Mese: novembre 2017

Costruire una sinistra per il cambiamento: è una prospettiva possibile, con l’impegno di tutti i progressisti. di A. Angeli

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Alberto Angeli 2

Huoston abbiamo un problema: “il motore sinistro dell’astronave si è bloccato, rischiamo di cadere! Navighiamo affidandoci al solo motore di destra”. Dall’avventura spaziale a quella terrestre, il paragone di confronto della realtà eterea con quella terrestre, in cui sopravvive la rappresentanza della sinistra in questo inizio secolo, non toglie nulla al valore della metafora: la sinistra è fuori gioco, non solo in Italia, ma anche in Europa. Infatti, sono ormai labili le tracce della sua presenza alla guida dei singoli Governi dei Paesi dell’Europa Unita, anche mediante coalizioni. Resistono in colore rosa: Portogallo, Grecia e, con tutti i sospiri del caso, l’Italia, con il governo Gentiloni sostenuto dal PD e da ciò che rimane del centro.  Una dèbàcle spaventosa, un’apocalisse moderna. Ricercare la causa di questa dissolvenza politica dovrebbe costituire l’impegno a cui dedicare ogni inimmaginabile risorsa intellettuale e culturale, per trovare la cura in grado di avviarne la lenta, ma sicura guarigione.

La Sicilia è stata la macchina della verità: l’ago ha oscillato disegnando la responsabilità ( la colpa !) di entrambi gli schieramenti della sinistra. Una lampante batosta dalla quale non sembra originare alcuna volontà di ripensamento dalle due parti, PD e MdP e da ( poco, per la verità) ciò che residua alla loro sinistra. L’elettore tradizionalmente di sinistra e progressista, ( che costoro insistono a ricordare solo per ridondare affermazioni tipo: il cittadino, altrimenti non ci capirebbe…..), ben consapevole di cosa sta accadendo non riesce a trovare una sola spiegazione plausibile, attendibile, convincente allo scontro distruttivo che coinvolge la sinistra italiana a tutto vantaggio del M5S e della destra.

Non mancano i soccorritori: prima Pisapia, poi Grasso e infine la Boldrini, sono saliti sulla scena per dire ognuno la sua in merito a come risolvere il problema da essi indicato nell’alternativa al PD, soprattutto a Renzi. Il suo abbandono, di Renzi si intende, è auspicato come extrema ratio per ricostruire un minimo d’intesa sul versante PDMdP, nel senso che a Canossa deve andare il PD, rinunciando alla sua pretesa identitaria con Renzi.

Tutto questo ricorda  “La Patente” di Pirandello, in cui il personaggio centrale Chiàrchiaro deve confrontarsi con la perdita della propria identità a causa degli altri, che qui si immedesima nella sinistra, quando questi Cavalieri dell’Apocalisse ( in attesa del quarto, ovviamente, per dare concretezza all’opera) si susseguono sul Palco nella loro perorazione per una nuova sinistra, però alternativa al PD ( salvo la bonaria sensibilità a cui ricorre Pisapia), pur mantenendo, i due Presidenti, la Carica e il ruolo Istituzionale. Dobbiamo così attendere che una quarta figura venga a completare il quartetto, con lo scopo di proporsi quale nuovo alfiere al quale affidare la guida di una rivoluzione che, al massimo, porterà al 10% la rappresentanza di questo schieramento, ma con un governo per il 2018 consegnato alla destra o ai cinquestelle.

E gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce” (vangelo di Giovanni) dove tenebre e luce si  confrontano e rappresentano l’idea dell’uomo che prende coscienza del proprio stato, nel senso che egli è nulla a confronto della potenza delle cose. E le cose non sono come le vedono Renzi, Bersani, Pazienza, D’Alema, Grasso, Boldrini, Civati, Fratoianni, Vendola e la infinita compagnia dei cerchi più o meno magici. Infatti, i tanti, i milioni di ignoti che si sentono vicini alla sinistra e che si muovono nella società, che vivono i problemi della quotidianità: servizi scadenti, scuole fatiscenti, progressivo smantellamento della sanità pubblica, povertà diffusa, disoccupazione giovanile a due cifre, disuguaglianze sempre più marcate, migrazione, accoglienza e inclusione fuori controllo, per cui si diffonde l’insicurezza, la paura del diverso, infine il Welfare da riformare e ridefinire, si aspettano risposte e non battaglie, non si sentono coinvolti in questa atmosfera di acrimonia personale. Per questo si astengono o scelgono altre rappresentanze, sperimentano altre vie, o si lasciano tentare da proposte radicali, alternative al sistema democratico, arrivando a votare per i populismi.

Allora, non si guardi al PD come ad un nemico, solo perché Renzi è il Segretario. Si guardi alla nostra destra dove cresce e si rafforza il vero nemico della democrazia e della libertà. Si tratta di un contagio che ormai supera i nostri confini. Infatti, l’Europa non va sicuramente a sinistra: in Polonia manifestano le destre estreme, nazionaliste; in Romania, Bulgaria, Austria, Germania, le cose non sembra vadano molto meglio. Anche in Italia la destra estrema dilaga ( non solo Ostia o Lucca), trovando compiacente plausibilità nella cosiddetta stampa opinionista. Non è più tempo di cincischiare ma di lavorare per trovare un’intesa su pochi temi in carattere con il pensiero progressista e egualitario della sinistra moderna. Il PD ha le sue responsabilità, e tuttavia è votato da uomini e donne, giovani e non più giovani, che hanno creduto e credono nel progetto di una società nuova e migliore, non è possibile costruire un’altra sinistra più a sinistra pensando di sottrargli i voti. E in attesa lasciare che le destre finiscano il loro lavoro, riprendendo dai disastri sociali ed economici lasciati dai Governi di Berlusconi e la Lega; oppure si esperimenti il movimento cinquestelle, cioè per uscire dall’Europa e dall’euro, per una politica economica di cui nessun economista è stato in grado di darne una lucida interpretazione.

L’alternativa vera è che PD, MdP, e ciò che rimane delle sinistre, si siedano attorno ad un tavolo e si confrontino sui temi che abbiano come centralità il lavoro, i giovani, la scuola, l’ambiente, il rilancio dell’economia; e ancora: la ricerca e innovazione di prodotto, rilancio della sanità pubblica, recuperando la sua universalità; rispetto della progressione fiscale con una lotta decisa e rigida contro l’evasione; egualitarismo e giustizia su tutti i fronti: dagli stipendi ai trattamenti di pensione, stabilendo per un certo periodo un massimo e un minimo; introduzione di un salario di avviamento al lavoro e riforma del Welfare soprattutto recuperando lo sbriciolamento delle erogazioni. Ancora: una politica seria rivolta al fenomeno della migrazione, con la soluzione programmata dei problemi che si sono creati in questi anni di accoglienza effettuata senza programmazione, riportando ordine e sicurezza nelle periferie e nelle città. Inoltre una politica di Pace e impegnarsi per un’Europa finalmente unita.

Una società giusta non è un’utopia ma una possibilità alla quale possiamo guardare, consapevoli che spetta a noi lavorare per questo obiettivo. Allora, al lavoro!

Alberto Angeli

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Alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza dopo il Brancaccio, di A. Potenza

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Aldo Potenza

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Credo che nessuno si illudesse sulla facilità di un progetto così complicato come quello di pervenire a conclusioni convergenti nel difficile mondo della sinistra italiana.

La partenza era stata già un segnale non molto promettente giacchè al Brancaccio si ascoltarono fortissime contestazioni dirette anche verso chi, nel variegato mondo della sinistra , aveva condotto un vigoroso ed efficace sostegno a favore del NO al referendum costituzionale.

In tal modo più che unire il popolo della sinistra del no, si scavarono delle tricee che sarebbe poi stato difficile superare.

Un segnale in tal senso venne anche quando Speranza avanzò la proposta di istituire un tavolo (brutta espressione per indicare un luogo d’incontro) per avviare il confronto fra tutte le organizzazioni della sinistra del no e per verificare la possibilità di pervenire alla individuazione delle proposte politiche capaci di unirle con la presentazione di una lista comune.

Anche in questo caso la risposta di Alleanza popolare fu negativa.

Sicchè le strade intraprese da MDP e Alleanza popolare continuarono ad essere separate.
Più recentemente la pubblicazione di un documento politico che ha avuto anche il consenso di massima di Alleanza popolare era parso finalmente l’avvio di una convergenza che sembrava potesse concludersi con la individuazione di una lista comune.

Purtroppo così non è stato, o almeno così sembra dopo la recente dichiarazione di Alleanza popolare e l’annullamento della assemblea del 18 p.v.

Mi sia consentita una prima considerazione. Ammesso che il progetto del Brancaccio prosegua in autonomia e che si siano ravvisate ragioni per cui non si ritiene di dover dare seguito al documento che sembrava essere la base per un accordo, perchè annullare l’assemblea del 18?

Non poteva essere quella l’occasione per chiarire gli aspetti che non convincono?

Le giustificazioni che sono state espresse per l’annullamento di quell’appuntamento sembrano piuttosto nascere da un forte malcontento che viene dalla base del movimento che si era caricata di umori negativi verso una parte della sinistra del no e che oggi avrebbe dovuto accettare un accordo che porta alla conluenza in un unico contenitore elettorale.

Probabilmente la contestazione nasce sia per il metodo, il consenso dato al documento in questione, considerato verticistico, sia per la nomenclatura con cui, dopo le feroci critiche del Brancaccio, si sarebbero dovuto affrontare in una unica lista le elezioni, sia forse per le modlità proposte per la composizione delle liste.
Certo anche MDP non ha favorito con le sue incertezze ed ambiguità la costruzione di un campo comune di impegno. 
Come non ricordare la telenovela con Pisapia?

Come si può dimenticare la continua preoccupazione della sorte del centro sinistra fino a rendersi disponibile ad un accordo se fosse stata modificata la legge elettorale, come se la politica del PD potesse essere valutata diversamente in caso di accordo sulla legge in questione?

Insomma asprezze polemiche,ed altre considerazioni, da una parte, incertezze, e non solo, dall’altra, oggi sembrano far tramontare il progetto di una lista comune che avrebbe dovuto essere, data l’esiguità del tempo a disposizione per compiere un percorso politico più convincente, non una semplice aggregazione di diverse sigle, ma l’avvio di un polo alternativo al centro destra, al PD e ai grillini.

Non so se alla fine qualcosa possa accadere per evitare una competizione a più voci a sinistra del PD, ma in ogni caso la speranza è che dopo le elezioni si possa cominciare a costruire un quarto polo della politica italiana.

Tutto fa prevedere che queste elezioni saranno un passaggio che non consentirà la formazione di un governo stabile e che presto probabilmente si dovrà tornare a votare con una nuova legge elettorale, almeno per allora si spera che si mettano definitivamente da parte le asprezze polemiche e si avvii un percorso politico nuovo, una sorta di Epinay italiana, che consenta di chiamare a raccolta tutta la sinistra riformista, per aggiornare idee e programmi all’altezza dei tempi e favorisca l’emergere di nuovi protagonisti più credibili, senza rottamazioni, ma con la consapevolezza che il cambiamento anche di uomini è necessario poichè nessuno può sempre essere protagonista di tutte le stagioni.

Aldo Potenza