiscale» dei governi Berlusconi, e riprese con Mario Monti nel 2012 stiano giungendo al traguardo è una possibilità reale. E’ un tema molto delicato nelle relazioni bilaterali, e un rush finale è consistito nella visita a Berna dell’allora ministro Saccomanni che ha sostanzialmente posto come «base» per la visita di Stato, che poi Napolitano ha effettivamente compiuto il 20 e 21 maggio scorsi, l’adesione al protocollo per lo scambio automatico di informazioni tra amministrazioni fiscali, firmato da Berna il 6 maggio e seguito da ulteriori round negoziali il 13.
Il decreto già pronto è stato abbandonato in sede di conversione e sarà riproposto in settembre di quest’anno tenendo ferme le indicazioni della Commissione, all’epoca voluta dal governo Letta, nella quale lavorarono per la parte riguardante i reati fiscali della grande criminalità i magistrati Raffaele Cantone e Nicola Gratteri.
I principi della “voluntary disclosure” tanto meno volontaria quanto più si avvicina l’apertura del vaso di Pandora svizzero, consistono nei seguenti punti:
• L’unico beneficio sarebbe la riduzione delle sanzioni in quanto il contribuente dovrebbe dichiarare integralmente gli ammontari evasi e pagare tutte le imposte connesse;
• Con la disclosure non sarebbero punibili i reati di omessa o infedele dichiarazione o di omesso versamento ma non quello di reato fiscale per il quale tuttavia, dimezzando le pene, si faciliterebbe la prescrizione;
A mio avviso e in presenza di una consistente possibilità che tutti i capitali portati in Svizzera possano emergere a seguito di apertura delle banche svizzere alla informativa internazionale (cosa che le farebbe uscire dall’elenco black list), si potrebbe coniugare, da un punto di forza, clemenza e condizioni.
Intendo dire che posto che il pagamento di tutte le imposte è un minimo di legalità che i passati scudi fiscali calpestavano, si può consentire con la cancellazione o riduzione di pene, ma non si dovrebbe perdere l’occasione di una contropartita a questa clemenza.
La mia proposta sarebbe quella di condizionare la cancellazione o riduzione delle pene con una misura di socialità. La condizione da porre potrebbe essere che questi capitali che rientrano devono essere investiti in una speciale emissione di titoli di Stato decennali non trasferibili e ad un tasso attorno al 3%.
I benefici per il Paese sarebbero evidenti, mentre il sacrificio risulterebbe accettabile anche in considerazione delle riduzioni di pena acquisibili.

Renato Costanzo Gatti

tratto dal sito:  http://www.legadeisocialisti.it/lds/index.php/econimia-4/242-renato-costanzo-gatti

 

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