Mese: giugno 2018

La sindrome di Masaniello, di A. Angeli

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Così il Governo Populista ( o della destra-destra ) è nato. Il Prof. Conte, Primo Ministro, e i Ministri da lui proposti hanno giurato di fronte a Mattarella di difendere e servire la Repubblica. Con ostentazione, il due giugno, festa della Repubblica, Presidente del Coniglio e Ministri hanno partecipato alla parata tenutasi nella Capitale. Dunque, nessun’altra manifestazione separata, antagonista, si è tenuta da parte dei pentastellati, come avevano minacciato. Anche il proposito di mettere a ferro e a fuoco il sistema democratico, urlato alla folla e con la folla alcuni giorni prima, invocando la richiesta di impeachment contro il Presidente Mattarella, si è trasformato in una pace politica che, come nella metamorfosi di Ulrich Beck,  ciò che pareva inconcepibile accade.

 E il popolo sovrano, la massa, che nella piazza ascoltava  Di Maio e di Battista scagliare feroci accuse al Capo dello Stato per avere svolto il suo ruolo di garante costituzionale, e partecipava concorde alla strumentale rivolta contro il sistema, urlando e inveendo, avrà certamente deposto le armi e tonificato la gola irritata e l’animo infuriato. E oggi, che i loro divini sono ascesi al potere e immediatamente ne hanno accettato i riti e le consuetudini barocche, forse, guardandoli in televisione sorridere per avere conquistato il Governo del Paese, un qualche dubbio sulla coerenza si sarà proposto come riflessione.

 La sociologia è certamente un fenomeno complesso e il paradigma a cui spesso ricorre per costruire un modello e criteri teorici indispensabili per aprire una visione del mondo, rende questa scienza uno strumento delicato, che solo mani esperte possono lavorare. Eppure, questo epifenomeno riguardante il comportamento delle folle e la psicologia delle masse, pure trascurando Le Bon e Freud, Weber e Durkheim,  ci svela un orientamento preoccupante della vicenda, che la politica e i cosiddetti  esponenti dell’opinion leader hanno l’interesse a valutare e prendere in seria considerazione. Riflettere, cioè sullo spessore della reazione di quel popolo e l’incitamento anti sistema del suo leader, psicologicamente affetto da una distorsione cognitiva, non è da sottovalutare, anzi ci richiama il proverbio pessimistico dell’Asinaria di Plauto e evocato dal filosofo T. Hobbes, homo homini lupus.

La realtà, e il fatto nuovo di cui stiamo parlando, ci ricorda che al termine di questa esperienza le cose non saranno più le stesse, sia politicamente, che socialmente e, forse, anche economicamente. Bisogna infatti mettere in conto che alla conclusione di questa avventura molti dei valori e delle idee culturali su cui abbiamo costruito la nostra società, per la tensione che sembra sprigionarsi dalla nuova realtà politica, potrebbero non avere più alcuna presa sulla società. In molti ci siamo spinti a definire i piani di cambiamento contenuti nel progetto siglato da Di Maio e Salvini,  visioni , solo visioni. In effetti se non hai la possibilità di coglierle sembra che non esistano e siano impossibili. Eppure, eppure tutto sembra rifluire, ritornare ad una certa normalità. Anche i mercati e i trader sembrano essersi disposti in attesa, la stampa, quella più critica ora appare più propensa a dare tempo, a valutare con meno rigore i punti economici e programmatici del progetto, e più indulgente sulla parte sociale, civile, amministrativa.

Nessuno ricorda più che in quel contratto non c’è l’ombra di ciò che dovrà essere l’Italia al termine di questa esperienza ( sempre che si concluda senza drammi ), quale Paese, quale livello di valori, di cultura, di crescita sociale, sarà consegnata alla storia. Tutto questo avviene senza resistenza per l’abbandono da parte della sinistra del suo compito politico, della sua visione sociale,  della cultura che la lotta Partigiana e antifascista ci ha consegnato. A questo punto gli appelli valgono a poco, se non c’è una vera riconsiderazione e riflessione sugli errori commessi, se non si ricostruisce un gruppo dirigente (che richiede tempo e fatica ), insieme alla salvaguardia dei valori che appartengono storicamente a tutte le forze democratiche che si richiamano alla sinistra, al riformismo e al movimento sindacale, di cui ora, in questo momento storico così difficile, è avvertita la debolezza del suo ruolo e della sua visione sociale dei problemi del lavoro, dell’istruzione, della crescita culturale.

C’è da sperare che la vita politica di questo Governo duri quanto la rivolta di Masaniello ( dal 7 al 16 luglio 1647), confidando che sia la stessa popolazione a cacciarli, la stessa che con Di Maio pretendeva la cacciata del Presidente. Speriamo che prevalga il sentimento della rivincita, in luogo della rassegnazione.

Alberto Angeli

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Governo del cambiamento o gattopardesco? di S. Valentini

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È nato i governo 5 Stelle Lega con il tecnico avvocato Conte Presidente del Consiglio. Indubbiamente è una “rivoluzione politica” rispetto al bipolarismo imperfetto tra centrodestra e centrosinistra che ha caratterizzato il Paese negli ultimi 25 anni. Ma la vera domanda da farci è: questo è un governo che ha come progetto la trasformazione, cioè stabilire nuovi rapporti di forza tra capitale e lavoro, a vantaggio di quest’ultimo?
Il “contratto” sottoscritto è molto contradditorio, contiene sia provvedimenti di destra, soprattutto sui diritti civili e sulla fiscalità, sia provvedimenti di sinistra, come il ripensamento della Tav, la difesa dell’acqua come bene comune, la riforma della giustizia e il conflitto di interessi (leggere Berlusconi). Contiene anche misure di buonsenso adottate da quasi tutti i paesi capitalistici per attenuare la povertà. In politica estera ha una visione più distensiva in particolare con la Russia e sulla politica da svolgere in Medio Oriente. E ciò è positivo.
Vedremo se tutti questi provvedimenti saranno attuati e come saranno attuati, quale segno politico prevalente avranno. Tutto il resto sono chiacchiere, compresa l’affermazione retorica di Di Maio che siamo entrati nella terza Repubblica.
Il punto nevralgico è sull’Europa. Si discute molto sull’euroscetticismo delle due formazioni “populiste”, sul loro antieuropeismo. Ma è effettivamente così? Intanto i Ministri degli Esteri e dell’Economia ci parlano di un’altra narrazione, cioè di un governo in forte continuità con i governi precedenti. E comunque non è con visioni sovraniste (molto propagandiste) che si costruisce un’altra Europa, anzi queste visioni, come confermano alcuni paesi dell’Est europeo, sono funzionali a quest’Europa dominata dal capitale finanziario e dall’asse politico imperialista franco-tedesco. Per una Europa dei popoli, delle regioni e delle comunità locali occorre dar vita a livello continentale a un forte movimento che metta in discussione gli attuali assetti di potere e che indichi la via per una profonda trasformazione politica, sociale e istituzionale della UE. A riprova che il governo nato non preoccupa più di tanto basta valutare l’andamento dei “mercati” che non dimostrano di temere una possibile instabilità “del sistema Italia”.
Dunque siamo in presenza di una “rivoluzione politica” ma non sociale, cioè che avvii radicali riforme sociali per una più equa distribuzione della ricchezza, per il lavoro e per ridurre nel Paese la drammatica forbice delle disuguaglianze, per il riscatto del Mezzogiorno. Mi pare l’ennesima operazione gattopardesca all’italiana: cambiare tutto per non cambiare niente! Senz’altro il governo sarà più attento, con una politica sussidiaria e di assistenza più vigorosa, alla povertà, ma nell’ambito di una visione di difesa dello status quo, né più né meno come hanno fatto sia i governi di centrodestra sia di centrosinistra. Dunque, altro che forze anti sistema al governo del Paese!
Considero questo governo un governo di destra, non tanto e non solo per alcuni provvedimenti che intende attuare che hanno spinto Fratelli d’Italia a dichiararsi di astenersi. Lo considero di destra in quanto 5 Stelle e Lega hanno “catturato”, soprattutto per grave responsabilità del Pd e di una sinistra che non c’è, ampi settori popolari di lavoratori, di disoccupati, di precari, di giovani e pensionati, ma anche una parte dei ceti medi impoveriti dalla crisi, in fortissimo disagio sociale. Una parte consistente di fasce popolari sono state inglobate in una politica funzionale a un sistema sempre più dominato dal capitale finanziario, con il pretesto che non ci sono più ideologie, che destra e sinistra non hanno più senso di esistere, ma occorre fare cose concrete senza però stravolgere le ferree regole economiche del sistema.
Rompere questo blocco sociale e politico sarà per l’immediato e il medio periodo arduo. Per questo occorre lavorare per ricostruire la sinistra (non un centrosinistra rinnovato e più avanzato) radicata nel sociale e con un chiaro progetto di trasformazione della società italiana ed europea. Basta con i cartelli elettorali tirati su ad ogni scadenza elettorale (e dunque non credibile), anche se alle elezioni europee bisognerà giungere nel migliore dei modi possibili. Occorre condurre un lavoro di lunga lena e per questo non servono facili e superficiali analisi, come quelle di considerare l’attuale governo fascista e reazionario. Lasciamo tali valutazioni a La Repubblica, quotidiano di quel pensiero liberaldemocratico uscito sonoramente sconfitto dal voto. Il primo vero passaggio da realizzare è che la sinistra italiana recuperi una sua autonomia di giudizio e di pensiero. Le sirene “grilline” o “leghiste”, come il pensiero liberaldemocratico non appartengono alla sinistra, ai suoi valori.

Sandro Valentini