Mese: giugno 2014

29 Giugno: costruiamo insieme il cambiamento dal basso

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29 Giugno: costruiamo insieme il cambiamento dal basso

Domenica 29 Giugno a Roma presso la sede dell’Angelo Mai. si terrà un’assemblea per ricostruire un’alternativa a partire dal basso. Così descrivono la loro iniziativa gli organizzatori: “Dobbiamo rovesciare la piramide delle strutture politiche tradizionali e ripartire dal basso. Serve un processo di radicale riforma della politica, in grado di ridefinire le barriere tra politico e sociale e di incidere realmente nella società oltre che nelle istituzioni. Serve un percorso politico unitario, democratico e aperto, che metta in rete le energie più vive della società italiana, a partire dalle tante esperienze positive già sperimentate durante la campagna elettorale e nei movimenti, con l’obiettivo di condividere un’agenda di azione sociale e proposta politica. O avremo il coraggio di fare questo, o resteremo impantanati nella palude della conservazione e delle rendite di posizione. La nostra generazione non può permettersi il lusso di pagare gli errori altrui e restare a guardare. Dobbiamo prendere in mano la discussione e farci carico di una proposta all’altezza dei tempi che stiamo vivendo. Rifiutiamo la logica della rottamazione, perché per noi il punto non è sostituire chi è in cima alla piramide, ma rovesciarla. Vogliamo una sinistra capace di discutere di democrazia senza finire a litigare sugli organigrammi, ma sperimentando contenuti e pratiche di innovazione e cambiamento.” L’appuntamento è per tutti Domenica 29 Giugno a Roma alle 9.30 presso la sede dell’Angelo Mai in viale delle Terme di Caracalla 55/a.

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Un’idea sul rientro dei capitali, di R. C. Gatti

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La possibilità che le trattative con la Svizzera, praticamente abbandonate negli anni dello «scudo fiscale» dei governi Berlusconi, e riprese con Mario Monti nel 2012 stiano giungendo al traguardo è una possibilità reale. E’ un tema molto delicato nelle relazioni bilaterali, e un rush finale è consistito nella visita a Berna dell’allora ministro Saccomanni che ha sostanzialmente posto come «base» per la visita di Stato, che poi Napolitano ha effettivamente compiuto il 20 e 21 maggio scorsi, l’adesione al protocollo per lo scambio automatico di informazioni tra amministrazioni fiscali, firmato da Berna il 6 maggio e seguito da ulteriori round negoziali il 13.
Il decreto già pronto è stato abbandonato in sede di conversione e sarà riproposto in settembre di quest’anno tenendo ferme le indicazioni della Commissione, all’epoca voluta dal governo Letta, nella quale lavorarono per la parte riguardante i reati fiscali della grande criminalità i magistrati Raffaele Cantone e Nicola Gratteri.
I principi della “voluntary disclosure” tanto meno volontaria quanto più si avvicina l’apertura del vaso di Pandora svizzero, consistono nei seguenti punti:
• L’unico beneficio sarebbe la riduzione delle sanzioni in quanto il contribuente dovrebbe dichiarare integralmente gli ammontari evasi e pagare tutte le imposte connesse;
• Con la disclosure non sarebbero punibili i reati di omessa o infedele dichiarazione o di omesso versamento ma non quello di reato fiscale per il quale tuttavia, dimezzando le pene, si faciliterebbe la prescrizione;
A mio avviso e in presenza di una consistente possibilità che tutti i capitali portati in Svizzera possano emergere a seguito di apertura delle banche svizzere alla informativa internazionale (cosa che le farebbe uscire dall’elenco black list), si potrebbe coniugare, da un punto di forza, clemenza e condizioni.
Intendo dire che posto che il pagamento di tutte le imposte è un minimo di legalità che i passati scudi fiscali calpestavano, si può consentire con la cancellazione o riduzione di pene, ma non si dovrebbe perdere l’occasione di una contropartita a questa clemenza.
La mia proposta sarebbe quella di condizionare la cancellazione o riduzione delle pene con una misura di socialità. La condizione da porre potrebbe essere che questi capitali che rientrano devono essere investiti in una speciale emissione di titoli di Stato decennali non trasferibili e ad un tasso attorno al 3%.
I benefici per il Paese sarebbero evidenti, mentre il sacrificio risulterebbe accettabile anche in considerazione delle riduzioni di pena acquisibili.

Renato Costanzo Gatti

tratto dal sito:  http://www.legadeisocialisti.it/lds/index.php/econimia-4/242-renato-costanzo-gatti

 

A Civitavecchia per “Ricostruire la Sinistra”

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Sabato 5 Luglio ore 18,30 a Civitavecchia presso la nuova sede dell’Associazione Spartaco si terrà un’ assemblea chiamata “Ricostruire la Sinistra”. Interverranno i compagni Jenny Crisostomi, Ismaele De Crescenzo, Mario Michele Pascale, Vanda Schiavi. Quattro anime rappresentative di tutta la Sinistra italiana che si vogliono adoperare per dare una casa comune in cui coltivare i valori della solidarietà e della giustizia sociale. L’incontro avrà forma di tavola rotonda con quattro brevi relazioni introduttive con lo scopo, come dichiara Mario Michele Pascale, presidente dell’Associazione Spartaco, che promuove l’evento, di coinvolgere tutte le persone di buona volontà che abbiano l’intenzione di ricostruire la Sinistra. Grande spazio, infatti, verrà dato agli interventi dal pubblico.
L’incontro avrà luogo a Civitavecchia presso i locali dell’Associazione Spartaco in via Felice Pascucci, di fronte al concessionario Honda.

Il KKE esce dal GUE ed entra nel gruppo misto

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Il KKE, il partito comunista greco che alle ultime consultazioni europee ha raccolto il 6% dei voti conquistando due seggi a Bruxelles, ha annunciato che non farà sedere i propri eletti nel gruppo del GUE/NGL, ma nel gruppo misto.

La decisione è stata assunta dal CC del partito riunitosi ad Atene il 3 giugno, una decisione che rende nei fatti ancora più sovrapponibile la configurazione dell’eurogruppo a quella della Sinistra Europea di cui allo stato attuale fanno parte 12 delle 16 forze politiche che hanno conquistato dei seggi nelle ultime consultazioni elettorali.

L’egemonia esercitata dalla European Left sarebbe proprio alla base della decisione presa dalla formazione greca, che accusa in particolare Syriza (Grecia) e Die Linke (Germania) di aver snaturato con la propria azione egemonica la natura confederale del gruppo, assumendo pubblicamente come posizioni comuni del GUE quelle proprie della Sinistra Europea, di cui per l’appunto il KKE non ha mai preso parte.

Un secondo punto di accusa mosso dal KKE riguarderebbe le presunte trattative intavolate dal gruppo GUE/NGL con Verdi e Socialisti al fine di creare un “blocco di sinistra” in vista dell’imminente elezione del presidente della Commissione europea.

 

tratto dal sito:     http://www.sinistraineuropa.it/europa/kke-esce-dal-gue-approda-nel-gruppo-misto/

 

Anche a Milano e a Cosenza si cerca l’unità della Sinistra

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E’ notizia di questi giorni che due iniziative importanti che vanno nella direzione di unificare la Sinistra sono in atto al Sud e al Nord del Paese, proprio mentre a Roma si stanno costruendo le Case per la Sinistra Unita.

A Cosenza infatti, qualche settimana fa è nata l’Associazione Essere Sinistra per la Calabria che si pone il problema della ricostruzione di una sinistra unita e nuova. L’associazione ha un carattere regionale e, ad oggi, può contare su tre nuclei organizzativi dislocati nelle province di Cosenza, Crotone e Vibo Valentia. L’attività che anima l’Associazione si dispiega in tre direzioni: una riflessione teorica e culturale sulla sinistra e sulla crisi della politica, una azione politica su scala regionale in cooperazione con il gruppo regionale della Federazione della Sinistra, un lavoro di costruzione dell’insediamento territoriale attraverso la nascita di circoli locali.

A Milano, invece, il 23 Giugno si terrà alle ore 18.00 presso il Centro Culturale Concetto Marchesi di via Spallanzani 6 (MM1 Venezia) un incontro per individuare un percorso che unisca la Sinistra a partire dalle ipotesi di lavoro espresse dalla sinistra sindacale. “Crediamo che un processo politico virtuoso di unità della Sinistra, duraturo ed efficace debba avere come bussola la centralità del lavoro, sia nella priorità dei programmi che nello sforzo di radicamento sociale” dichiarano gli organizzatori. Non a caso il titolo del convegno è “A PARTIRE DAL LAVORO. Un’ occasione interessante per confrontare le proposte politiche con i problemi concreti del mondo del lavoro. Per la politica saranno presenti Nicola Fratoianni ( Sel), Claudio Grassi (Prc) e Danilo Toninelli (M5S). Per il sindacato Matteo Gaddi ( Sinistra Sindacale CGIL, Movimento Rsu contro Fornero) e Mirco Rota (Segr.Fiom Lombardia).

 

 

 

 

La soluzione della “questione morale ” per la Sinistra e’ un aspetto decisivo di un nuovo modello di sviluppo, di F. Bartolomei

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Siamo di fronte ad una crisi drammatica del sistema politico nel suo complesso, crollato nei suoi livelli di rappresentatività del paese reale,prodotta da un intreccio negativo e perverso tra Politica e gestione della Publica Amministrazione , che trascina con se ‘ la credibilita’ delle stesse istituzioni statuali, e soffoca la capacita’ di agire dell’intera struttura amministrativa del sistema paese.

Siamo in presenza di un inestricabile cortocircuito generale della macchina amministrativa , indotta dalla involuzione assoluta del rapporto tra rappresentanze politiche e domanda dei cittadini , in cui trovano garanzia solo interessi di gruppo, spesso parassitari , cordate di potere , tutela di corporazioni , illegittimita’ diffuse , perdite di risorse , parzialita’ nelle valutazioni, ed inadeguatezza dei servizi .

Tutto il nostro sistema di governo e’ paralizzato in una spirale di interazioni negative reciproche tra costo ed inefficienza della struttura amministrativa dello Stato, che amplificano a dismisura il fabbisogno finanziario pubblico andando a costituire la ragione prima della impossibilità di sostenere politiche di spesa a sostegno del sistema produttivo, ed a tutela delle garanzie sociali che assicurano la tenuta del tessuto democratico del Paese.

Siamo quindi di fronte ad una crisi dello Stato prodotta da una crisi del sistema politico non più in grado, di fronte alle urgenze poste dalla congiuntura economica e dai vincoli indotti da un sistema di relazioni finanziarie condizionante la stessa sovranità nazionale ,e cogente rispetto ai margini di operatività del suo sistema di governo, di risolvere le sue contradizioni interne a complessivo beneficio della tutela del sistema paese.

Tutte le pesanti avvisaglie giudiziarie che stiamo osservando ci vanno convincendo che sta per iniziare una nuova offensiva della magistratura contro il sistema politico .

Al di la’ dei possibili aspetti di uno strisciante “Giustizialismo ” ,che ancora fatica ad essere rimosso dalla nostra cultura politica, la assoluta gravita’ del problema resta tutt’intera davanti a noi .

In Italia non esiste ormai un appalto pubblico , attraverso gara o affidamento diretto , o un concorso pubblico per assunzioni di personale , o la nomina di un qualsiasi dirigente pubblico che non siano oggetto di ” attenzione particolare” , e di un conseguente idoneo orientamento del risultato, da parte degli onnipresenti referenti politici che amministrano direttamente , o sono nelle condizioni di poter influenzare, quella specifica stazione appaltante pubblica , o quella amministrazione che bandisce il concorso , o in cui va ad incardinarsi il dirigente neo-nominato .

Questo spreco di risorse che poggia su una sistematica, e spesso criminosa , violazione del principio di legittimita’ , e di quello di economicita’ ,che devono informare tutta l’azione amministrativa , e rende vano ed odioso ogni possibile ulteriore incremento della pressione fiscale sui redditi accertati, allontanando i cittadini dalla affezione verso quelle regole di responsabilita’ civica che normalmente tengono unita’ la comunita’ civile di un paese democratico sviluppato , rappresentando la base della sua coesione sociale .

La “Questione Morale” non e’ quindi piu’ solo un problema di correttezza individuale del personale politico , ma e’ divenuta una questione strutturale insita nel funzionamento ordinario dello Stato-Amministrazione e delle Autonomie Locali, la cui soluzione , sicuramente non semplice , potrebbe consentire il recupero di disponibilita’ di spesa pubblica enormi , con cui riattivare direttamente, ed anche in presenza di vincoli esterni al deficit spending , politiche di intervento pubblico nell’economia .

Il programma di governo di una Sinistra , nuovamente autonoma ed alternativa nella sua capacita’ di riprogettare il nostro sistema -paese , deve quindi essere concentrato su una NUOVA POLITICA ECONOMICA, caratterizzata da una nuova politica industriale, e dalla centralita’ delle politiche sul lavoro e sul Welfare , realizzabile solo in parallelo alla RISOLUZIONE DELLA CRISI DELLO STATO , facendo divenire la interdipendenza dei due obiettivi una consapevolezza generale .

In questo senso i Socialisti e tutta la Sinistra deveno collegare la riforma dello stato e del suo sistema politico ad un progetto di un nuovo modello di sviluppo , ponendo al centro di un suo programma di governo la Ristrutturazione della Pubblica Amministrazione, con l’obiettivo obiettivo concreto di recuperare € 150 miliardi a regime dal fabbisogno della spesa pubblica corrente.

Sara’ possibile raggiungere questo risultato soltanto attraverso un processo di drastica riforma del rapporto tra il sistema politico e la gestione della Pubblica Amministrazione ,che conduca innanzi tutto ad un recupero della stessa possibilità, oggi del tutto impossibile , di un governo programmato dei suoi fabbisogni di spesa in rapporto al livello di erogazione dei servizi .

Deve esistere, pertanto, per la Sinistra italiana, un rapporto inscindibile tra la necessità di risoluzione della crisi dello Stato e del suo sistema politico, attraverso un nuovo rapporto tra le rappresentanze politiche e la pubblica amministrazione complessivamente intesa, e la definizione concreta di un possibile nuovo modello economico e dei rapporti sociali, fondato sulla ricostruzione di una politica industriale, attraverso una capacità di programmazione complessiva dello sviluppo da parte del sistema degli istituti di sovranità popolare e di Governo, e costruito su un modello distributivo generale delle risorse e della ricchezza, in cui, ad una complessiva restrizione tendenziale della ricchezza nazionale prodotta corrisponda, inversamente, un maggior livello della sua redistribuzione collettiva.

Franco Bartolomei

Lettera aperta di Mussi a Migliore e a chi vuole uscire da Sel

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Cari Gen­naro, Titti, Clau­dio, e cari com­pa­gni che avete lasciato Sel o che medi­tate di farlo,

non vi dico delle tele­fo­nate, della delu­sione, dello sgo­mento. Lo sapete cer­ta­mente. In que­ste ore dif­fi­cili non smette di girarmi per la testa la nota frase di Tal­ley­rand: “E’ più che un cri­mine, è un errore”. Cri­mine no, siamo in tempi di scelte poli­ti­che libere, non esi­stono fedeltà e tra­di­menti, e il senso di comu­nità e appar­te­nenza ognuno libe­ra­mente lo gra­dua. Ma un errore sì, un errore grave, anche dal punto di vista degli argo­menti vostri.

Non posso dav­vero cre­dere che la ragione sca­te­nante di una così pesante deci­sione sia que­sta o quella frase pro­nun­ciata da Ven­dola o da chic­ches­sia. Farei torto alla vostra intel­li­genza e alla vostra espe­rienza. La que­stione che è sul tavolo, come voi stessi affer­mate, ha nome e cognome: si chiama Pd e governo.

Non trovo legit­timo rap­pre­sen­tare Sel come un covo di estre­mi­sti; trovo legit­timo pro­porre che Sel sostenga il governo Renzi, e magari con­flui­sca nel Pd.

Non lo con­di­vido, ma capi­sco si possa pen­sare che ciò cam­bie­rebbe qual­cosa negli assetti poli­tici ita­liani. Credo che cam­bie­rebbe poco o niente, se restasse l’asse tra Pd e Ncd di Alfano, e penso anche che il “ren­zi­smo” non sia desti­nato a con­te­nere l’Alfa e l’Omega di tutte le ita­liane sini­stre tran­sa­tlan­ti­che. Mi sarebbe pia­ciuto discu­terne aper­ta­mente, magari sul testo di una qual­che mozione pre­sen­tata al nostro recente Con­gresso. L’avrei con­tra­stata, comun­que l’avrei rite­nuta e la ritengo una posi­zione legittima.

Ma voi, cari com­pa­gni, avete fatto tutt’altro: tra­sfor­mando una nor­male valu­ta­zione del gruppo su un prov­ve­di­mento (il decreto degli 80 euro) in un’Autodafè, avete inne­scato un esodo di par­la­men­tari verso la mag­gio­ranza. E alla Camera, dove i numeri – anche gra­zie al pre­mio di mag­gio­ranza che esat­ta­mente i voti di Sel fecero scat­tare — sono per il governo abbondantissimi

A parte la tri­stezza per il Ritorno del Sem­pre Uguale, nella poli­tica e nella sini­stra ita­liana, il fatto è poli­ti­ca­mente inin­fluente. Che senso ha? Il risul­tato più pro­ba­bile è che con­tino zero quelli che vanno. E quelli che restano.

Di più: ho l’impressione che il Pd sia da que­sta mossa più imba­raz­zato che entu­sia­sta, e non solo nella sua ala sinistra.

Un errore poli­tico. Una mossa priva di senso politico.

La legi­sla­tura durerà pro­ba­bil­mente fino al 2018. C’è tempo. Non siamo, certo, in que­sti anni, riu­sciti a costruire la sini­stra che vole­vamo. Ma Sel ha più di un milione di voti, più di 40 par­la­men­tari, tanti valenti ammi­ni­stra­tori locali (e nes­suno ha dimen­ti­cato il con­tri­buto nostro alla scelta e alla ele­zione di Pisa­pia, Doria, Zedda) che hanno aggiunto valore alla bat­ta­glia del cen­tro­si­ni­stra. Abbiamo aperto una inter­lo­cu­zione con mondi impor­tanti par­te­ci­pando alla impresa della lista “L’Altra Europa per Tsi­pras” (che ha fatto il quo­rum). Uniti pos­siamo eser­ci­tare una fun­zione, stando all’opposizione, con testa e cul­tura di governo (ma ça va sans dire, ver­rebbe da sot­to­li­neare ad uno che viene dalla sto­ria mia e di molti di voi). Votando a favore di quel che ci piace e con­tro quello che non ci piace. Potendo infine trarre un bilan­cio più serio e medi­tato dell’azione del governo e del Pd nuova gestione.
Tanto più che, quando si for­mano par­titi “della Nazione”, per il bene della Nazione mede­sima, qua­lora non ce ne fos­sero, biso­gne­rebbe subito fon­darne altri: l’opposizione è una fun­zione essen­ziale del governo demo­cra­tico delle Nazioni.

Per quanto mi riguarda i risul­tati della legi­sla­tura si misu­re­ranno su tre assi: occu­pa­zione e diritti del lavoro; livello di dise­gua­glianza; con­di­zioni eti­che e demo­cra­ti­che della Repub­blica. Pas­sai all’opposizione dei Ds quando Blair ne diventò la stella polare (e non vi dico il mio sba­lor­di­mento nel veder­melo riven­duto vent’anni dopo come l’ultima novità, per­sino dopo i bei risul­tati in Iraq).

Non ade­rii, con molti altri, al Pd, par­tendo dall’idea che è neces­sa­rio eser­ci­tare una più alta cri­tica della glo­ba­liz­za­zione e del capi­ta­li­smo finan­zia­riz­zato (ed era­vamo alla vigi­lia della grande crisi che ha inve­stito il mondo come una tem­pe­sta, e ripor­tato l’Italia trent’anni indietro).

E’ vero che “solo i cre­tini non cam­biano mai idea”, ma è vero anche che biso­gna resi­stere almeno un po’ alla ten­ta­zione di cam­biarla troppo spesso. Ma ora biso­gna darsi il tempo, agendo, di poter meglio valu­tare. Usando e non disper­dendo la forza, per quanto pic­cola, di cui disponiamo.

Posso spe­rare di con­vin­cervi a pren­dere almeno una pic­cola pausa di riflessione?

Vostro

Fabio Mussi

 

Lettera apparsa sul sito di Sinistra Ecologia e Libertà  e sul sito de “Il manifesto”.