Mese: marzo 2018

Dopo il voto del 4 marzo, un ritorno a Karl Marx, di A. Angeli

Postato il Aggiornato il

Alberto Angeli 2

Marx? Non ci ha mai lasciati ! Non sembri una battuta espressa  con l’intento di mitigare lo stato d’animo di un uomo di sinistra che avverte la fine di un sogno: realizzare una società socialista. Il discorso politico  sul quale il nostro paese sta mettendo a rischio la tenuta democratica, a causa della crisi economica e politica  in cui si avvita il sistema, si sta indebolendo fino ad annullare l’idea di comunicazione politica corretta e fondativa di una forma di valore etico, che Habermas  e John Rawls davano al discorso nella loro approfondita  ed estesa ricerca  sociologica e filosofica.

Il richiamo ai due pensatori ha solo la funzione di una riflessione. che diviene cruciale alla luce degli avvenimenti che stanno investendo il mondo in tutte le latitudini e longitudini  conosciute. Il tema, allora, non è più quello delle relazioni sociali, prescindendo dalle loro implicazioni comunicative, ma come queste siano intese ed interpretate, stando attenti a non incappare nelle manipolazioni informative, le sole capaci di disorientare  la forma dialogante a favore dell’agire strumentale e autoritario.

Dopo  quanto accaduto con il voto del 4 marzo anche i più ostinati avversari della logica devono ammettere che il il risultato elettorale è la prova veritativa di quanto stiamo dicendo. Qualsiasi osservatore onesto e lucido può cogliere nel comportamento delle forze politico-parlamentari, e dei partiti che ne sono espressione, uno sbandamento ai limiti dell’incapacità. La gravità di questa evidenza ha il suo riscontro nella serie delle pesanti sconfitte che si devono registrare sul fronte delle riforme: da quella del sistema elettorale indicato come “italicum”, bocciato dalla Consulta, alla riforma delle riforme, che riguardava parti importanti della Costituzione e delle Istituzioni, sonoramente affossata dal referendum.

Oggi, le forze politiche più rappresentative che si erano impegnate a dotare il Paese di una riforma elettorale: PD, Cinquestelle, Forza Italia e Lega Nord, con un patto ad essa sotteso con il quale si impegnavano a determinare le condizioni per sciogliere l’attuale parlamento e indire nuove elezioni subito dopo l’approvazione della nuova legge, hanno clamorosamente fallito. Né i 5 stelle, né la coalizione di centro destra,  hanno ottenuto un consenso maggioritario indispensabile per procedere alla costituzione di un Governo. Il PD ( il Renzismo ) è uscito sconfitto, annientato da questa prova elettorale. I flussi elettorali indicano che una buona parte dei voti PD sono andati ai 5 stelle, altri, in verità pochi, alla lega, mentre molti sono gli astenuti.

La prima analisi del voto compiuta dagli organi responsabili del PD  post Renziano, senza giri di parole, ha riconosciuto la sconfitta e individuato nell’allontanamento del suo gruppo dirigente dalla realtà sociale, dalle periferie e dal mondo del lavoro la causa prima di questo inevitabile risultato elettorale. Martina è stato confermato reggente e fiduciato a proseguire con un organismo rappresentativo di tutte le culture presenti nel partito.  Nessun Aventino, dunque, ma un’apposizione consapevole dei grossi problemi che gravano sul Paese e sul mondo del lavoro, dei giovani, degli esclusi  e dei più deboli. Spetta a coloro che hanno ottenuto i maggiori riconoscimenti dal voto elettorale assumersi la responsabilità di indicare al Paese la strada per la costituzione di un governo e le proposte programmatiche su cui sollecitare e aspettarsi una sostegno dalle forze dell’opposizione, in specie dal PD.

In questa prospettiva di lavoro, il tema della ricostituzione di un movimento della sinistra dovrà divenire, nel presente e in modo permanente, una prioritaria e assoluta.  La strada di una rifondazione della sinistra nella casa del PD può conseguire un risultato se l’attenzione ai temi del lavoro, dell’equità e della giustizia distributiva saranno assunti come precondizione di un progetto che ricompatti le divisioni che oggi segnano la società italiana, se la sinistra riorienta la sua funzione e ruolo spostando la propria attenzione sul territorio, nei luoghi di lavoro, sulla  scuola e nel mondo della ricerca e delle sensibilità sociali.

Tutto questo si svolgerà sotto la vigile attenzione del Presidente della Repubblica al quale spetta, nel rispetto delle prerogative Costituzionali, impedire alle forze populiste di muoversi spregiudicatamente e  al di fuori delle regole democratiche mettendo in atto furbizie, ledendo con i loro comportamenti le regole fondamentali su cui poggia la nostra democrazia. In questo senso verrebbe colpito il presupposto fondamentale su cui la teoria discorsiva della morale e della politica Habermassiana fonda l’agire comunicativo, inficiandone la valenza della giustizia come equità, che, nell’idea di Rawls, significa rendere coerente la teoria normativa e i suoi principi di giustizia indispensabili per l’assetto delle istituzioni di base della società con la questione del pluralismo come tratto persistente delle società democratiche.

Sono altresì convinto che la sinistra del nostro Paese potrò riappropriarsi di una sua identità se sarà nella condizione di ritornare a Marx, a rileggere con attenzione i suoi scritti e trarne le dovute elaborazioni teoriche da riproporre in termini di una visione attuale, su cui condurre una “prassi” di lavoro politico per superare la globalizzazione finanziaria e capitalistica.

Parlare quindi di Marx e dell’attualità del suo pensiero, di fronte allo spettacolo degradante in cui si arrabattano le forze politiche del Paese, è riappropriarsi di una cultura teorica da intendere come “prassi” Marxiana da  utilizzare come attività trasformatrice del reale e produttrice della storia. Di qui passa il percorso che ci può  condurre verso un orizzonte  alternativo all’attuale confusione Borghese-capitalistica. Se effettivamente si vuole rinnovare la sinistra, riformare il paese e vincere  la lotta contro il tentativo autoritario diviene indispensabile smascherare il ruolo delle èlites e degli opinionisti dell’informazione,  che hanno fatto del loro servizio al potere economico e politico al comando l’unico, redditizio compito, esaltando la morte del Marxismo e l’affermazione del liberalismo finanziario

Al proposito della morte di Marx, c’è una battuta che non è mai tramontata: Dio è morto, Marx è morto e io non mi sento affatto bene. Se stiamo ai fatti della storia possiamo riconoscere che Dio se la cava piuttosto bene, specie dopo la venuta di Papa Francesco; e Marx gode di ottima salute, come ci ricorda l’immensa elaborazione bibliografica teorico-interpretativa della sua dottrina e il fallimento del suo nemico storico: il capitalismo occidentale, nel senso della sua decadenza  come illustrata da Marx ed Engels nel testo: “ Dell’Ideologia Tedesca”.  D’altro canto non sarebbe serio ignorare la sterminata materia di analisi su cui il mondo scientifico e politico si è misurato e spesso scontrato, come se fosse possibile saltare a piè pari la storia della fortuna o sfortuna dei suoi testi; neppure però avventurarsi in un ennesimo studio su Marx e, magari, accettare di essere catalogati fra i Marxisti che pretendono di rappresentarlo dandone un ritratto che spesso è servito ad oscurare la più feconda teoria scientifico-filosofica a vantaggio di una strumentalità politica sintetizzata nell’idea di un disegno politico anticapitalista.

Sicuramente uno dei temi ricorrenti è quello del rapporto tra Marx e il marxismo e questo perché le sue tesi sono sempre state un cantiere aperto, che i tre volumi del Capitale concorrono a confermare per l’incompiutezza della sua opera. Così, voler ricercare una verità, assoluta e unica, conferma uno spirito dogmatico che si esprime in coloro che hanno inteso richiamarvisi al solo scopo di dotare i movimenti politici di una ideologia di forte e intensa motivazione rivoluzionaria.

Ci sono state nel novecento correnti di pensiero che si sono spinte a valutare l’idea di Marx come una forma di nuova sociologia, considerando Marx uno scienziato della società, (penso ad Althusser) così anche il cosiddetto socialismo scientifico è stato collocato in questa struttura interpretativa. Infatti, il richiamo alla rottura epistemologica che dividerebbe il giovane Marx ( 1844 i manoscritti economico-filosofici) dal Capitale, in cui si cimenta come analista della società dello sfruttamento e dell’alienazione. D’altro canto , proprio il riferimento a studi recenti ci aiuta a capire come l’analisi obiettiva delle strutture del capitalismo non sarebbe possibile, in specie se ciò dovesse svolgersi senza appropriarsi dello spirito di Marx e del diffuso senso normativo a cui ricorre spesso con il termine “ critica”, risentendo notevolmente della Critica della filosofia del diritto di Hegel, fino allo stesso Capitale che è sottotitolato «Critica dell’economia politica».

A mio avviso Marx merita la qualifica di pensatore del futuro; per il quale la filosofia non deve limitarsi a descrivere (o addirittura, a contemplare) il mondo, ma deve trasformarlo ( mettendo l’uomo al centro della sua considerazione) come recita una delle Tesi di Feuerbach).

Ancora. Si pensi a Gramsci, che definirà la «filosofia della prassi» a cui Marx giunge partendo da posizioni che condivide con i «giovani hegeliani», nell’ambito di una critica teorica degli errori che coinvolge anche la religione, smascherata come proiezione del desiderio di perfezione dell’uomo

Scrivendo sulla Gazzetta Renana, Marx esplicita l’acquisizione di una conoscenza dell’uomo e mediandola attraverso Dio ne fa risultare una immagine di perfezione e felicità che non può avere. Per lui bisogna modificare le condizioni di miseria e di infelicità in cui di fatto vive. Questo in fondo è il significato fondamentale del materialismo storico che, come lo spettro del comunismo, ha tanto spaventato le borghesie di tutto il mondo. La forza di questa sua visione si ritrova nel “ Manifesto del Partito comunista”, scritto nel 1848, un lavoro «su mandato della Lega dei comunisti», che Marx e Engels scrivono e pubblicano; inoltre, nel 1864 parteciperanno alla fondazione della Associazione internazionale dei lavoratori, che passa alla storia come la Prima Internazionale.

Con queste brevi considerazioni confermo la mia convinzione che Marx, nonostante le apparenze e le opinioni di tanti suoi interpreti, è un «filosofo della storia»; la descrizione scientifica del capitalismo ha solo senso in questa prospettiva di progresso. Allora si deve convenire che nonostante il «sonno della ragione» in cui siamo caduti, Marx ha ancora, e di nuovo, la capacità di svegliare anche noi: davvero, bentornato Marx!

Alberto Angeli

Annunci

Non dimenticare il Moro politico, di A. Roazzi

Postato il

Alessandro Roazzi 2

Quando ebbi la opportunita’ di sentire dal vivo Aldo Moro pur non essendo mai stato democristiano, ne ricavai una notevole impressione. Ero andato, per farmi professionalmente le…ossa, a seguire il Congresso democristiano nel quale Moro si presento’ Come oppositore della Segreteria del partito e, di fatto, leader della sinistra interna alla Dc. Le prime battute del suo intervento furono durissime ed io mi rivolsi sorpreso verso un collega assai piu’ Esperto di me per chiedergli dove sarebbe andato a parare. Mi disse di portare pazienza…era solo l’inizio. Parlo’ per ore, demolendo con un puntiglio da gigante della politica le ragioni della maggioranza che non tenevano conto dei profondi cambiamenti della societa’ italiana alla fine degli anni 60. Una lectio magistralis che era pero’ anche una appassionata manifestazione di una convinta battaglia politica. Non l’ho piu’ dimenticata anche se ho continuato a votare…a sinistra. Questa era politica, lo dovrebbe essere ancora se non fossimo sprofondati in una mediocrita’ che ora potrebbe far scricchiolare anche le certezze democratiche. Quando fu rapito, speravo che la strada della trattativa aprisse un varco di vita per lui. Negli anni successivi fino ad oggi ho invece capito che il groviglio infernale ed inquietante per taluni aspetti anche oggi nel quale era caduto non poteva essere dipanato. Ed ancora oggi non mi convincono le tesi che intendono spiegare quei terribili giorni, soprattutto se arrivano da inutili ‘sermoni’ dei brigatisti peraltro incredibilmente non confutati da chi li intervista come se fossimo in un rotocalco per…vite vissute, ma anche da taluni settori della pseudo cultura bene. La fine di Moro e’ assai triste anche per questo. Manca tuttora di verita’. Almeno per me.

Alessandro Roazzi

Una sconfitta referendaria, di A. Angeli

Postato il Aggiornato il

Alberto Angeli 2

Una sconfitta referendaria, una batosta elettorale, adesso l’eversione. Rifiutarsi di fare un governo nel Parlamento di una democrazia parlamentare, è non solo ignoranza ma protervia nei confronti dei cittadini elettori.” Il tweet è stato battuto alle 04.26 di ieri, prima dell’alba, ma non basta l’ora a giustificarlo, dal Prof. Gianfranco Pasquino. Professore emerito di scienza politica, con un curriculum di studioso ineguagliabile, per tre volte Parlamentare nelle file dei progressisti, candidato a sindaco di Bologna con una sua lista civica ( con  il 2% dei voti ricevuti ), il giorno 8 marzo ha twittato questa dura frase contro il PD, cioè Renzi. Si può dire: voce dal sen fuggita o arroganza di un intellettuale che si crede un Dio per il suo ruolo elitario nella cultura nazionale?

Egli percepisce un vitalizio da ex Parlamentare ed è da presumere che all’età di 75 anni addizioni a tale importo la pensione di ex professore e altre varie rendite derivanti dalla sua attività di studioso e Professore. Non un pensionato di media tacca o un uomo di media cultura, al quale possono essere perdonate parole eccessivamente offensive o improprie. A costui, al povero pensionato o uomo di poca cultura daremmo della personalità schizoide, all’uomo di scienza, a cui non dovrebbe fare difetto un’antropologia del significato delle parole, possiamo solo guardare sbigottiti e perplessi per l’esegesi con la quale commenta una volontà politica fino a definirla “ eversiva”.

Non la giustifico con l’età, o forse l’ora in cui ha twittato, le 4 appena del mattino. Certamente è l’odio per una persona  e la presuntuosità di essere la sola e unica verità alla quale compete di dare ordine alla vita dei mediocri, anche se comunque chiamati a rappresentare 6 milioni di elettori/cittadini.

Sono tra coloro che avversano decisamente un sostegno ai 5stelle, che sono lontani dalla mia idea di società e di democrazia quanto lo sono le galassie nell’universo infinito. Men che meno mi passa per la testa un appoggio alla destra.

Al voto. Si lavori per percorrere la strada per il voto apportando minime correzioni alla legge elettorale. Sul ruolo delle elites la sinistra deve riflettere e guardare alla storia. Nel momento presente, ad esempio, tutti i media sono collocati nell’area moderata o di destra, vicini alla gande borghesia affaristica. La grande Stampa è orientata a sostenere questo sistema, come anche l’informazione radiotelevisiva è apertamente o di destra o sostenitrice di una linea liberaldemocratica come La Repubblica. Non c’è più un giornale di sinistra né una fonte radiotelevisiva dell’area comunque riformista

 Ritengo, per concludere, che non si comprenderà  mai adeguatamente la forza dei movimenti populisti se non si coglie la natura dell’attuale modello produttivo liberista; se non si lega l’attuale composizione sociale alla crisi economica; se non si individuano le ragioni alla base del processo di impoverimento di massa che stanno subendo le società occidentali. Aggirando tali questioni, si cadrà sempre nel tranello moralistico in cui le elites si adopereranno per riorientare le aspirazioni delle masse, le loro lotte e delegittimare il modello di partito di cui si sono dotate per rappresentare la sintesi delle loro aspirazioni.

 Non si comprenderanno mai adeguatamente i movimenti populisti se non nell’ambito di un’analisi critica dello spogliamento della sovranità economica degli Stati nazionali, frutto del processo di globalizzazione che ha dileguato il controllo della politica sui processi economici generali. Il populismo risponde a questa esigenza di recupero e resistenza nei confronti di queste dinamiche alienanti, e non potrà mai colmarsi il divario tra “popolo” e sinistra se questa non riprende in mano gli strumenti di questa resistenza ai processi della globalizzazione economica, che è, prima di ogni altra cosa, una resistenza popolare e di classe, e solo successivamente una resistenza che accomuna temporaneamente (e in forma mistificata) le ragioni dei lavoratori con quelle di una piccola e media imprenditoria stritolata dal grande capitale transnazionale.

 Certo, la sinistra in Europa attraversa un momento storico difficile. Eppure.., eppure non dobbiamo cedere alla rinuncia. Possiamo partire da qui, dagli errori ( per noi, in Italia, quello di Renzi e della scissione dal PD ), e lavorare con fiducia per la ricostruzione di una prospettiva in cui il ruolo del lavoratore, sia esso professionista, autonomo, dipendente, della classe media, sia sentito come valore e forza culturale per rigenerale una nuova forza riformista che lavora per una società giusta e liberata dalle diseguaglianze sociali ed economiche.

 Alberto Angeli

Il voto dei fuorisede, la neve abbondante ed i biglietti del treno, di M.Zanier

Postato il Aggiornato il

Marco Foto

In questi giorni le nevicate sulla nostra Penisola che hanno imbiancato, strade e paesi ed incredibilmente la capitale hanno sicuramente reso felici i più piccoli ma anche arrecato grandi disagi a chi è costretto a viaggiare ed a muoversi per studio o per lavoro.

Chi scrive ha la possibilità di osservare ogni giorno l’andamento viario di decine e decine di persone, lavorando per una grande ed importante biglietteria ferroviaria e parlando ogni giorno con tanti passeggeri, ascoltando i loro problemi e cercando di soddifare le loro esigenze. Da questo punto di vista posso dire con certezza che in questi giorni la situazione descritta da giornali e telegiornali è ben più complessa ed articolata. La neve infatti ha reso più drammatica la vita di chi, come me, si muove quotidianamente coi treni regionali per andare al lavoro e tornare a casa. In questi giorni anche io ho fatto sinceramente più fatica ad attraversare la metropoli romana, a programmare le mie giornate tra cancellazioni e ritardi frequenti, a trovare il posto a sedere, a costruire il mio tempo libero una volta finito l’orario di lavoro. Ma, come a me, la vita normale, con le sue incertezze e le sue normali aspettative si è complicata per tante altre persone. Soprattutto per i fuorisede.

Il ghiaccio e la neve hanno colpito infatti in un periodo particolarmente delicato per il nostro Paese ed aggiungo, molto atteso da tempo: il voto alle elezioni politiche. Ossia ha colpito non tanto chi voterà nella sua città, perché la neve si è nel frattempo sciolta in quasi tutti i capoluoghi di rilievo ed anche in tanti piccoli centri ma soprattutto chi vive con nostalgia profonda e con disagio il dover lavorare o studiare in un’altra località avendo la residenza nella propria città natale, in cui si torna con piacere solo saltuariamente per rivedere i propri affetti più cari e sicuramente per esercitare il diritto di voto sancito dalla nostra Costituzione.

Sono tanti, tantissimi, più di quanti si possa immaginare i ragazzi e le ragazze costretti dalla crisi economica e dalle difficoltà strutturali della nostra Italia e soprattutto del nostro Mezzogiorno, che tgli ultimi governi hanno abbandonato a se stessi, sono tante le famiglie che si sono dovute stabilire per un periodo di tempo determinato in un’altra regione, soprattutto per il lavoro che manca e con i soldi che non bastano mai (anche io ne so qualcosa, essendomi spostato in passato da casa anni fa per cercare fortuna al Nord in un momento difficile della mia vita, salvo poi dover ritornare a Roma con le pive nel sacco in cerca di un’altra occupazione e della tanto agognata stabilità). Ebbene io con tanti di loro ho parlato con attenzione e rispetto in questi giorni, per pochi minuti ciascuno, nel tempo necessario a fare un biglietto del treno, ma acoltando la loro voce emozionata all’idea di partire o delusa dalle avverse condizioni metereologiche nel non poterlo fare. In questo periodo, tutti noi che lavoriamo alla biglietteria ci siamo caricati sulle spalle, com’è giusto che sia, i differenti problemi che i passeggeri della nostra compagnia, in particolare i fuorisede, si sono trovati davanti a causa dei ritardi frequenti dei convogli ferroviari, delle cancellazioni delle corse previste a causa della neve e del ghiaccio, del riempirsi dei vagoni sui restanti treni in circolazione. Noi tutti abbiamo fatto ore di lavoro in più, abbiamo stretto i denti, aguzzato l’ingegno e messo al frutto al meglio la nostra competenza maturata in anni di lavoro, trovando volta per volta la soluzione migliore per attenuare il disagio, offrire un servizio e non da ultimo garantire il diritto al voto. Anche oggi, anche stamattina, fin all’ultimo minuto del mio orario.

Domani anche io nella mia città, per fortuna la stessa in cui sono nato ed in cui vivo, andrò con la mia scheda elettorale in mano a mettere una croce sul simbolo che mi convince di più. Spero solo che il mio sforzo quotidiano, quello dei colleghi che conosco e dei tanti che non conosco non sia passato inosservato ai tanti, troppi che parlano dei limiti reali degli impianti su ferro nazionali e dei disagi straordinari che questa neve ha causato a ciascuno di noi.

Marco Zanier